Perché il mondo che sognavano i populisti è diventato un incubo

Claudio Cerasa

E il loro incubo, un mondo fatto di maggiore competenza, di maggiore apertura, di più Europa, di meno decrescita, è diventato un sogno. Messaggio per Salvini e grillini. E per politici capaci di rappresentare questo mondo che sta cambiando

Il mondo che sognavano è diventato un incubo, il mondo che consideravano un incubo è diventato un sogno. Non è una stagione semplice per essere anti populisti, con tutti gli errori commessi dai competenti, con tutte le divisioni emerse tra gli esperti, con tutte le critiche comprensibili rivolte all’Europa, con tutta quella tentazione inevitabile di offrire risposte semplici a problemi complessi, ma è forse la stagione peggiore per essere populisti, almeno in Italia, perché per quanto possa essere difficile da ammettere e per quanto possa essere complicato riconoscerlo, nel giro di due anni appena tutto ciò che i campioni delle dottrine anti sistema avevano spacciato come sogno oggi improvvisamente è emerso alla luce del sole con il volto dell’incubo. Non è semplice riconoscerlo e non è neppure semplice ammetterlo ma a due anni e poco più dalla data che avrebbe dovuto riscrivere la storia italiana i due partiti che avrebbero avuto la possibilità di dominare questa legislatura si ritrovano improvvisamente ai margini perché buona parte della loro retorica è stata schiantata dalla realtà. 

 

Prendete la Lega di Matteo Salvini, per esempio, con la sua retorica anti europeista e la sua dottrina protezionista, e prendete per esempio la faccia di Matteo Salvini, con i suoi splendidi occhiali color pannolino di bambino (copyright Vincenzo De Luca), quando è costretto a dire il contrario rispetto a quello che oggi risulta evidente, ovverosia che avere più Europa per un paese come l’Italia non significa perdere sovranità, non significa perdere peso, non significa perdere certezze e significa molto semplicemente essere più protetti di fronte alla sfida della realtà.

 

Prendete dunque la faccia di Matteo Salvini mentre dice che l’Europa non fa nulla, non serve a nulla, non è buona a nulla negli stessi giorni in cui l’Europa stanzia 2.770 miliardi e si prepara a stanziare altri 3 mila miliardi, negli stessi giorni in cui l’Europa attiva un poderoso fondo per la disoccupazione che si chiama Sure, crea un fondo di garanzie da 200 miliardi per le imprese, allenta il Patto di stabilità, rende possibile fare tutto il debito necessario, attiva un ulteriore aggiuntivo della Bce da 750 miliardi, sblocca i fondi strutturali europei che oggi si possono spendere senza co-finanziamento, allenta le regole sugli aiuti di stato, inizia a creare bond, semplifica le regole per il Fondo salva stati, mette in moto una macchina da 3 mila miliardi di euro per creare il Recovery fund e offre ai paesi più in difficoltà una linea di credito pari al 2 per cento del pil di ciascun paese per le spese sanitarie con un tasso di interesse pari allo 0,1 per cento, così basso rispetto ai tassi di interesse usati dal governo per emettere titoli di stato da far risparmiare a un paese come l’Italia fino a 700 milioni di euro all’anno. Mettetevi nei panni di Salvini, oggi, e nei panni dei politici anti euro e provateci voi a sostenere che un paese come l’Italia, di fronte a una qualche difficoltà, possa essere protetto solo senza avere la protezione dell’Europa.

 

Il mondo che i populisti consideravano in incubo, un mondo fatto
cioè di maggiore competenza, di maggiore apertura, di più Europa,
di meno decrescita, di meno protezionismo, di meno uno vale uno,
di maggiore solidarietà tra gli stati, è diventato un sogno. E chissà che presto non ci sia qualche politico capace di trovare una nuova chiave di lettura
per rappresentare a dovere un mondo che sta cambiando
alla velocità della luce

 

E cambiando fronte, poi, provate a mettervi voi nei panni dei grillini così detti ortodossi, gli unorthodox del vaffa, e provate voi oggi a dire quello che veniva sostenuto due anni fa. Ricordate? Si diceva che i politici sono dei criminali fino a prova contraria e che i magistrati sono delle divinità infallibili fino a prova contraria, tesi oggi difficile da sostenere di fronte a un pm molto coccolato dai grillini, ovvero Nino Di Matteo, che accusa uno dei simboli del grillismo, ovvero Alfonso Bonafede, di aver fermato la sua nomina al Dap, nel 2018, esattamente come volevano i boss mafiosi.

 

E poi: si diceva che l’Europa era brutta e cattiva, e nel 2018 i grillini avevano detto che avrebbero voluto abolire il Mes, e oggi, dolcissimi, i grillini sono lì, tentati dal prendere i soldi del Cattivissimo Mes. E ancora. Si diceva che i presidenti del Consiglio devono essere eletti, e oggi sono lì a sostenere un premier non eletto da nessuno, l’avvocato Conte. Si diceva che Industria 4.0, con tutti i suoi incentivi e le sue defiscalizzazioni, non era altro che un aiuto agli imprenditori malvagi e oggi sono lì, tutti, impegnati a ricomporre ciò che avevano contribuito a distruggere. Si diceva che il Parlamento andava aperto come una scatoletta di tonno e che il futuro della democrazia avrebbe dovuto essere digitale e oggi che in tempi di pandemia e in tempi di parlamenti che rischiano di diventare dei focolai la democrazia digitale un po’ servirebbe, fanno di tutto per difendere il Parlamento, essendo loro passati dall’essere coloro che dovevano aprire la scatoletta di tonno all’essere direttamente il tonno, sostenendo che la democrazia rappresentativa ha un senso solo se non è virtuale. E lo stesso si potrebbe dire per la giustizia e la malagiustizia, perché è vero che il grillismo è ancora portatore non sano di un’ideologica tossica che ha trasformato in un culto il populismo penale, ma è anche vero che il grillismo ha dovuto riconoscere che in un paese come l’Italia per fare le opere bisogna derogare (vedi il ponte di Genova) e ha dovuto fare i conti con un fenomeno che anni fa avrebbe fatto fatica a riconoscere, ovvero che uno stato che trasforma i cittadini in furfanti fino a prova contraria (vedi la difficoltà che hanno le banche a erogare prestiti alle imprese in difficoltà, difficoltà legata anche al fatto che una banca che aiuta un’impresa a rischio dissesto potrebbe essere accusata di concorso in bancarotta) è uno stato che non aiuta i suoi cittadini ma che li mette in difficoltà.

 

In una stagione di pandemia – durante la quale tra l’altro gli italiani hanno vissuto in un mondo sognato a lungo dai grillini: frontiere di fatto chiuse, arresti domiciliari per tutti, libertà limitate, comunicazioni solo telefoniche e dunque tutte potenzialmente intercettate, reddito di cittadinanza a gogò – è difficile trovare spunti che possano offrire un po’ di buon umore. Ma uno spunto forse c’è: il mondo che sognavano i populisti è diventato un incubo, il mondo che consideravano un incubo, un mondo fatto cioè di maggiore competenza, di maggiore apertura, di più Europa, di meno decrescita, di meno protezionismo, di meno uno vale uno, di maggiore solidarietà tra gli stati, è diventato un sogno. E’ un tema di carattere culturale ma è anche un tema di carattere politico. E chissà che presto non ci sia qualche politico capace di trovare una nuova chiave di lettura per rappresentare a dovere un mondo che sta cambiando alla velocità della luce.

Di più su questi argomenti:
  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.