Il tempo delle Iene

Marianna Rizzini

Così il programma di Italia 1 è diventato tribunale morale e “quarto polo” sulla scena (anti)politica

"Sette giorni”: vedi la videocassetta e poi muori, era il macabro avvertimento di una voce bambina nell’horror soprannaturale “The Ring”. “Ore 18” – alle 18 sveleremo altri colpevoli di non-restituzione stipendio – è il fortunatamente non macabro, ma politicamente minaccioso annuncio che due giorni fa campeggiava sul sito delle Iene, trasmissione cult di Italia 1 con vent’anni e mezzo di vita, alti ascolti, largo seguito e ora ruolo riconosciuto di attore occulto nel thriller di stillicidio distopico che va sotto il nome di “Rimborsopoli”, nome d’arte che descrive l’arte a cinque stelle per la revoca del bonifico, prima sbandierato come patente di purezza anticasta. E insomma non passa giorno che il sito www.iene.it (sito e non canale tv per via della par condicio) non venga tenuto d’occhio come oracolo per capire chi si nasconda dietro al nome del peccatore, non detto ma svelato in differita o per effetto spontaneo del passaparola indagatore tra ex cinque stelle, cinque stelle e cronisti. E stavolta l’inchiesta è di Filippo Roma e Marco Occhipinti, ma tre mesi fa, ai tempi del cosiddetto scandalo sul presunto “Weinstein italiano”, ci furono settimane di mistero-non mistero attorno all’inchiesta a puntate dell’attuale candidato a cinque stelle e già Iena Dino Giarrusso (tutto si tiene), inchiesta sul non nominato ma riconoscibile uomo di cinema accusato di molestie da ragazze per lo più anonime. Gli “indizi”, così venivano chiamati, portavano immediatamente e univocamente al solo nome fatto nel frattempo dal coro greco giustiziere su Twitter, anche se non lì per lì dalle Iene. E fu così che il “caso Brizzi” dilagò su giornali, teleschermi, partiti e salotti, e che il “metodo Iene”, ancora una volta, venne alla ribalta come argomento da editoriale e da talk-show. Dovunque ti giri c’è una Iena che detta l’agenda, ché pare quasi che un quarto polo – il polo Iene – si sia affacciato sulla scena elettorale. Ed ecco di nuovo Giarrusso sul Corriere della Sera, con lettera scritta in polemica con Aldo Grasso e con il medico pro Vax Roberto Burioni: Giarrusso dice di “non aver mai espresso posizioni No Vax”, cosa che al medico pro Vax non doveva essere parsa del tutto evidente, visti i dubbi in precedenza espressi dall’ex Iena sui 12 vaccini obbligatori e sul “ricorso massiccio della vaccinazione” in “bambini così piccoli”. E a quel punto ripartiva sui social il distinguo tra l’essere no Vax o l’essere soltanto “contro l’obbligatorietà” (vedi la candidata a cinque stelle per la presidenza della Regione Lazio Roberta Lombardi). Intanto il giorno dopo ricompariva, sul Tempo, l’autore dell’inchiesta sui non-restitutori Filippo Roma, al grido di “noi siamo il background culturale dei Cinque stelle”, frase che effettivamente dava l’idea di un pubblico anti casta pre-esistente, in cerca di braccio armato e in disposizione d’animo talmente indignata da potersi trasformare in tsunami, piazza del Vaffa, folla insultante e, alla fin fine, pure in elettorato. “Ci sono ad esempio i servizi che abbiamo realizzato sui portaborse in nero, gli sprechi di denaro pubblico, i privilegi, già prima che nascesse il Movimento”, ha detto Filippo Roma, illustrando in poche parole la mutazione genetica del programma di intrattenimento informativo diventato precursore di campagne antipolitiche: “L’antipolitica l’abbiamo introdotta noi”, dice la Iena all’intervistatore, “… pensa che all’inizio della legislatura, quando realizzavo i servizi fuori dalla Camera e dal Senato, molti parlamentari di M5s venivano a farsi la foto con me, perché dicevano che erano cresciuti con le Iene”. Non solo: Luigi Di Maio, intervistato da Enrico Mentana su La7 a “Bersaglio mobile”, racconta con noncuranza di essersi fatto accompagnare in banca proprio da Filippo Roma, per mostrare i bonifici alle Iene, implicitamente riconosciute dal candidato premier a cinque stelle come Guardiani Supremi della Rivoluzione grillina arenatasi sulla via della mobilia (la parte dello stipendio trattenuta colpevolmente agli occhi di chi non considera la politica una professione). E si capisce che lo strano polo-Iene ha conquistato il rango di attore sulla scena pre-elettorale, anche su temi non strettamente elettorali, quando anche l’argomento “sanità e cure” torna all’istante in prima pagina dopo la dichiarazione della Iena Nadia Toffa, che racconta la sua lotta contro il tumore (“ho avuto un cancro, ma non trattatemi da malata”) e istantaneamente produce una pletora di analoghe dichiarazioni di conduttori e giornalisti tra tv, social e giornali, ma pure una pletora di polemiche retroattive sulle inchieste delle Iene sui metodi di cura “alternativi” (e bufala) contro alcune malattie, non soltanto del cancro, con apice a proposito del “metodo Stamina”, la terapia a base di cellule staminali inventata e propagandata da Davide Vannoni, “comunicatore” considerato credibile, in un momento di delirio collettivo delle opinioni pubbliche orientate al pensiero magico, persino presso un ramo del Parlamento: la pressione mediatica aveva insinuato il dubbio che il ciarlatano non fosse poi così ciarlatano.

 

Il countdown sulla truppa di colpevoli a Cinque stelle e la dettatura dell’agenda: dove ti giri c’è una Iena (anche candidata)

Vendicatori che sbattono il microfono sui denti o “giornalismo supplente”? “Siamo il background culturale dei Cinque stelle”, dicono

Di fronte all’esercito grillino che dichiara “l’errore umano” sul conto in banca, c’è chi ricorda che le Iene, già mesi fa, avevano inchiodato, rivendicandolo, i Cinque stelle di Sicilia alla loro “Firmopoli” (giro di firme false per la presentazione di una lista grillina nel 2012). Iene di qui, Iene di lì, anche dove prima c’era Beppe Grillo. E soltanto un peccato di ubris, al momento, potrebbe far rallentare la corsa parallela del polo-Iene, Repubblica autonoma incastonata dentro la Mediaset di Silvio Berlusconi, concentrata sullo smascheramento del presunto furbo del M5s come della presunta magagna nel Pd, Pd messo sotto torchio ai tempi delle primarie 2017 per la segreteria, quando un cartonato dell’ex premier Matteo Renzi comparve a sottolineare sarcasticamente la sua non-presenza durante la doppia intervista agli sfidanti Michele Emiliano e Andrea Orlando. E se le Iene sono, per dirla con la Iena che tampina il M5s sulla rendicontazione, il “background culturale” dei Cinque stelle (della serie: ti creo e poi ti distruggo), ci si domanda chi sia il Gianroberto Casaleggio che muove il piccolo esercito di vendicatori in giacca nera e camicia bianca. E insomma tutti gli occhi si rivolgono al demiurgo delle Iene Davide Parenti, non molto casaleggiano per piglio ed eloquio, in verità, ma comunque motore supremo della baracca. Parenti ha recentemente festeggiato i vent’anni del programma e, in un’intervista a Maurizio Caverzan sulla Verità, ha detto che le Iene continuano a essere “intrattenitori” più che “giornalisti”, ha respinto le accuse di “morbosità e voyeurismo” (per via dei servizi fatti in passato su prostituzione, scambismo, preti pedofili), ha difeso il cambio di paradigma – con le Iene che “entrano nella storia” di volta in volta raccontata, provando “a cambiarla – e ha ricordato l’inchiesta finita, anni fa, “sui giornali di tutto il mondo”: “Drug wipe”, il narcotest ai parlamentari con escamotage del panno con cui gli inviati asciugavano il sudore dei deputati e senatori, per poi far analizzare il campione e scoprire eventuali utilizzatori di sostanze stupefacenti.

 

Repubblica autonoma dentro Mediaset, con un suo Casaleggio (Davide Parenti) e una mutazione genetica e di metodo

Quando “Le Iene” hanno seguito “fake news” su scienza e medicina, e quando una Iena parla del suo cancro in tv

Ma la mutazione genetica è soprattutto un’altra: la Iena oggi sa che quando parla c’è un vasto elettorato (altrui) che ascolta, e questa consapevolezza cambia tono, stile e contenuto dei servizi, in un effetto vaso-comunicante con il web. Dalle Iene alle bacheche Facebook il passo spesso è molto breve, e da Facebook al mondo di chi, da un titolo, deduce sempre e comunque una verità il passo è ancora più breve. Motivo per cui i casi in cui, come nel caso Stamina, le Iene incappano nella fake news, c’è tutto un pubblico che continua a crederci anche se la Iena si corregge. Capitò così che la cosiddetta “campagna contro la casa di Montalbano” a Punta Secca, sulla sospetta terrazza abusiva visibile nella fiction – campagna ripresa dalle Iene – continuò a restare tale, sul web, anche dopo che i proprietari dimostrarono l’assenza di magagna. E capita che la Iena, come si è detto, non faccia subito i nomi, ma che il web completi l’informazione e la diffonda, come nel suddetto caso Brizzi. E proprio dopo l’inchiesta su Brizzi lo sceneggiatore de “La grande bellezza” Umberto Contarello, intervistato da Salvatore Merlo su questo giornale, riflettendo su come “l’opinione pubblica è chiamata a interpretare e giudicare secondo canoni morali quello che succede tra due persone nel chiuso di una stanza”, si era soffermato sul cambiamento di lessico: “La gente”, diceva Contarello, “per strada, su internet, sui social network, si esprime utilizzando comunemente una terminologia giudiziaria… ma traslata: … ‘accusa’, ‘difesa’, ‘testimone’… questo vuol dire che viviamo in un posto in cui esiste il diritto diffuso di accusare gli altri. E la mostruosità è che siamo arrivati al tribunale del popolo, con l’opinione pubblica che giudica con spensierata violenza i comportamenti privati ed emette sentenze, con la stessa foga di una molestia… perché ha visto Italia 1…”. E si diceva allarmato, Contarello, sul “sistema informativo che fa spettacolo, alimenta un sentimento di caccia alle streghe, non coltiva la complessità, non fa distinzioni, è insieme voyeur e boia”. Dice oggi il critico Aldo Grasso, a proposito di quello che potrebbe essere chiamato “il tempo delle Iene”: “Le Iene hanno fatto in passato molti servizi lodevoli, per così dire di supplenza giornalistica, ma il metodo che si è consolidato mi pare detestabile, come se il giornalista, nei panni del rappresentante di morale e verità, fosse anche il vendicatore che sbatte il microfono sui denti al presunto colpevole. E certo colpisce il discorso di Nadia Toffa, ma ricordiamoci che a un certo punto le Iene hanno fatto servizi su persone che sostenevano si potesse curare il cancro con l’aloe o il veleno di scorpione. Le Iene, perdendo l’elemento goliardico, devono stare attente a non farsi degenerazione del Gabibbo, che almeno ha l’astuzia di non prendersi troppo sul serio”. Ma nel tempo delle Iene anche la nostalgia – delle Iene stesse per l’ex Iena scanzonata Enrico Lucci, passato ad altro programma, e di Aldo Grasso per l’epoca in cui l’infotainment non si ergeva a tribunale – deve lasciare spazio al countdown sul prossimo peccatore. Fa fede il modulo per le segnalazioni alla trasmissione: “Vuoi denunciare un prepotente? … Dillo alle Iene”.

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.