(foto LaPresse)

Altro che partito: Conte sogna il Quirinale e qualcosa si muove

Partita difficile, ma per raggiungere questo obiettivo il premier pensa di avere l’appoggio di M5s e Pd. E con Forza Italia…

A settembre il Pd voterà a favore della riduzione dei parlamentari. Un passaggio che fu accettato dal Nazareno lo scorso settembre a una condizione: la messa in campo di una legge elettorale proporzionale che garantisse il pluralismo, specie in un Parlamento ridotto. Di più, proprio per favorire questa soluzione, il Partito democratico ha dato il via libera all’accorpamento del referendum con le elezioni regionali e amministrative. Questo per spingere i 5 stelle ad abbracciare definitivamente il sistema proporzionale che è comunque un sistema che conviene al Movimento. Ecco perché in questi giorni dalle parti del Nazareno c’è un certo nervosismo visto che, dicono alcune voci, quel patto per il proporzionale potrebbe non essere rispettato. Aleggia il sospetto, stando ai boatos che vengono da Italia viva, che Giuseppe Conte e Matteo Renzi, come scritto ieri dal Corriere della Sera, abbiamo un patto per fare saltare il banco e andare poi alle elezioni con l’attuale sistema elettorale. Ovviamente dal Pd, dopo queste indiscrezioni, è partita – in via riservata – una richiesta di chiarimento al presidente del Consiglio. Conte ha assicurato di non avere nessuna intenzione di mettersi di traverso. Ecco perché al Pd si aspettano che entro l’estate almeno un ramo del Parlamento voti la legge. Solo così si potrà capire se il premier ha veramente delle buone intenzioni o se sta tentando di giocare una partita in proprio.

 

E di partite in proprio, a dire il vero, il premier ne sta giocando diverse. Prima tra tutte quella che dovrebbe portarlo al Quirinale. Per raggiungere questo obiettivo Conte pensa di avere l’appoggio di 5 stelle e Pd, che difficilmente potrebbero tirarsi indietro. A questo proposito è da registrare l’intervista di Goffredo Bettini sul Fatto di ieri. E’ stata letta come il lancio della candidatura di Conte al Quirinale. Strano, perché tutti nei palazzi della politica erano convinti che Bettini stesse giocando un’altra partita, per favorire l’ingresso al Colle di Walter Veltroni. Comunque Conte parrebbe fiducioso circa il suo futuro. Tramite Gianni Letta, punta a conquistare anche il sostegno di Forza Italia.

 

Ma, come la politica italiana insegna, partire troppo presto per la corsa al Quirinale si può rivelare un errore. Anche perché la maggioranza che ora sostiene Conte non è detto che continui a farlo a lungo. In seno alla coalizione si è aperto un dibattito riservatissimo che verte sull’opportunità o meno di cambiare cavallo. Il dilemma, che agita anche parte del Pd, è se fare questa mossa prima o dopo le elezioni regionali. C’è chi ritiene che farlo dopo potrebbe essere tardi: il rischio, dicono i sostenitori di questa tesi, è quello di finire travolti insieme a Conte e di cedere il passo a un governo tecnico. Quello a cui si punta, invece, è un nuovo esecutivo politico, magari puntellato da Forza Italia.

 

Intanto sui giornali continuano a rincorrersi le voci di un rimpasto imminente. Ma al Nazareno in molti hanno sorriso rispetto all’ipotesi di Nicola Zingaretti ministro. “Segretario, presidente di regione, poi ministro e financo sindaco di Roma, manca solo che faccia l’allenatore della nazionale”, ironizzano nello staff di Zingaretti. Ma chissà.

 

Nessuna sorpresa invece al Nazareno per i problemi scoppiati nei 5 stelle. “E’ andato tutto come previsto e abbiamo fatto bene a non regalare i 5 stelle a Salvini”, dicono dalla parti del segretario, ricordando che Zingaretti nella sua relazione congressuale sottolineava proprio come il Movimento fosse “composito e plurale” perché convivevano sotto lo stesso tetto spinte populiste e di centrosinistra. E la frizione tra questa due spinte, osservano al Nazareno, sta venendo ora alla luce.

 

La nota influencer Imen Jane ha infinocchiato, tra i tanti, anche i dirigenti del Pd. Il Partito democratico, infatti, l’aveva invitata come una degli ospiti d’onore dell’assemblea programmatica di Bologna del novembre scorso.

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