Europeisti ma non euroingenui. La ricetta dei macroniani per “risvegliare l'Europa”

Mauro Zanon

La République en marche annuncia i risultati della campagna di ascolto dei francesi. L’82 per cento delle persone intervistate è convinta che “valga la pena battersi per migliorare l’Unione europea”

Parigi. I simboli, si sa, sono importanti nella Macronia. Per questo la République en marche (Lrem) ha scelto la data del 26 settembre per annunciare i risultati della Grande Marche pour l’Europe, la maxi mobilitazione dei marcheurs andati a incontrare i francesi, la scorsa primavera, per chiedere cosa secondo loro funziona e cosa no in questa Europa perennemente sotto processo, come dovrebbe cambiare e quali dovrebbero essere le priorità del Parlamento europeo che andrà a formarsi dopo le elezioni del prossimo anno.

 

 

Bandiere europee durante la manifestazione organizzata dalla République en marche (Lrem) il 26 settembre a Parigi
(foto Mauro Zanon)

 

Un anno fa, come ha ricordato il portavoce del governo Benjamin Griveaux all’inizio del suo intervento che dà ufficialmente il via alla campagna per le Europee, il presidente Macron pronunciava infatti il “discorso fondatore” di questa Europa che i macronisti francesi, ma anche italiani, spagnoli, tedeschi, belgi e rumeni sognano da tempo: il discorso della Sorbona con le sue 49 misure per rifondare il continente.

  

“Non è una questione di più Europa o meno Europa, ma di un’Europa migliore”, ha dichiarato a Parigi Griveaux. Va bene l’idealismo, va bene sognare, anzi è fondamentale per rilanciare il progetto europeo, ma non dobbiamo essere “euroingenui”, ha sottolineato il portavoce dell’esecutivo, “non abbiamo vocazione a essere gli utili idioti del villaggio globale. Il compito è durissimo. Dobbiamo tirarci su le maniche”.

 

Davanti a 1.300 persone presenti nella sala riunioni del Centro commerciale Italie 2, nel Tredicesimo arrondissement, sono state snocciolate le cifre della consultazione civica: 230mila le porte a cui i macronisti hanno bussato, 3.500 i comuni solcati e 80mila le persone che hanno riposto al questionario sull’Europa che vorrebbero, costruito sullo stesso modello di quello della Grande Marche per le presidenziali del 2017. Il dato più importante, tra i tanti a partire dai quali Lrem costruirà il suo programma, è che i francesi, nonostante alcune teorie diffuse negli ultimi tempi, sono ancora europeisti e d’accordo con la visione dell’Europa difesa da loro presidente.

 

L’82 per cento delle persone intervistate è convinta che “valga la pena battersi per migliorare l’Unione europea”, mentre l’81 ritiene che “ci sia bisogno dell’Europa per affrontare le grandi sfide globali e essere all’altezza della globalizzazione”. L’ecologia, l’economia, la sicurezza e la difesa, e la questione migratoria sono i quattro temi su cui bisogna agire in maniera urgente secondo i francesi, e il 75 per cento di loro considera che “l’Europa sia più efficace rispetto agli stati nazionali” per dare delle risposte adeguate. Il 69 per cento dei francesi pensa che l’Europa abbia un impatto concreto nel loro quotidiano, la maggioranza ha un’opinione positiva dell’euro, della libera circolazione e del programma Erasmus, e afferma di essere molto legata a un progetto europeo fedele ai valori fondativi e al rispetto dello stato di diritto.

 

Tra i punti negativi, invece, il fatto che l’Europa attuale si focalizzi troppo su temi secondari, a detrimento del suo grande e ambizioso disegno, la mancanza di convergenze tra gli strati membri, che si ritrovano costantemente in concorrenza fra loro, ma soprattutto le istituzioni che rappresentano le istanze europee a Bruxelles: l’85 per cento dei francesi consultati le designa come un punto negativo quando ne parlano. “Dobbiamo costruire un’Europa in grado di proteggere i suoi cittadini”, ha affermato Nathalie Loiseau, ministra per gli Affari europei. Il progetto europeo, ha spiegato la Loiseau, è “minacciato dall’esterno”, in particolare a causa del presidente americano Donald Trump, della sua diplomazia aggressiva e del suo desiderio di vedere un’Unione europea indebolita. Ma è insidiata anche da minacce “interne”, i “nazionalisti che attaccano i valori dell’Europa”.

 

 

Il presidente di Lrem, Christophe Castaner (foto Mauro Zanon)

 

La ministra ha preferito non citarli questi “avversari che vanno combattuti”, il presidente di Lrem Christophe Castaner, invece, non ci ha pensato due volte ad attaccare, precisando nome e cognome, i “piromani” che “vogliono indebolire l’Ue”: il ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini, il premier ungherese Viktor Orbán, la leader del Rassemblement national Marine Le Pen e il presidente dei Républicains Laurent Wauquiez, “nemici dell’Europa e dei popoli europei”. Dopo essersi congratulato con le sue truppe per il lavoro di porta a porta, Castaner ha presentato la battaglia elettorale che verrà, una “battaglia tra progressisti e nazionalisti”. “Risvegliamoci! La pace non è ancora acquisita”, ha detto Castaner, prima di aggiungere: “Bisogna armare l’Europa per difendere gli interessi dei suoi stati membri”. Nonostante l’importante adesione a Lrem di Jean Arthuis, ex ministro delle Finanze di Alain Juppé, i juppéisti starebbero pensando di presentarsi in maniera autonoma alle elezioni europee.

 

Certo, nulla è ancora deciso, e per questo Castaner ha ribadito forte e chiaro che il progetto di rassemblement delle forze progressiste europeiste è “aperto a tutti quelli che vi si riconoscono”, compreso Juppé, ovviamente, e la nuova creatura politica nata con la sua benedizione, Agir. La parte finale dell’intervento, è stata riservata all’appello per le candidature. Castaner, che ha cofirmato il manifesto per rifondare l’Europa assieme a l’ex premier italiano Matteo Renzi, al leader di Ciudadanos Albert Rivera e ad altri esponenti della liberaldemocrazia europea, ha invitato i francesi e soprattutto le francesi a candidarsi per un posto nella lista di Lrem. “L’appello è aperto a persone provenienti da qualsiasi milieu politico e della società civile, che sposano i valori del partito e vogliono rifondare l’Europa”, ha spiegato il capo di Lrem. Per “risvegliare l’Europa” restano soltanto otto mesi.