Né privilegi, né elemosine. Ecco perché il governo deve aiutare le scuole paritarie

La crisi rischia di spazzare via una gamba fondamentale del sistema educativo italiano. Il ministro Azzolina e l'esecutivo non possono rimanere indifferenti

Al direttore,

come non condividere il punto di vista del rettore dell’Istituto scolastico Don Carlo Gnocchi, scuola paritaria di Carate Brianza.

Soprattutto in un momento complesso come questo, in cui ogni realtà educativa del sistema scolastico nazionale, sia essa statale o paritaria, assume un valore aggiunto per la tenuta emotiva e sociale delle giovani generazioni.

“Mettere la scuola davvero al centro del Paese, perché è dalle scuole che comincia la costruzione di una nuova società”, queste parole pronunciate in Commissione Cultura dalla ministra Lucia Azzolina, al tempo in cui era sottosegretaria all’Istruzione, nell’ottobre 2019, e con riferimento al riconoscimento del servizio svolto dai docenti delle, e nelle, scuole paritarie dovrebbero avere ancora più senso in questi giorni di emergenza sanitaria, e non solo, del nostro paese.

Parlare di scuola al centro e non riconoscere, infatti, l'importanza del ruolo svolto dalle scuole paritarie nel sistema nazionale di istruzione, come ha dimostrato di fare finora il governo, è un grave errore.

 

Nonostante le scuole paritarie siano state per legge equiparate a quelle pubbliche, fin dal 1999, ben 20 anni fa, di fatto sussiste nei loro confronti ancora una forte discriminazione, meramente ideologica, che parte dalla convinzione che poter liberamente scegliere la scuola da far frequentare ai propri figli sia un privilegio, e non un diritto riconosciuto alle famiglie di poter preferire consapevolmente percorsi educativi in linea con la propria storia, provenienza e credenza religiosa.

Ma il quadro non sarebbe completo se non prendessimo in considerazione anche il fatto che le scuole paritarie costituiscono per lo stato anche un vantaggio economico in quanto, accogliendo e formando circa 900.000 studenti, contribuiscono agli obiettivi dell’istruzione nazionale e permettono un risparmio allo stato che è stato quantificato in circa 6 miliardi l’anno.

 

Questi sono i numeri di un universo parallelo che si muove nel più ampio universo del sistema pubblico, nazionale di istruzione.

Un sistema che dovrebbe garantire la libertà di scelta educativa in un contesto di pluralismo scolastico, attuando i principi costituzionali e in osservanza del diritto europeo.

 

Al contrario, le scuole paritarie nel nostro paese, pur svolgendo un ruolo fondamentale nell’istruzione, sono paritarie solo formalmente: manca, nei confronti di questi enti, il riconoscimento sostanziale, concreto, materiale che possa permettere loro di esercitare la funzione educativa e formativa per cui sono nate.

Questo è tanto più vero nella situazione in cui ci troviamo ad operare in questi giorni.

 

Infatti, proprio come le scuole statali, anche le scuole paritarie hanno continuato a garantire lo svolgimento delle lezioni anche attraverso le modalità alternative di didattica a distanza. Perfino rispetto a questa innovazione solo tardivamente e su pressioni del Parlamento e di alcune forze politiche, a partire da Forza Italia, il governo ha previsto la somma di 2 milioni per far fronte anche nelle scuole paritarie alla didattica a distanza e alla sanificazione degli ambienti scolatici, resi obbligatori dai decreti emanati per far fronte allo stato di emergenza.

Ma si tratta sempre di elemosine.

E, soprattutto, l’emergenza coronavirus, con la sospensione dei servizi educativi e didattici in presenza, ha comportato ulteriori conseguenze per le scuole paritarie: si sono trovate a confrontarsi con la sospensione del pagamento delle rette da parte delle famiglie.

 

La chiusura delle attività produttive, degli esercizi commerciali, delle aziende dei servizi, il fermo per motivi sanitari della maggior parte delle attività economiche nazionali sta determinando conseguenze drammatiche sui redditi familiari: per alcuni può essere solo una sospensione, per altri sarà una riduzione se non la perdita della fonte di reddito.

Temiamo che la crisi annunciata stia attraversando la soglia di casa di molte famiglie italiane che vedranno irrimediabilmente compromessa la possibilità d’ora in avanti di esercitare nel concreto la libertà di scelta educativa per i loro figli a causa delle sempre maggiori difficoltà economiche che dovranno affrontare nei prossimi mesi. 

Come per altri settori anche questo rischia di essere falcidiato dalla crisi.

Nel giro di pochi mesi potremmo assistere alla chiusura e al conseguente fallimento di tantissime strutture.

 

Ma le scuole paritarie rappresentano una gamba fondamentale del sistema educativo italiano. Particolarmente presente nel segmento scuole dell'infanzia, in alcune regioni italiane arrivano a coprire anche più del 50 per cento dell'offerta complessiva presente sul territorio.

Per non parlare poi della grande tradizione delle scuole confessionali e non che hanno formato da sempre una grande parte della classe dirigente italiana.

 

Come Forza Italia, abbiamo presentato in Parlamento proposte di emendamenti che introducano nel nostro sistema scolastico il costo standard di sostenibilità per scongiurare la chiusura di queste scuole.

Nell’immediato chiediamo interventi urgenti a favore delle scuole paritarie, che non possono prescindere da quelli di natura economica come l’azzeramento delle imposte (Ires, Irap ...) e i tributi locali nel 2020, per tutte le realtà educative e scolastiche no profit; erogazione di contributi aggiuntivi alle scuole paritarie per l’anno scolastico 2019/2020; detraibilità integrale delle rette pagate dalle famiglie per la frequenza scolastica e per i servizi educativi nelle scuole paritarie nel corso del 2020.

 

Al governo, diciamo, usando le parole di don Ivan Maffeis, sottosegretario della CEI, “non si chiedono privilegi né elemosina, ma di riconoscere il servizio pubblico che queste realtà assicurano. Intervenire oggi, con un fondo straordinario destinato alle realtà paritarie o con forme di sostegno, quali la detraibilità delle rette, alle famiglie, è l’ultima campanella. Se questa suonasse senza esito, diverrà un puro esercizio accademico fermarsi a discutere circa il patrimonio assicurato al Paese da un sistema scolastico integrato”.

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