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La lingua di Donald Trump

Il presidente americano dice sempre believe me, specie quando mente. Già nel 1960 Elémire Zolla metteva in guardia dai “poteri venefici del verbo credere"

23 Ottobre 2019 alle 06:00

Due ideuzze nate dalla lettura di Bérengère Viennot

Donald Trump (foto LaPresse)

Due ideuzze nate dalla lettura di Bérengère Viennot, la traduttrice francese che dopo l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca si definì “Lost in Trumpslation” e che ora ha raccolto il suo sconcerto nel pamphlet “La lingua di Trump” (Einaudi). Un vocabolario elementare, poche parole enfatiche (great, tremendous, win) che galleggiano come chicchi di caffè nella sambuca di una sintassi sconnessa e ubriaca. Viennot sceglie due termini di paragone lontanissimi – i retori hitleriani e suo figlio dislessico – ma consiglio ai traduttori di Trump di mettersi alla scuola dei loro colleghi che si sono cimentati con Peeperkorn, l’olandese dall’inspiegabile carisma della “Montagna incantata” di Mann, dal cui guazzabuglio di frasi incoerenti affiorano qua e là esclamazioni perentorie (perfetto! chiuso!). La seconda idea: Trump, nota Viennot, dice sempre believe me, specie quando mente. In una sola conferenza stampa, ha usato il verbo credere ventuno volte. Ebbene, il “Breviario di magia nera” di Elémire Zolla metteva in guardia dai “poteri venefici del verbo credere, che bisogna schivare superstiziosamente”, perché “rende allucinato il mondo intero”. Sul soggettivismo stregonesco annidato in quel verbo si formano frasi “che servono a precipitare nel delirio non solo chi le usa ma chi ne è colpito, come una spada fa piombare nel male chi ne è colpito e chi la impugna”, riuscendo a dissolvere insieme, diceva Zolla, la verità oggettiva e quella morale. Era il 1960. Nessuno ancora aveva parlato di post-verità e di fatti alternativi.

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Commenti all'articolo

  • branzanti

    23 Ottobre 2019 - 16:04

    "Poteri venefici del verbo credere" che "rende allucinato il mondo intero". Ed ancora in quel verbo si annidano frasi "che servono a precipitare nel delirio non solo chi le usa, ma chi ne è colpito". L'assurdo universo trumpiano si trova descritto, in queste poche frasi, con toni talmente rispondenti da ritenere che Elemire Zolla avesse previsto l'avvento del man, con oltre cinquant'anni di anticipo. Occorre aggiungere che Trump, come tutti i bugiardi seriali, ha finito per credere nelle menzogne che racconta (la mia inarrivabile saggezza resta comunque una perla insuperabile).

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    • luigi.desa

      23 Ottobre 2019 - 17:05

      Già perchè tutti gli altri tromboni avvisano le pecure con la premessa " A rigà non credete a nessuna parola che io vi dico"

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      • branzanti

        23 Ottobre 2019 - 18:06

        No, ma al suo confronto sembrano tutti migliori. Tra l'altro, non c'entra con il linguaggio, ma con il sembrare peggiore si, ho appena letto un interessante articolo (Huffppost) da cui si ricava che la famiglia Trump, negli anni 70, era notoriamente vicina alle famiglie Genovese e Gambino e che la costruzione di quella orribile torre vide un notevole contributo di tali famiglie. Lo avevo sempre pensato, oggi posso citarlo.

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