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Non sono i rubli, è il controllo dei russi quello che preoccupa l’Ue

“La domanda è se possiamo ancora fidarci dell’Italia”, ci dice un diplomatico europeo. I precedenti e l’intelligence

12 Luglio 2019 alle 06:17

Non sono i rubli, è il controllo dei russi quello che preoccupa l’Ue

Vladimir Putin (Foto LaPresse)

Bruxelles. “Mai preso un rublo, un euro, un dollaro o un litro di vodka di finanziamento dalla Russia”, ha detto Matteo Salvini per difendersi dal Metropolgate. Le registrazioni pubblicate mercoledì da BuzzFeed non mostrano alcuna prova di finanziamenti russi alla Lega o ad altre organizzazioni vicine, come l’associazione culturale Lombardia-Russia di Gianluca Savoini. Ma i rubli sono l’ultimo dei problemi che hanno davanti l’Italia, l’Unione europea e la Nato in questo nuovo scandalo che dimostra la capacità del Cremlino di influenzare i partiti nazionalisti nelle democrazie occidentali. Il Metropolgate è stato preceduto a maggio dall’Ibizagate: la pubblicazione di un video dell’allora vice-cancelliere austriaco e leader della Fpö, Heinz-Christian Strache, che si dichiarava pronto a fare gli interessi russi in cambio di denaro e aiuti di altro tipo per arrivare al potere. Strache era caduto in una trappola, dovuta alla disattenzione del suo uomo di collegamento con Mosca, il giovane deputato Johann Gudenus. Anche in quell’occasione il patto con il diavolo russo probabilmente non si realizzò. L’esca era la finta nipote di un oligarca russo. Al momento della registrazione del video, nel maggio 2017, Strache non era ancora andato al governo. Ma quell’episodio ha confermato i peggiori sospetti dei partner europei e ha confortato la decisione delle principali agenzie di sicurezza e intelligence di tagliare fuori Vienna dai circuiti di informazioni sensibili. Il Metropolegate e l’Ibizagate mettono l’Ue e la Nato di fronte a un problema di fiducia nei confronti di un governo che dovrebbe essere alleato e, invece, sembra disposto a fare gli interessi di una potenza straniera ostile. “La domanda è se possiamo ancora fidarci dell’Italia”, spiega al Foglio un diplomatico europeo.

 

L’ex cancelliere austriaco, Sebastian Kurz, ha risposto immediatamente alla domanda cacciando Strache, nonostante gli alibi avanzati dal suo vice sulla serata con troppo alcol e le giustificazioni sui rubli che non sono mai arrivati. Il governo Kurz è poi caduto quando il leader dei popolari austriaci ha deciso di liberarsi anche di altre personalità ingombranti della Fpö, come il ministro dell’Interno, Herbert Kickl, che controllava i servizi segreti. Angela Merkel aveva reagito all’Ibizagate definendo Strache e la sua banda come “politici in vendita”. Ma anche allora la questione non erano tanto i rubli. La decisione di Kurz di licenziare Strache e Kickl, a costo di far cadere il suo governo, era la condizione per restaurare un minimo di fiducia in vista del giorno – presumibilmente in ottobre – in cui tornerà alla cancelleria a Vienna. “Il calcolo di Kurz non era solo di stretta convenienza elettorale, ma di interesse politico di lungo periodo”, dice una fonte Ue.

 

Vladimir Putin ha un progetto politico diretto contro le democrazie occidentali che ha l’obiettivo di smantellare l’ordine uscito dalla Guerra fredda. Il manifesto è stato reso pubblico con l’intervista al Financial Times in cui ha dichiarato il liberalismo “obsoleto”. La capacità di infiltrazione ha superato i livelli di allarme. In Francia le brigate putiniane sono guidate da Marine Le Pen, il cui partito ha ottenuto da banche russe almeno due prestiti da 11 milioni di euro (un terzo prestito non sarebbe andato in porto) per finanziare le campagne elettorali. Nella scorsa legislatura dell’Europarlamento la figlia del portavoce di Putin, Dimitry Peskov, ha fatto uno stage con l’eurodeputato lepenista Aymeric Chauprade.

 

Un’inchiesta di Mediapart ha rivelato l’influenza diretta di “lobbisti” russi sulle posizioni del partito di Le Pen. In Germania è finito nella bufera un deputato di Alternative Für Deutschland, Markus Frohnmaier, perché un documento destinato al Cremlino e rivelato dalla Bbc lo ha descritto come “totalmente sotto il controllo” della Russia. Come altri parlamentari dell’AfD, Frohnmaier è stato spesso ospite dei russi in Crimea e nell’est dell’Ucraina sotto controllo ribelle. Nel febbraio 2017 la leadership dell’AfD composta da Frauke Petry, Marcus Pretzell e Julian Flak ha fatto un viaggio a Mosca con un aereo privato finanziato dai russi. Il più delle volte i partiti di estrema destra europei hanno firmato accordi di cooperazione con Russia Unita. In Olanda la nuova star del populismo Thierry Baudet ha preso il posto di Geert Wilders anche come sostenitore più entusiasta di Putin: nel 2016 era stato il suo Forum per la democrazia a lanciare un referendum che ha messo a rischio l’accordo di associazione Ue-Ucraina. Il video dell’Ibizagate ha rivelato come i rubli possano arrivare attraverso il canale “sicuro” di organizzazioni terze (lo stesso sistema è stato usato da Vox in Spagna con finanziamenti provenienti dall’estrema destra americana). Finché i rubli o la disinformazione favorivano gruppuscoli marginali, Ue e Nato potevano chiudere un occhio. Ma nel momento in cui, come con l’Ibizagate e il Metropolgate, si confermano dubbi sulla fedeltà alle alleanze la cosa diventa maledettamente più seria.

David Carretta

Corrispondente a Bruxelles per Radio Radicale. Da nove anni copre le istituzioni europee e altri eventi internazionali e cura una rassegna della stampa internazionale. Dal 2004 collabora regolarmente con il Foglio, scrivendo di Europa, Nato, relazioni transatlantiche, politica francese e Belgio. E' stato militante radicale, assistente al Parlamento europeo e tesoriere di Non c'è Pace senza Giustizia. Dopo un decennio a contatto con le istituzioni europee, il suo euro-entusiasmo si è trasformato in euro-realismo: l'Europa è quello che è, ma se non ci fosse bisognerebbe inventarla. Così anche per i radicali.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    12 Luglio 2019 - 14:02

    Induvelè la notizia .Il maneggio delle alleanze e disalleanze va avanti da secoli.

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  • Skybolt

    12 Luglio 2019 - 13:01

    Come no, con Schroeder nel board di Gazprom, la Germania che blocca e sterilizza l'inchiesta della UE sulle pratiche scorrette sempre di Gazprom a sfavore degli eurpei dell'est e a favore, che caso, della Germania, lo vediamo tutti i giorni come la UE è preoccupata del controllo della Russia.

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  • guido.valota

    12 Luglio 2019 - 12:12

    Grave sì, seria mai, comunque non per i rubli, neppure per le relazioni ne’ per le interferenze. Che le cose stiano come sembrano, o che nulla sia come appaia, il pericolo vero è la cialtroneria generalizzata dei protagonisti indigeni. Ma neanche in un film con Franco e Ciccio.

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