I gilet gialli adesso vogliono il Ric (Referendum d'iniziativa civica)

Mauro Zanon

Se questa proposta otterrà 700mila firme, l’Assemblea nazionale avrà l’obbligo di sottoporla al voto di tutti i francesi

Parigi. Da sabato non si parla d’altro nella galassia informe dei gilet gialli. Il Ric, référendum d’initiative civique, è la misura che il movimento sociale nato contro il caro-benzina richiede ora all’esecutivo francese. Ma in che cosa consiste questo referendum d’iniziativa popolare che si ispira a un tipo di consultazione già esistente in Svizzera? “Creazione di un sito leggibile ed efficace, inquadrato da un organismo indipendente di controllo dove le persone potranno fare una proposta di legge. Se questa proposta otterrà 700mila firme, dovrà essere discussa, completata, emendata dall’Assemblea nazionale, che avrà l’obbligo, un anno dopo, di sottoporla al voto di tutti i francesi”, scrivono i gilet gialli.

 

Il Ric reclamato dai manifestanti si declina in quattro versioni: un Ric abrogativo, per permettere al popolo di abrogare una legge; un Ric revocatorio, per poter “revocare l’incarico a qualsiasi responsabile politico, il presidente, un ministro, un deputato o un consigliere”; un Ric legislativo, per dare al popolo il potere di proporre un testo di legge; un Ric costituente, per consentire di emendare la Costituzione, o addirittura di cambiarla. Soltanto dei referendum di questo tipo permetterebbero al popolo di “riconquistare la propria sovranità”, secondo i gilet gialli. C’è chi invoca la “rivoluzione partecipativa”, come Ségolène Royal. E c’è chi invece mette in guardia dal rischio di “conflitto permanente” che un’iniziativa del genere potrebbe provocare in caso di approvazione, parlando di “nascita di un mostro”, come ha scritto la giurista Anne Levade sull’Express, incontrollabile e pericoloso. Di certo la democrazia rappresentativa, in Francia, non è mai stata così in crisi. 

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