Demolisci e conquista

Redazione

Non solo autostrade. Le rinazionalizzazioni passano da un processo barbarico

Le invasioni cominciano prostrando il nemico da conquistare. I Visigoti di Alarico nel 410 saccheggiarono Roma, ormai capitale spirituale dell’Impero, cominciando con l’affamarla, circondando le porte d’accesso e impedendo l’arrivo dei rifornimenti dal fiume Tevere. Demolisci e conquista è la tattica di un’invasione barbarica. Non ci sono molti altri modi per definire quello che, non da oggi, avviene con asset rilevanti dell’economia italiana che ora il governo legastellato vorrebbe nazionalizzare, senza tuttavia sapere con quali risorse e attraverso quale istituzione. Il crollo del ponte Morandi è stato l’occasione per avanzare l’idea di nazionalizzare la rete autostradale, senza sapere come, cominciando però con il demolire in Borsa il titolo del proprietario Atlantia – persi 4,2 miliardi di capitalizzazione – con la minaccia, reiterata ieri dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, di revocare le concessioni. Il governo ha comunicato di avere “avviato l’iter” quando invece giovedì l’ipotesi era stata ridimensionata a “valutazione di eventuali inadempienze”. Modi spicci li ha avuti anche il governo Gentiloni, entrato con Cassa depositi e prestiti in Telecom Italia per respingere i francesi di Vivendi. In passato Lega e M5s avevano martellato il Monte dei Paschi di Siena, poi nazionalizzato per sue debolezze. L’opportunità di respingere ArcelorMittal dall’acquisizione dell’Ilva demolisce un’architettura costruita da un anno per tenere operativo lo stabilimento siderurgico, e rafforza l’ipotesi d’ingresso di un soggetto pubblico. Lo stesso vale per l’idea di finanziare tramite le Fs un colabrodo come Alitalia. Demolire e conquistare resta una tattica scellerata, un vicolo cieco, se a essa non segue la strategia. Strategia che al momento non si vede.