Siamo dei nevrotici delle immagini. FaceApp ne è l'ennesima prova

Antonio Gurrado

Prima i filtri per sembrare più giovani ora quelli per invecchiare. E il vero problema non è la privacy

Il nuovo grido sul web pare sia invecchiare la propria foto tramite un robo che si chiama FaceApp, diffondendo sui social l’imago di come saremo fra venti, trent’anni o più e, magari, prenderci qualche complimento per come invecchiamo bene in linea ipotetica. Gli esperti sostengono che, a furia di giocare con queste app, si corrano rischi legati alla difesa della privacy o del nostro diritto d’immagine, ma io temo il problema sia un altro. Invecchiare la foto non è che l’ennesima declinazione della stessa nevrosi, quella che ci ha già portato a filtrare i ritratti per apparire più giovani, postare le foto di dieci anni fa e poi da adolescenti, bambini, poppanti: questo è semplicemente l’estremo opposto, preconizzare come saremo da vecchi e magari da morti, da decomposti. Passeremo la vita a esplorare queste possibilità, finché un giorno non si esauriranno e ci accorgeremo che, mentre saremo diventati decrepiti come nella foto simulata, a giocare sui social non è rimasto nessuno che sia più giovane di noi.