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Perché Conte sospetta ancora che Renzi lo voglia far saltare

Preoccupazioni del premier, prudenza di Zingaretti, triangolazione degli ex renziani contro il M5s e schiaffo del Pd a Raggi

Nel Pd continuano a non credere alla cosiddetta operazione Draghi. “Non ci sarà nessun nuovo governo” ripete Nicola Zingaretti ai parlamentari che gli riportano le voci che circolano nei palazzi della politica. E proprio perché è convinto che in questa fase non si debba mettere in discussione Giuseppe Conte, il segretario del Partito democratico fa sempre più spesso un’altra richiesta ai suoi. Nelle riunioni via chat con i ministri, che ormai hanno una cadenza quasi giornaliera, presenti anche i due capigruppo di Camera e Senato Graziano Delrio e Andrea Marcucci, il leader del Pd sollecita tutti alla massima cautela nel rilasciare dichiarazioni e interviste: “Vi chiedo una cortesia, evitiamo le polemiche inutili e non forniamo pretesti per crearne di nuove. Milioni di persone sono chiuse in casa e si aspettano da noi risposte rapide e concrete, non una rissa quotidiana. Cerchiamo di restare concentrati sulla soluzione dei problemi. So che non è facile, ma vi prego almeno di provarci”.

 

Eppure nella maggioranza il primo a credere ai complotti è proprio il presidente del Consiglio. Dicono che Giuseppe Conte continui a non fidarsi di Matteo Renzi. E in privato il premier si chiede spesso parlando con i suoi collaboratori più fidati: ma se il leader di Italia viva staccasse la spina? Per questa ragione il premier ha intrapreso un’offensiva della simpatia, se così si può definire, con Forza Italia. Conte si è reso conto che un drappello di responsabili non basta. Ma Silvio Berlusconi non sembrerebbe per il momento intenzionato a dare appoggi “gratis” al presidente del Consiglio.

 

In tutto ciò Matteo Renzi è convinto che “la fine del governo sia vicina, e continua a ripeterlo ai fedelissimi. Raccontano che Giuseppe Conte sia rimasto assai stupito per la reazione del Pd nei confronti della App “Immuni”. Pensava che il Partito democratico non ponesse ostacoli, ma così invece non è stato. Perciò il premier ha dovuto fare un parziale dietro front: chi non userà la app non sarà costretto a non muoversi. Le critiche più forti alla app “Immuni” sono arrivate dalla componente che fa capo al ministro della Difesa Lorenzo Guerini, che è poi colui che, all’interno del governo, tiene più i rapporti dell’Italia con la Nato. A distinguersi nella polemica è stato Enrico Borghi, che è anche componente del Copasir, e Carmelo Miceli, responsabile sicurezza dei dem. I due deputati della componente del ministro Guerini (base riformista) si sono scatenati contro questa App e, dicono al Nazareno, di conseguenza anche contro la ministra per l’Innovazione, la grillina Pisano. I dubbi del Pd riguardano i capitali cinesi che sarebbero dietro la società che ha realizzato Immuni. “E’ Nato contro Cina”, dicono al Nazareno.

 

Virginia Raggi, che nella tornata delle nomine delle partecipate è riuscita a promuovere due manager che hanno lavorato a Roma, l’ad uscente di Acea Stefano Donnarumma finito in Terna e l’ad uscente di Atac Paolo Simioni finito in Enav, ha deciso di ricandidarsi per il secondo mandato, ma i rapporti con il Partito democratico della Capitale sono sempre più tesi, tanto che i Pd romani hanno avviato una sorta di Aventino virtuale contro la sindaca. Una forma di protesta nuova, nata in questo periodo di lockdown anti coronavirus. Il gruppo del Pd in Campidoglio ha infatti lasciato in blocco l’assemblea capitolina in videoconferenza. Insomma, una “disconnessione di massa”.