"Sette giorni”: vedi la videocassetta e poi muori, era il macabro avvertimento di una voce bambina nell’horror soprannaturale “The Ring”. “Ore 18” – alle 18 sveleremo altri colpevoli di non-restituzione stipendio – è il fortunatamente non macabro, ma politicamente minaccioso annuncio che due giorni fa campeggiava sul sito delle Iene, trasmissione cult di Italia 1 con vent’anni e mezzo di vita, alti ascolti, largo seguito e ora ruolo riconosciuto di attore occulto nel thriller di stillicidio distopico che va sotto il nome di “Rimborsopoli”, nome d’arte che descrive l’arte a cinque stelle per la revoca del bonifico, prima sbandierato come patente di purezza anticasta. E insomma non passa giorno che il sito
www.iene.it (sito e non canale tv per via della par condicio) non venga tenuto d’occhio come oracolo per capire chi si nasconda dietro al nome del peccatore, non detto ma svelato in differita o per effetto spontaneo del passaparola indagatore tra ex cinque stelle, cinque stelle e cronisti. E stavolta l’inchiesta è di Filippo Roma e Marco Occhipinti, ma tre mesi fa, ai tempi del cosiddetto scandalo sul presunto “Weinstein italiano”, ci furono settimane di mistero-non mistero attorno all’inchiesta a puntate dell’attuale candidato a cinque stelle e già Iena Dino Giarrusso (tutto si tiene), inchiesta sul non nominato ma riconoscibile uomo di cinema accusato di molestie da ragazze per lo più anonime. Gli “indizi”, così venivano chiamati, portavano immediatamente e univocamente al solo nome fatto nel frattempo dal coro greco giustiziere su Twitter, anche se non lì per lì dalle Iene. E fu così che il “caso Brizzi” dilagò su giornali, teleschermi, partiti e salotti, e che il “metodo Iene”, ancora una volta, venne alla ribalta come argomento da editoriale e da talk-show. Dovunque ti giri c’è una Iena che detta l’agenda, ché pare quasi che un quarto polo – il polo Iene – si sia affacciato sulla scena elettorale. Ed ecco di nuovo Giarrusso sul Corriere della Sera, con lettera scritta in polemica con Aldo Grasso e con il medico pro Vax Roberto Burioni: Giarrusso dice di “non aver mai espresso posizioni No Vax”, cosa che al medico pro Vax non doveva essere parsa del tutto evidente, visti i dubbi in precedenza espressi dall’ex Iena sui 12 vaccini obbligatori e sul “ricorso massiccio della vaccinazione” in “bambini così piccoli”. E a quel punto ripartiva sui social il distinguo tra l’essere no Vax o l’essere soltanto “contro l’obbligatorietà” (vedi la candidata a cinque stelle per la presidenza della Regione Lazio Roberta Lombardi). Intanto il giorno dopo ricompariva, sul Tempo, l’autore dell’inchiesta sui non-restitutori Filippo Roma, al grido di “noi siamo il background culturale dei Cinque stelle”, frase che effettivamente dava l’idea di un pubblico anti casta pre-esistente, in cerca di braccio armato e in disposizione d’animo talmente indignata da potersi trasformare in tsunami, piazza del Vaffa, folla insultante e, alla fin fine, pure in elettorato. “Ci sono ad esempio i servizi che abbiamo realizzato sui portaborse in nero, gli sprechi di denaro pubblico, i privilegi, già prima che nascesse il Movimento”, ha detto Filippo Roma, illustrando in poche parole la mutazione genetica del programma di intrattenimento informativo diventato precursore di campagne antipolitiche: “L’antipolitica l’abbiamo introdotta noi”, dice la Iena all’intervistatore, “… pensa che all’inizio della legislatura, quando realizzavo i servizi fuori dalla Camera e dal Senato, molti parlamentari di M5s venivano a farsi la foto con me, perché dicevano che erano cresciuti con le Iene”. Non solo: Luigi Di Maio, intervistato da Enrico Mentana su La7 a “Bersaglio mobile”, racconta con noncuranza di essersi fatto accompagnare in banca proprio da Filippo Roma, per mostrare i bonifici alle Iene, implicitamente riconosciute dal candidato premier a cinque stelle come Guardiani Supremi della Rivoluzione grillina arenatasi sulla via della mobilia (la parte dello stipendio trattenuta colpevolmente agli occhi di chi non considera la politica una professione). E si capisce che lo strano polo-Iene ha conquistato il rango di attore sulla scena pre-elettorale, anche su temi non strettamente elettorali, quando anche l’argomento “sanità e cure” torna all’istante in prima pagina dopo la dichiarazione della Iena Nadia Toffa, che racconta la sua lotta contro il tumore (“ho avuto un cancro, ma non trattatemi da malata”) e istantaneamente produce una pletora di analoghe dichiarazioni di conduttori e giornalisti tra tv, social e giornali, ma pure una pletora di polemiche retroattive sulle inchieste delle Iene sui metodi di cura “alternativi” (e bufala) contro alcune malattie, non soltanto del cancro, con apice a proposito del “metodo Stamina”, la terapia a base di cellule staminali inventata e propagandata da Davide Vannoni, “comunicatore” considerato credibile, in un momento di delirio collettivo delle opinioni pubbliche orientate al pensiero magico, persino presso un ramo del Parlamento: la pressione mediatica aveva insinuato il dubbio che il ciarlatano non fosse poi così ciarlatano.