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Prima di Cracco

Jeremiah Tower, il primo “sexy chef” secondo Anthony Bourdain

22 Settembre 2019 alle 06:08

Prima di Cracco

Uno screenshot dal documentario "The last magnificent"

E’ stato il primo cuoco-celebrità, l’antesignano di tutti i Cracco, o semplicemente l’iniziatore dei “sexy chef”, secondo la definizione non contestabile di Anthony Bourdain (ma anche “il padre dimenticato della cucina americana”, secondo il New Yorker). Infanzia alla Truman Capote: evitato dai genitori abbienti, scorrazzato su transatlantici di prima classe tra l’Europa e gli Stati Uniti, approdato infine in California dove comincia a cimentarsi con la cucina, e inventa – ma qui è controverso – la new American Cuisine.

 

Jeremiah Tower arrivò nel ’73 a San Francisco dopo una doppia laurea a Harvard e senza aver mai lavorato un giorno in vita sua. Studiava i classici della cucina francese che aveva imparato in crociera, dunque panna, cognac, aragoste, ostriche, in una nazione che mangiava ancora in prevalenza pollo fritto. Introduceva etichette e invitava il bel mondo americano con cene a tema come quella ispirata a Dalí, “l’entre-plat drogué et sodomisé,” cosciotto d’agnello “sodomizzato” con Madera, brandy, succo di mandarino. Viene di conseguenza cacciato dai templi della cucina salutista che cominciano ad affezionarsi all’avocado e al kale e puntano sul chilometro zero: lui fonda invece un suo ristorante leggendario, Stars (fu quello in cui Versace cenò la sera che incontrò il suo futuro assassino, a San Francisco).

 

A Tower è dedicato un documentario prodotto da Bourdain, “The last magnificent”, su Netflix. Lui talvolta scompare dalla circolazione, se ne va dieci anni in Messico, come nel film. Poi ritorna, fonda ristoranti fallimentari, chiude, riscompare, e talvolta riappare, improvvisamente: in California, come tutti.

Michele Masneri

Michele Masneri è bresciano e vive prevalentemente sull’alta velocità tra Roma e Milano. Scrive schizofrenicamente di cultura, società e architettura. Come molti italiani ha scritto un romanzo, si intitola "Addio, monti", non c'entra con l'ex premier, ed è edito da minimum fax. Usciranno presto in volume i suoi reportage dalla Silicon Valley, dove è stato inviato per questo giornale.

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