La scuola che sarà

Carmelo Caruso

“Lezioni al cinema e doppi turni? Ipotesi allo studio. La maturità si farà”. Parla il viceministro Ascani

Roma. Tutti promossi per quest’anno, ma l’esame di maturità si dovrà tenere, anche se non si capisce ancora come. E per alcuni la scuola è già finita mentre per altri non dovrebbe cominciare neppure a settembre. Per trovare qualche risposta, chiediamo al viceministro dell’Istruzione, Anna Ascani, di rispondere alle nostre domande. Iniziamo dalla fine. Tramonta definitivamente la vecchia idea di scuola: banchi, lavagne e campanella? Insomma, dobbiamo rassegnarci alle lezioni a distanza? “Non dobbiamo rassegnarci e non ci rassegneremo. Se finora siamo stati prudenti e non abbiamo partecipato alla gara delle date è proprio per questa ragione”.

 

“La presenza in aula – continua Ascani – e il rapporto fra studente e professore sono valori che non possono essere sostituiti dalle piattaforme digitali. Ci hanno aiutato in questo momento drammatico, ma non potranno e non devono essere tutto. Non scomparirà l’immagine e l’idea fisica della scuola”. E non scomparirà neppure l’esame di maturità che non è solo la retorica pop della “notte prima degli esami”, ma un momento che, assicura il viceministro, deve essere garantito con sicurezza, tenendo conto delle indicazioni dell’Istituto superiore di sanità e di quanto stabilirà il premier Giuseppe Conte: “Una cosa voglio dirla. Le scuole non le ha chiuse il ministero dell’Istruzione. Sono state chiuse per una disposizione della presidenza del Consiglio dei ministri che si è resa necessaria. Nessuno più di me vuole riaprirle. Nessuno più di noi, al ministero, sta lavorando per fare in modo che presto accada. Riapriremo”. L’intenzione è di riaprirle per i colloqui finali. A valutare i maturandi sarà una commissione interna “perché nessuno più di loro può esaminare il complesso percorso di quest’anno. Il presidente sarà invece esterno. Faremo di tutto perché avvenga in un’aula”. Sui social degli studenti si scommette sui criteri di valutazione e non si vuole rinunciare alla lode che rimane pur sempre la gratifica dello zelo. Quali saranno? “Cercheremo di non stravolgere i criteri. Nessuna grande invenzione o fantasia. Ma non ci sarà il sei politico. Ci tengo a ribadirlo”. E infatti, la viceministra boccia, non tanto gli studenti, ma gli adulti che parlano della promozione del somaro. “Ci sarà la presa d’atto delle difficoltà ma le insufficienze rimarranno. Nessuno ha mai cancellato l’istituto dell’insufficienza. Il consiglio che mi permetto di dare agli studenti è di studiare adesso per non trovarsi a recuperare dopo”. Per il dopo che coinciderà con la ripresa dell’anno scolastico, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha ipotizzato la scuola in cinema e teatri. Sono possibilità concrete così come l’ingresso non più di mattina, ma di pomeriggio? “Sono ipotesi che si stanno prendendo in considerazione seriamente. Ci serviranno spazi ampi. Tra le possibilità ci potrebbe essere quella di un’edilizia leggera, strutture mobili (da ieri altri 320 milioni di euro sono disponibili per l’edilizia scolastica). E poi i doppi turni. Abbiamo chiesto a una commissione di esperti di immaginare diversi scenari”. Anche la scuola si ripara tra le braccia degli esperti? C’era davvero bisogno di questa ulteriore commissione? “Non appartengo per formazione a quella classe che cerca di allontanare le responsabilità della politica e che si rifugia nella parola ‘esperto’. Dalla commissione voglio risposte celeri. Il presidente, Patrizio Bianchi, è un uomo pragmatico che si è misurato con il terremoto dell’Emilia. Ma preciso: sarà la politica ad avere la parola finale non una commissione” risponde la viceministra consapevole che esiste una fascia che sta rischiando di perdere una parte di didattica essenziale. “E’ la fascia zero-sei anni, la più esposta. Bisognerà proteggerla, permettere di recuperare questo momento essenziale di didattica che purtroppo è andato perduto”. Il pericolo è di perdere l’importante settore degli istituti paritari che denunciano il crollo del pagamento delle rette, la sofferenza. Senza voler polemizzare con gli alleati, la Ascani spiega che, a causa di un’incomprensione con il ministro della Famiglia, è stato bloccato al Senato un emendamento in soccorso di queste realtà. Ritornerà? “Dobbiamo farle rimanere in vita. Non possiamo arrivare a settembre e averle perse. Ce ne faremo carico con un importante fondo di ristoro. Ci sarà”. Per una volta, gli italiani riscoprono il valore della scuola che libera il loro tempo e forza lavoro, riscoprono il professore, figura sempre maltrattata. E’ una novità? “Non voglio dire che abbiamo imparato qualcosa da questa emergenza. E’ vero però che usciamo con una maggiore consapevolezza di quanto siano speciali i nostri insegnanti”.

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