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Il crollo del ponte a Genova e la magagna culturale

Progresso negato e paura della modernità. La sindrome del No al governo

15 Agosto 2018 alle 06:10

Il crollo del ponte a Genova e la magagna culturale

Foto LaPresse

Il comunicato dei comitati No Gronda rimasto lì, sospeso nel vuoto del pensiero, sul Sacro Blog dei Cinque stelle, in cui si sosteneva che lo stato pericolante del viadotto sul Polcevera era una balla per favorire i progetti di nuove infrastrutture, cioè di nuovo magna-magna. Il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, che di quella cultura del sospetto e del non fare è portatore, che per prima cosa sa solo dire “i responsabili pagheranno”, anziché interrogarsi su quali radicali investimenti infrastrutturali servano al paese. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini che lo segue a ruota. Persino la tesi suggestiva, ma all’atto pratico destituita di fondamento di Milena Gabanelli, secondo cui la colpa è della concorrenza internazionale che ha aumentato la portata dei tir, cosicché i viadotti collassano.

 

Sono piccole e grandi menzogne di pessimo gusto sul disastro di Genova. Un po’ anche come dire che il ponte Morandi, in perenne manutenzione, era affetto “da gravissimi problemi di corrosione legati alla tecnologia che Morandi stesso aveva brevettato e che si è dimostrata fallimentare”.

 

Quando fu costruita, quell’opera ardita non era stata considerata “fallimentare”. Ma è passato mezzo secolo, il calcestruzzo si corrode, persino il cemento ha una data di scadenza e lo si sa da tempo. I ponti (e anche le case, i palazzi) crollano o vengono abbattuti e rifatti, altrove. Il tempo di intervenire, c’era. Il problema è la volontà, che nasce solo dalla consapevolezza.

 

Così è crollato a Genova il ponte Morandi

Le immagini del cedimento del viadotto dell'autostrada A10

 

In Italia, dicono gli esperti, ci sono da demolire per carenze strutturali milioni di case, e decine di ponti stradali (ne sono crollati dieci in cinque anni). Invece di invocare colpevoli (se ci sono, saranno individuati) ci sarebbero due domande da porsi. La prima: che cosa è avvenuto, in Italia, in questo mezzo secolo? Il disastro di Genova con il suo carico di morti è l’immagine di una sintetica risposta. E’ avvenuto che un paese che aveva scommesso nella sua modernizzazione, anche a tappe forzate – di cui le autostrade e i loro viadotti sono stati e sono la nervatura vitale – ha smesso di pensare in grande e alle grandi opere. Che a volte sono diventate un pozzo senza fondo di denaro pubblico sprecato, va bene, ma non è il punto. Il punto è che sono state frenate da una cultura del sospetto (dal Ponte di Messina alla Tav) sulla loro utilità. E da una fasulla cultura della manutenzione: scarsi investimenti, mantenimento dell’esistente, l’ideologia del risparmio del territorio a bloccare spesso le nuove vie di comunicazione. La seconda: una classe dirigente come la attuale, che non crede allo sviluppo, che si affida a bufale come quello del ponte che stava benissimo e giudica inutili opere come la Gronda di Ponente è in grado di gestire, questa emergenza? Toninelli si schermisce, “è a Autostrade (la società concessionaria, ndr) che compete la manutenzione”; dalle parti della Lega si pensa a modificare le regole di concessione, chiedendo più investimenti. Ma ci sono decisioni così grandi, investimenti così ingenti e urgenti, che soltanto un paese consapevole, e un governo coraggioso, possono fare. E’ anche un problema di mentalità.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    16 Agosto 2018 - 13:01

    Al direttore - Les tricoteuses aspettano impazienti il passaggio dei carri coi ghigliottinandi. L'oscena costante di un'indole culturale di massa che s'alimenta solo con la brama di distruggere, eliminare, i potenti di turno e sostituirli con altri da far salire a loro volta sui carri diretti alla ghigliottina. Tutto si tiene nell'assunto di uno Stato e istituzioni amministrative sentite come ladre, vessatrici e corrotte da cui però si pretende intervento, aiuto e assistenza in ogni occasione. Un diabolico, malefico, sconcio circolo vizioso da cui non siamo mai riusciti ad uscire. Che anche l’iniziativa privata rientri nel circolo vizioso è inevitabile. Lo scaricabarile pure. Insomma, la cinica conclusione è che, di riffa o di raffa, il circolo vizioso, che anche nelle sue variazioni politiche sempre si perpetuava, stesse bene a tutti. Desolante, ma non ci possono essere altre spiegazioni alla costante.

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    • Skybolt

      16 Agosto 2018 - 14:02

      Egregio, il mio Maestro, Gianfranco Miglio, diceva che l'unica cosa che "redime" il far politica è che si può perdere la vita. Potremmo dire che una qualche redenzione dal fare il concessionario pubblico venga dal perdere la concessione e tanti soldi se qualcosa va male?

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  • albertoxmura

    15 Agosto 2018 - 11:11

    Di Maio vorrebbe affidare a enti pubblici la diretta gestione delle infrastrutture. Non è con lo statalismo che si risolve il problema. Lo Stato deve limitarsi a controllare, a individuare i pericoli, a costringere le società private che gestiscono le opere a metterle in sicurezza e a sorvegliare che ciò avvenga, assumendosi la responsabilità della sicurezza. Affidare a società pubbliche la gestione delle infrastrutture servirebbe solo al fine di collocare gli amici e gli amici degli amici dei partiti e dei movimenti politici a danno delle stesse infrastrutture e dell'efficienza del sistema economico.

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  • giantrombetta

    15 Agosto 2018 - 09:09

    Ennesima testimonianza di una classe dirigente improvvisata e male selezionata che si sente autorizzata a governare da un voto popolare raccolto con promesse che dovrebbero mettere i brividi alle élite del Paese, intese come migliori intelligenze economiche, scientifiche e tecnologiche. Con i populisti e demagoghi storia insegna che non si va da nessuna parte, se non alla rovina. Spiace dolorosamente constatare che la maggioranza dei media a tanti ciarlatani liscia il pelo, in luogo di inchiodarli alle loro responsabilità. Poi uno legge che secondo chi sa o dovrebbe professionalmente sapere per mettere in sicurezza i nostri ponti e viadotti di vorrebbero 100 miliardi e non capisce più nulla, ovvero si chiede se può ancora liberamente circolare senza correre rischi mortali. E per intanto avanti con la assoluta priorità del cosiddetto reddito di cittadinanza, e con le lodi al decreto che addirittura restituisce dignità ai lavoratori. Dignità per decreto, che bello!

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