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Cemento disarmante

Le infrastrutture sono obsolete ovunque, la tecnologia aiuta. Dice l’Economist

18 Agosto 2018 alle 06:06

Cemento disarmante

Foto LaPresse

La lezione di Genova non va dimenticata perché la sicurezza delle infrastrutture rimane un problema sia in Italia sia all’estero. Il cemento armato con il quale è stato costruito il ponte Morandi è il materiale da costruzione più usato al mondo, e questo comporta alcuni rischi. Delle barre di acciaio vengono infatti inserite nel cemento per sostenere la struttura e questo può formare delle crepe causate dal clima o dalle vibrazioni del traffico. Queste crepe consentono all’acqua di penetrare nel cemento e di corrodere la struttura. Ci sono poi molti fattori che possono peggiorare la situazione: i volumi del traffico e il peso delle macchine, che sono cresciuti a dismisura dagli anni Sessanta, e poi le condizioni climatiche. Per esempio la pioggia e le alluvioni indeboliscono le fondamenta.

  

Le condizioni delle infrastrutture non sono un problema soltanto italiano, ricorda l’Economist dopo il disastro genovese. Una ricerca del 1999 aveva calcolato che il 30 per cento dei ponti europei presentava dei difetti strutturali. In molti casi c’erano segni di corrosione delle fondamenta. Un rapporto del 2018 ha mostrato che più di 54.000 ponti su 613.000 negli Stati Uniti hanno delle “deficienze strutturali”. Tuttavia questi viadotti vengono attraversati nel complesso 174.000 volte al giorno. Le nuove tecnologie daranno una mano: i materiali di ultima generazione possono migliorare la manutenzione, che rimane un’opzione più praticabile rispetto alla ricostruzione. Visto l’uso diffuso del cemento armato, sono molti i paesi che dovrebbero porsi queste domande. Speriamo che la tragedia del ponte Morandi sia stato un campanello di allarme.

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