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Il sedimento Cinque stelle che si oppone alla dissoluzione

Grillo e Travaglio hanno parlato della natura biodegradabile del movimento. Tutto però sta a intendersi sulla nozione di scioglimento

1 Novembre 2019 alle 06:00

Il sedimento Cinque stelle che si oppone alla dissoluzione

(Foto LaPresse)

Il MoVimento è biodegradabile, dice l’Elevato. Il MoVimento è biodegradabile, ripete l’evangelista Marco Travaglio. Sorvolando sull’imprudenza di usare una metafora attinta al ciclo dei rifiuti per descrivere il partito della Raggi, vorrei ricordare che un altro Marco aveva già teorizzato la biodegradabilità dei soggetti politici, e si chiamava Marco Pannella; lo stesso delle campagne di iscrizione al Partito Radicale “O lo scegli o lo sciogli”. Tutto sta a intendersi sulla definizione di scioglimento, e nel caso dei Cinque stelle ho un’idea ben precisa. Nel lontano 1974 Hans Magnus Enzensberger, parlando della letteratura come istituzione, descrisse l’effetto Alka-Seltzer: “Guardate questo bicchiere d’acqua, osservate la pastiglia bianca, rugosa di Alka-Seltzer e fate attenzione a quello che succede adesso. L’istituzione si scioglie ma non scompare. E’ ancora presente, ma non dà più nell’occhio. Finemente ripartita, continua a esistere sotto forma di soluzione e dispersione. La sua concentrazione è diminuita, ma in compenso ora è onnipresente”. Onnipresenza e dispersione: qualcun altro avrebbe potuto dire che ormai il grillismo è un pre-partito. E il partito? “Fate attenzione a un altro particolare che potrebbe rivelarsi importante”, continuava Enzensberger. “Alludo alla sedimentazione di fondo. Se osservate bene, noterete sul fondo del bicchiere un deposito biancastro, il residuo tenace del concentrato originario. Evidentemente questo residuo si è opposto alla dissoluzione”. Ecco, è il Sedimento Cinque stelle.

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