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Chi sono i “gilet gialli” che animano la piazza contro Macron

Grande protesta oggi in Francia contro l’aumento del prezzo del carburante. Lepenisti e insoumis insieme

17 Novembre 2018 alle 06:17

Arrivano i “gilet gialli” ad animare la piazza contro Macron

Sabato 17 novembre i "gillet gialli" promettono di bloccare la Francia per portestare contro Macron (Foto LaPresse)

Parigi. Promettono di “bloccare la Francia” con lo sciopero di oggi, come avevano fatto i “berretti rossi” bretoni nel 2013 in protesta contro l’ecotassa per i Tir. L’ultima jacquerie francese è quella dei “gilet gialli”, movimento sociale nato spontaneamente sul web per denunciare l’aumento delle tasse sulla benzina (3 centesimi) e sul diesel (6 centesimi) introdotto da Emmanuel Macron a partire dal 1° gennaio 2019 – l’obiettivo del presidente, all’orizzonte 2022, è rendere meno costosa la benzina rispetto al diesel, più inquinante, e favorire la transizione ecologica. “Un anno e mezzo dopo la ‘disruption’ politica di Macron, la piazza conosce il suo momento di uberizzazione, di macronizzazione. Si reinventa improvvisamente e scuote lo status quo. Il presidente, che sognava un mondo senza corpi intermedi, produce suo malgrado un movimento che gli assomiglia. Nuovo, potente e dai contorni indefiniti”, scrive Les Echos.

 

Nessuno aveva visto arrivare questa nuova coalizione di arrabbiati, formatasi in poco più di tre settimane tra una petizione, una pagina Facebook e un video con sei milioni di visualizzazioni. Una coalizione proteiforme, di semplici cittadini, automobilisti, lavoratori, abitanti della provincia, che non ha leader politici né guru sindacali a guidarla, ma è determinata a sventolare il suo gilet catarifrangente, simbolo della sicurezza stradale, fin davanti all’Eliseo per lottare contro il rialzo della Contribution climat-énergie (Cce), la cosiddetta “tassa carbone”.

 

Tutto è iniziato a metà ottobre, con una petizione “per l’abbassamento del prezzo del carburante al distributore” lanciata da Priscilla Ludosky, 32enne del Seine-et-Marne, dipartimento situato a est di Parigi. Nel giro di due giorni, 800 mila francesi mettono la loro firma, poi un camionista della regione Île-de-France, Éric Drouet, crea una pagina Facebook, e con un appello a bloccare il boulevard périphérique, il tratto stradale a forma di anello che cinge Parigi, e le strade della capitale francese il 17 novembre, scatena il passaparola sui social network.

 

Infine è un video di protesta girato da una cittadina bretone, Jacline Mouraud, a diffondere la “grogne”, la rabbia della Francia rurale: sei milioni di visualizzazioni e interviste su diversi palcoscenici televisivi. “E’ l’inizio della rivoluzione del Ventunesimo secolo”, grida Nicolas Dupont-Aignan, leader dei sovranisti di Debout de la France. A fargli eco, Marine Le Pen, presidente del Rassemblement national, che non scenderà nelle strade con i “gilet gialli”, ma ha invitato le sue truppe a farlo, fiutando l’occasione perfetta per cavalcare l’ondata antimacronista. “E’ una questione di declassamento territoriale, di mobilità, di libertà e di potere d’acquisto: tutto ciò che difendiamo da sempre”, ha detto a Libération uno dei dirigenti del partito lepenista. A sinistra, è Jean-Luc Mélenchon della France Insoumise ad augurare un “successo” ai “gilet gialli”, lui che in questo anno e mezzo è stato il principale antagonista di piazza del capo dello stato.

 

La mobilitazione di oggi contro il rincaro del carburante è anche una protesta contro il senso di isolamento di una certa Francia, quella che non si sente coinvolta dalla dinamica riformista di Macron, non gode dei vantaggi della globalizzazione e si sente vessata dalla pressione fiscale. “Alla tradizionale lotta di classe si è aggiunta una lotta degli spazi: la banlieue contro i centri storici, le periferie contro i bòbò, la campagna contro le metropoli, i piccoli comuni contro le grandi città”, ha scritto lunedì Laurent Joffrin, direttore di Libé. Tra i provvedimenti per contenere il malcontento, Macron ha proposto un’“indennità chilometrica” destinata alle persone che quotidianamente fanno trenta-quaranta chilometri per andare al lavoro, mentre il ministro dell’Interno, Christophe Castaner, ha messo in guardia i manifestanti, annunciando che “ovunque ci sarà un blocco, e quindi il rischio per interventi di pubblica sicurezza o anche di libera circolazione, interverrà la polizia”.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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