Tv, tic, deliri. Le cose che ci mancheranno della quarantena, quando tutto finirà

Andrea Minuz

I talk-show senza applausi, le tesi di laurea senza i parenti con i coriandoli, le edicole coi giornali finiti

Forse si vede il picco, forse no. Nel frattempo, si prende in parola Conte. Via dal “tran tran” quotidiano (ha detto proprio così) abbiamo tempo per riflettere e allora immaginiamo il dopo. Ecco, per esempio, le cose che vorrei mantenere anche quando tutto sarà finito. Le cose che mi mancheranno: la regola del metro e mezzo di distanza, da tenere sempre, soprattutto d’estate, se non sui mezzi pubblici almeno per tutto il resto. I talk-show senza gli applausi. Le tesi di laurea senza i parenti con le miccette, i coriandoli, i fischi a botto. Le biblioteche e le cineteche e le fondazioni che mettono finalmente cose in streaming o in open. Travaglio ai domiciliari. Gli scioperi nazionali solo su Skype. Poter continuare a usare scuse tipo, “perdonami, ora non posso, ti chiamo dopo la Protezione Civile”. Salvini che non può parlare di migranti. Il prof. Massimo Galli in tv (al posto di Travaglio). Almeno un giorno all’anno con Roma completamente deserta (eventualmente proclamato “Giorno della memoria Covid-19”). Milano possibilmente senza più #hashtag. Bianca Berlinguer senza trucco. Sentirsi Indiana Jones inseguito dai nazisti ma nel parchetto sotto casa. La consapevolezza finalmente diffusa che francesi o inglesi si scaraventano nei supermercati proprio come noi, o forse peggio. Un po' di silenzio. Le edicole coi giornali finiti. I “margarita frozen” ordinati alle sei del pomeriggio su Glovo in un qualsiasi lunedì. Giusto un filo di disciplina in più, code magari composte, un po' di senso di comunità, ma senza droni e senza autocertificazioni. Le crociere viste finalmente per quello che son sempre state: un potenziale incubo. E, come dice un mio amico tifoso della “maggica”, il campionato che si ferma solo quando la Lazio è prima in classifica, come la cometa di Halley.

Di più su questi argomenti: