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“Senza certezze né credibilità è l’immobilismo”. Parla il signor Conad

Dalla gestione dell'emergenza di Genova alla crisi dell'Ilva, fino ai provvedimenti che riguardano la grande distribuzione e il commercio. Pugliese spiega perché questo è il governo “del bianco e del nero”

18 Agosto 2018 alle 06:16

“Senza certezze né credibilità è l’immobilismo”. Parla il signor Conad

Francesco Pugliese, amministratore delegato del gruppo Conad. Foto LaPresse

Roma. “Devo dire che così non era mai capitato e ne ho viste di stagioni politiche, anche incerte. Ma a questo livello mai, nessun governo era mai arrivato a rimpallare posizioni opposte tra suoi esponenti, a dire tutto e il suo contrario a distanza di pochi minuti. La sensazione che si ha è di incertezza e precarietà, in una condizione del genere nessuno è portato a investire se nemmeno la politica ha un programma”. E Francesco Pugliese, amministratore delegato del gruppo Conad, cooperativa della grande distribuzione, dalla fine degli anni Ottanta ha fatto il manager in aziende cooperative e multinazionali a partire da direttore generale Europa di Barilla e ad e direttore generale del Gruppo Yomo. “Non è solo un problema di incertezza ma la conduzione del discorso pubblico”, dice Pugliese parlando dei primi mesi di governo Lega-Movimento 5 stelle e di come sia stato gestito nell’immediato il crollo del ponte Morandi a Genova. Ovvero con la minaccia di revocare le concessioni ad Autostrade, facendo collassare il titolo della società controllante Atlantia, anziché occuparsi di cosa fare domani.

    

“Da cittadino e da operatore economico mi sarei aspettato che si cercasse di comprendere correttamente di chi sono le responsabilità, cosa che fino a prova contraria spetta alla magistratura, capire come saranno ricollocati gli abitanti in maniera dignitosa, qual è il programma per mettere a posto una città spaccata in due e ricollegare uno dei porti più importanti d’Italia, ma nell’immediato non ho sentito alcuna dichiarazione in merito su cosa fare ora”, dice il signor Conad. “L’atteggiamento tenuto in questa vicenda – aggiunge – è paradigmatico di un modo di procedere, avremmo bisogno di poche cose chiare e interventi concreti ma mi pare di essere ancora al mese di febbraio, in campagna elettorale. C’è tanta improvvisazione e l’improvvisazione non può che preoccupare chi deve fare imprese e deve programmare piani industriali e strategie aziendali”. Pugliese parla di un esempio che ha toccato direttamente la grande distribuzione e il commercio per spiegare come mai, secondo lui, questo è il governo “del bianco e del nero”.

   

Il Movimento 5 stelle aveva presentato una proposta di legge che circoscriveva le festività in dodici giornate lasciando la possibilità a un esercente di rimanere aperto per sei di quelle dodici. “La proposta giace in Senato e non si capisce bene quale sia la posizione, se permettere di stare aperti o se avere l’obbligo di chiusura. Il tema generale – dice – è che non si capisce quale sia la visione di questo governo su come dovrebbe essere il paese perché si dice sempre tutto e il suo contrario lasciando enormi ambiguità in ogni discorso”. Lo si vede ad esempio in una delle crisi industriali più grandi e incancrenite del paese, quella dell’acciaieria Ilva, che per Pugliese è una questione particolarmente vicina essendo lui originario di Taranto. “Il M5s ha preso una marea di voti a Taranto dicendo di chiudere l’Ilva. Quella è una promessa irrealizzabile e soprattutto non sostenibile per una città nella quale, tolta la Marina, il resto del lavoro deriva dall’acciaieria e dal suo indotto”. Ora il ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, sta mettendo alla prova la pazienza dell’unico investitore, ArcelorMittal, e a fine mese finiranno i soldi in cassa e il finanziamento pubblico è una delle ipotesi possibili per mantenere l’operatività del sito. Tuttavia la situazione è ambigua, come del resto, sulla permanenza o meno nell’Eurozona, oppure gli obiettivi di bilancio del prossimo anno. Per quanto è possibile sostenere questa condizione di incertezza? “Checché se ne dica siamo dipendenti dagli investitori, come paese, per il nostro debito, e il costo di finanziarlo dipende dalla capacità di dare rassicurazioni sulla sostenibilità dei nostri conti nei confronti del mondo. Quanto può durare lo diranno i mercati, io aspetto di vedere la legge di Bilancio. Gli italiani credevano e credono che sono in condizioni di promuovere un cambiamento, ora bisogna vedere se lo faranno assumendosi i rischi e le responsabilità”. 

Alberto Brambilla

Alberto Brambilla

Nato a Milano il 27 settembre 1985, ha iniziato a scrivere vent'anni dopo durante gli studi di Scienze politiche. Smettere è impensabile. Una parentesi di libri, arte e politica locale con i primi post online. Poi, la passione per l'economia e gli intrecci - non sempre scontati - con la società, al limite della "freak economy". Prima di diventare praticante al Foglio nell'autunno 2012, dopo una collaborazione durata due anni, ha lavorato con Class Cnbc, Il Riformista, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e il settimanale d'inchiesta L'Espresso. Ha vinto il premio giornalistico State Street Institutional Press Awards 2013 come giornalista dell'anno nella categoria "giovani talenti" con un'inchiesta sul Monte dei Paschi di Siena.

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