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I documenti spariti sulle spericolate iniziative di Savoini nel Donbass

A fine dicembre 2016, sul sito dell'associazione LombardiaRussia, veniva pubblicato un dossier “riservato” che illustrava i grandi vantaggi per le imprese italiane che decidevano di delocalizzare nelle regioni filorusse

17 Luglio 2019 alle 06:00

I documenti spariti sulle spericolate iniziative di Savoini nel Donbass

Gianluca Savoini (foto LaPresse)

Roma. All’inizio del 2017, il Foglio pubblicava un articolo per segnalare qualcosa di anomalo da parte dell’associazione LombardiaRussia, la creatura di Gianluca Savoini, l’ex portavoce di Matteo Salvini coinvolto nella famigerata trattativa del Metropol, e di Claudio D’Amico, consigliere per le attività strategiche del vicepremier. Sul sito dell’associazione, pochi giorni prima, a fine dicembre 2016, era stato pubblicato un documento “riservato” dal titolo “Donbass, opportunità per le imprese italiane” (nelle foto sotto alcune delle pagine del documento ndr). La dispensa aveva su ogni pagina stampati, affiancati, il simbolo dell’associazione e la bandiera della Repubblica di Donetsk e illustrava i grandi vantaggi per le imprese italiane se avessero deciso di delocalizzare nelle regioni filorusse che si sono autoproclamate indipendenti dall’Ucraina in seguito alla guerra del Donbass, ma che non sono riconosciute dalla comunità internazionale. E per questo scopo l’associazione guidata da Savoini stava organizzando “una nuova missione” (nel novembre del 2016 ce n’era già stata una organizzata dall’associazione gemella VenetoRussia) per permettere “a nuovi imprenditori ed investitori di conoscere di persona la situazione nella ‘Repubblica popolare di Donetsk’ e iniziare a prendere contatti con le istituzioni della Repubblica e con gli imprenditori locali”.

 

  

Ora quella dispensa – destinata agli imprenditori italiani interessati a partecipare alla missione in un’area di guerra – è stata rimossa dal sito dell’associazione, ma il Foglio è stato in grado di recuperarla. In fondo al documento era presente anche un numero di telefono per raccogliere le prenotazioni, ma ora non è più attivo.

  

 

Nella “documentazione riservata – personale – non divulgabile”, l’associazione di Savoini e D’Amico descriveva la guerra del Donbass come la razione a “un colpo di stato” in Ucraina, quello che ha instaurato “l’attuale governo con un golpe sanguinario e violento (Maidan)”. Le popolazioni non si sarebbero riconosciute nel “nuovo governo golpista” e “tramite il diritto all’autodeterminazione dei popoli” si sono autoproclamate “Repubblica popolare di Donetsk e Repubblica popolare di Lugansk”. In questo contesto in cui l’economia è stata azzerata dalla guerra ci sarebbero grandi opportunità per gli “imprenditori ed investitori stranieri”: “lo stipendio medio di un operaio specializzato è di circa 100 euro al mese” e inoltre “per gli investitori che decidono di insediare il loro business le tasse sono allo zero per cento”. Ma il fattore più conveniente di un investimento nel Donbass, secondo l’associazione lombardorussa, è la possibilità di aggirare le sanzioni dell’Unione europea alla Russia: “Ultima importante considerazione, tutto ciò che verrà prodotto nella Repubblica popolare di Donetsk troverà mercato sia all’interno delle due repubbliche ma, soprattutto, avrà la possibilità di essere esportato molto facilmente in Russia, bypassando l’embargo della Federazione russa sui prodotti agroalimentari e non solo”.

 

    

Nel documento non c’era alcun riferimento alle sanzioni europee imposte alla Russia e ai separatisti dell’Ucraina orientale, al congelamento dei beni e al divieto di viaggio per le personalità e le entità “coinvolte in azioni contro l’integrità territoriale dell’Ucraina”. Per Savoini e soci non deve essere certo un problema, visto che hanno nominato presidente onorario dell’associazione LombardiaRussia Alexey Komov, manager della fondazione San Basilio il Grande, entità fondata dall’oligarca putiniano ultraortodosso Konstantin Malofeev, inserito da Stati Uniti e Unione europea, Canada, Australia e Svizzera nella lista degli individui sanzionati proprio per il suo supporto materiale e finanziario ai separatisti in Ucraina.

La missione nelle regioni separatiste c’è poi stata, dal 21 al 23 febbraio 2017, composta da cinque imprenditori guidati dal segretario dell’associazione di Savoini, Gianmatteo Ferrari. Non si sa con quali esiti. E’ anche questa una delle tante iniziative al limite del gruppo leghista di Savoini nel suo rapporto spericolato con i russi.

Luciano Capone

Luciano Capone

Sono cresciuto in Irpinia, a Savignano. Sono al Foglio da 12-13 anni, anche se il Foglio non l’ha mai saputo, da quando è diventato la mia piacevole lettura quotidiana. Dal 2014 sono sul Foglio e stavolta lo sa anche il Foglio. Liberista sfrenato, a volte persino selvaggio.

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Commenti all'articolo

  • albertoxmura

    17 Luglio 2019 - 14:02

    Vi pare che un personaggio del genere potesse ricevere dall'ENI presieduto da Emma Marcegaglia e amministrato da Claudio Descalzi l'incarico (condiviso con un avvocato espulso dalla Massoneria e sfrattato dal suo studio perché non in grado di pagare l'affitto noonché da un altro oscuro personaggio con un passato nella Margherita e nel PD) di contrattare una enorme fornitura di combustibile, stornando illegalmente 65 milioni di dollari di "sconto" alla Lega? La mia impressione è che questo Russiagate alle vongole sia una buffonata, degna di un film di Totò. Mi rattrista assistere all'operazione di sciacallaggio che il PD e la stampa che lo fiancheggia ne sta facendo (dei 5 stelle non mi meraviglio affatto), per combattere con finti scandali anziché con le armi proprie della democrazia, il ministro Salvini (che la Procura non sente nemmeno il bisogno di sentire).

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    • marco.binaglia.73

      17 Luglio 2019 - 17:05

      Savoini era parte della delegazione di un Ministro della Repubblica Italiana in una visita ufficiale in Russia. Trascurando la questione, tutt'altro che irrilevante, sulla necessità del Minstro Salvini di alternare alla visita del gattile del Verano (sic!), visite istituzionali a paesi extra europei (ma un Ministro degli Esteri non ce l'abbiamo?), credo che sia più che lecito chiedersi a che titolo un tale personaggio si sia seduto a quel tavolo, apparentemente ad insaputa dello stesso Ministro.

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