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L'alternativa al ponte Morandi che Genova ha aspettato per anni

Maria Carla Sicilia

Chilometri di nuove strade e gallerie dovevano alleggerire il viadotto dal traffico quotidiano. Burocrazia e opposizioni hanno rallentato la costruzione della Gronda. I dubbi del governo 

Genova ha un problema con le infrastrutture autostradali da prima che il viadotto Morandi crollasse portando con sé decine di vittime. Da anni la città aspetta l'apertura dei cantieri per la costruzione della Gronda di Ponente, un'opera da 4 miliardi e mezzo che con due nuove corsie per senso di marcia raddoppierà l'autostrada A10 nel tratto che attraversa il comune di Genova, con l'effetto di alleggerire il traffico nel nodo autostradale della città, viadotto compreso. Salvo ripensamenti da parte del nuovo esecutivo, che ha inserito l'opera nella lista delle grandi infrastrutture su cui portare avanti una valutazione costi-benefici, i lavori dovrebbero iniziare nel 2019 e durare 8 anni. 

  

Stabilire una data di nascita del progetto è complicato. Nel 2009 si è tenuto il dibattito pubblico organizzato dall'amministrazione locale con cittadini, comitati e Autostrade per l'Italia (Aspi), che gestisce il tratto in cui è compreso il ponte crollato e che costruirà la Gronda. Nel 2011, tirate le somme delle consultazioni, Aspi ha presentato i documenti definitivi al ministero dell'Ambiente per avere l'autorizzazione, ricevuta nel 2014. Ma della Gronda Genova ha sentito parlare molto prima, addirittura nel 1984, circa 20 anni dopo la costruzione del viadotto Morandi.

  

 

Il tracciato individuato dopo averne confrontati cinque diversi non prevede l'abbattimento del ponte crollato oggi. Ma secondo le stime di Autostrade per l'Italia l'opera consentirà di trasferire metà del traffico leggero e la quasi totalità di quello pesante sul nuovo itinerario. Un obiettivo che amministratori locali e buona parte del territorio sostengono, lamentando il fatto che Genova sia una delle poche città in Italia con un centro abitato attraversato da un'autostrada tra le più trafficate. Secondo le relazioni che accompagnano il progetto, quello di Genova è uno dei tratti maggiormente congestionati d'Italia a causa della confluenza nell'area metropolitana di quattro diverse autostrade che servono il traffico passeggeri e merci, trasportate in volumi particolarmente elevati per la vicinanza al porto.

    

Negli ultimi mesi prima dell'insediamento del nuovo governo, il progetto era ufficialmente entrato in una fase operativa. Dopo i primi bandi pubblicati da Autostrade per l'Italia (Aspi) a marzo per l'assegnazione dei lavori, ad aprile la Commissione europea ha approvato il piano di investimenti presentato dall’Italia per una serie di interventi sulla rete autostradale. Il piano prevede tra le altre cose una proroga di altri quattro anni della concessione autostradale in capo a Aspi, così da permettere alla società di recuperare parte dei 4,3 miliardi che servono a costruire la Gronda. Il resto verrà finanziato con l'aumento delle tariffe autostradali. Si tratta di 72 nuovi chilometri di autostrada, 54 chilometri per 23 nuove gallerie, 13 nuovi viadotti e un volume di scavo da 11 milioni di metri cubi. 

  

La costruzione coinvolge anche zone urbanizzate e comporta la demolizione di alcuni edifici residenziali. Per questo all'interno del dibattito pubblico ci sono state molte proteste e si è formato negli anni un comitato "No Gronda" ospitato anche sulle pagine del blog di Beppe Grillo, che ha rimosso nelle ultime ore uno dei comunicati in cui si minimizzava sui problemi strutturali del viadotto Morandi. Il Movimento 5 stelle ha sostenuto in più occasioni chi si oppone alla costruzione del nuovo raccordo autostradale e nel 2009 Beppe Grillo ha sfilato a Bolzaneto tra gli striscioni del "No". A gennaio Luigi Di Maio ha detto a un'emittente televisiva locale che il M5s avrebbe valutato lo stop dell'opera. "Bisogna soprattutto investire sulla mobilità sostenibile. Utilizziamo i soldi della Gronda per potenziare il trasporto pubblico – dichiarava l'attuale vicepremier – per potenziare la mobilità condivisa, soprattutto quella elettrica, per permettere il trasporto dei passeggeri su ferro".

  

Come Tap, Tav e Terzo Valico, ora che al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti siede Danilo Toninelli, anche la Gronda è finita nel fascicolo delle opere da rivalutare. Ma come nel caso di altre infrastrutture, le due anime del governo hanno dato segnali discordanti. Prima di essere viceministro delle Infrastrutture, Edoardo Rixi aveva replicato alle dichiarazioni di Di Maio dicendo che "la Gronda autostradale di Genova, insieme a Pedemontana lombarda, Terzo Valico e collegamento Brescia-Padova sono opere per noi necessarie e che non devono essere bloccate. I benefici superano di gran lunga i costi". La cronaca impone ora al governo una valutazione rapida.