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La destra liberale di Francia ha deciso di “Agir”

Uno dei fondatori ci spiega tutto del nuovo partito juppéista, anche il legame con Macron

23 Settembre 2018 alle 06:00

La destra liberale di Francia ha deciso di “Agir”

Parigi. “Agir è l’alleanza di uomini e donne profondamente impegnati per l’Europa, uomini e donne che difendono una visione social-liberale del mondo, che si oppongono all’ascesa dei populismi e dei nazionalismi, che ritengono necessario favorire le riforme e la trasformazione della Francia in un’ottica europea, per rilanciare il suo ascensione sociale e la sua attrattività economica”. Si sono presentati lo scorso anno sulle pagine del Figaro, ma ufficialmente i membri di Agir, la droite constructive, si sono riuniti per la prima volta soltanto domenica, sullo sfondo di Montévrain, nella campagna parigina, per il congresso fondatore di un movimento che aspira a essere il nuovo contenitore politico di liberali ed europeisti di destra. “Soltanto su scala europea saremo in grado di affrontare le sfide del XXI secolo, dalla sfida climatica a quella migratoria, soltanto in Europa saremo in grado di risolvere le grandi questioni economiche”, dice al Foglio Pierre-Yves Bournazel, cofondatore di Agir, prima di aggiungere: “Vogliamo promuovere le idee liberali, riformiste ed europeiste, e vogliamo soprattutto che tornino a pesare nel dibattito pubblico. Agir è un movimento politico nuovo, orientato verso il futuro, che vuole incarnare la modernizzazione del paese”.

 

C’è molto macronismo nelle parole di Bournazel e nelle intenzioni di questa nuova creatura politica, nata per volere di alcuni gollisti dissidenti opposti alla linea dura e identitaria di Laurent Wauquiez, attuale presidente dei Républicains (Lr). C’è voglia di dire che l’Europa, tanto bistrattata dalla nuova linea del partito che fu di Sarkozy, non è più orfana in seno alla destra francese, che i liberali non sono scappati tutti verso la République en marche (Lrem), anche se col partito di maggioranza e l’inquilino dell’Eliseo ci sono tante convergenze. “Quando Macron parla alla Sorbona per esprimere la sua visione dell’Europa, a titolo personale, condivido pienamente quello che dice. Quando trasforma il paese riformando il lavoro e la scuola, lo sostengo. Non sono invece d’accordo sull’aumento della Csg (il Contributo sociale generalizzato che finanzia la previdenza sociale, ndr). Ero favorevole all’Iva sociale”, spiega al Foglio Bournazel. “Tuttavia, il nostro dna è l’essere costruttivi, dunque una buona idea lo è o non lo è, e se è buona bisogna sostenerla a prescindere da chi la difende. Quando Macron porta avanti delle buone riforme, si impegna in dei progetti che condividiamo e li realizza, non possiamo che sostenerlo perché è nell’interesse del paese e dei nostri concittadini. E quando non siamo d’accordo cerchiamo di essere esigenti, non in una posizione di critica e opposizione sistematica. Siamo in una logica di proposta, lavoriamo per dare un contributo”.

 

Su un’eventuale alleanza con Lrem in vista delle europee, c’è prudenza. “Ora come ora, lavoriamo sul progetto. Crediamo nei valori europei e lottiamo per preservarli. L’Europa è il futuro, è l’unica soluzione dinanzi alle derive populiste e nazionaliste che minano i nostri paesi”. Domenica, come ospite speciale, c’era Alain Juppé, che ha concluso la giornata con un discorso europeista. Adesione in vista? “Alain Juppé, di cui sono stato portavoce durante le primarie, non ha vocazione ad aderire a movimenti politici. Condividiamo valori e idee, e il suo sostegno ce lo dà da uomo libero. C’è una convergenza di vedute e uno scambio di idee permanenti”. Una “convergenza” che è stata riconosciuta due settimane fa anche dal portavoce dell’esecutivo, Benjamin Griveaux, e che preannuncia possibili alleanze imminenti tra macronisti e juppéisti in vista delle elezioni europee.

Mauro Zanon

Nato a una manciata di chilometri da Venezia, nell’estate in cui Matthäus e Brehme sbarcarono nella parte giusta di Milano, abbandona il Nord, per Roma, quando la Lega era ancora celodurista e un ex avvocato del Cav. vinceva le presidenziali francesi. Nel 2009, decide di andare a Parigi, e di restarvi, dopo aver visto “Baci rubati” di Truffaut. Ha vissuto benino nella Francia di Sarkozy, male in quella di Hollande, e vive benissimo in quella di Macron (su cui ha scritto un libro, “Macron. La rivoluzione liberale francese”, Marsilio). Ama il cinema di Dino Risi, le canzoni di Mina, la cucina emiliana, le estati italiane, l’Andalusia e l’Inter di José Mourinho. Per Il Foglio, scrive di Francia e pariginismi. Collabora inoltre con il mensile francese Causeur.

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