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Savoini, il compagno S.

Il presidente dell’associazione Lombardia-Russia, coinvolto nel Rublogate, non è un passante del salvinismo. Il Truce va in sofferenza e prova a scaricarlo

12 Luglio 2019 alle 18:33

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Questo video è stato pubblicato sulla pagina YouTube di Lombardia-Russia, l'associazione presieduta da Gianluca Savoini. Nell'intervista si sente Savoini dichiarare che ha “accompagnato in qualità di suo portavoce” Matteo Salvini nel suo viaggio a Mosca nel 2014.


  

“Savoini non era invitato dal ministero dell’Interno”, dice oggi Matteo Salvini a proposito dell’incontro fra ministri dell’Interno nel luglio 2018 a Mosca al quale ha partecipato anche Gianluca Savoini, il presidente dell’associazione Lombardia-Russia al centro del Rublogate. “Che ne so cosa ci facesse al tavolo? Chiedetelo a lui. Faccio il ministro dell’Interno e preferisco occuparmi di cose serie”. Per la prima volta da quando è iniziata questa vicenda, e da quando è al governo del paese, Matteo Salvini è stato costretto sorprendentemente a prendere le distanze da uno dei suoi uomini di fiducia. Già, di fiducia. Perché, caro ministro, non confondiamo le acque: Savoini non è un passante ma, per quanto evidentemente poco accorto, fa parte del suo giro.

  

  

Basta rileggersi, peraltro, cosa disse Savoini al Foglio esattamente un anno fa, il 18 luglio 2018, per capire che il presidente dell’associazione Lombardia-Russia – fondata nel 2014 insieme ad altre persone, tra cui l’ex parlamentare Claudio D’Amico, con l’obiettivo di promuovere “idee molto precise”, come “Identità, Sovranità, Tradizione” – non era lì per caso:

“Sono nella Lega dal 1991 coordino gli incontri di Matteo Salvini con gli ambienti russi. Non è che adesso sia cambiata la situazione. Non vedo quale sia il problema, seguo Matteo da sempre. E sempre nell’ottica di costruire ponti, intercettando il grido di dolore degli imprenditori italiani colpiti dalle sanzioni, che sono un disastro per l’economia italiana. Noi facciamo gli interessi dell’Italia, pensiamo che le sanzioni vadano riviste, altri evidentemente fanno interessi di altre nazioni. Chi critica la mia presenza, legittimata dal ministero dell’Interno, è rimasto fuori dalla storia e ha evidentemente nostalgia della guerra fredda”.

   

Adesso resta da capire perché Salvini abbia scelto di scaricare Savoini, derubricandolo a semplice intruso. Forse il ministro dell’Interno sa qualcosa che noi (ancora) non sappiamo?

   

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

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