“Bettini sbaglia e il governo ha un futuro aperto”. Parla Marcucci

Valerio Valentini

"Anziché ragionare nell’ottica della sostituzione, mi impegnerei a rendere questo governo attrattivo per altri parlamentari di area moderata" ci dice il capogruppo del Pd al Senato

Roma. Prima ancora che lanciarsi in previsioni (“Il futuro del governo? Dipende dal governo”), Andrea Marcucci si sofferma a ripensare al passato: “Io me la ricordo bene la stagione del 2006-2008, quel biennio caratterizzato dal via vai di parlamentari che entravano e uscivano dalla maggioranza. L’ho vissuta – dice il capogruppo del Pd al Senato – come un trauma, per me e soprattutto per la democrazia. Davvero c’è qualcuno, nel nostro partito, che vuole tornare a quella fase?”. Parrebbe di sì. C’è ad esempio Goffredo Bettini, gran consigliere politico di Nicola Zingaretti, che l’idea di sostituire deputati e senatori di Italia viva con una pattuglia di sedicenti responsabili l’ha teorizzata su Facebook. “Voglio credere che sia stato un modo per rispondere, in maniera scomposta, ad alcune dichiarazioni scomposte fatte in precedenza da Matteo Renzi”. Anche perché, a prenderla sul serio, l’idea della sostituzione in corsa presupporrebbe che dalla prescrizione alla revoca delle concessioni autostradali, passando per il reddito di cittadinanza, ciò che non voterebbe Renzi dovrebbe votarlo Paolo Romani, o Renata Polverini. “Appunto, mi sembra un’ipotesi alquanto improbabile”.

 

E dunque? “E dunque, anziché ragionare nell’ottica della ‘sostituzione’ , mi impegnerei sulla strada dell’allargamento, cioè quella di rendere questo governo e questa maggioranza attrattiva per altri parlamentari di area moderata e liberale”. Ne è capace, questo esecutivo? “Ha tutte le possibilità per esserlo, a patto che si abbandoni la tentazione dello scontro e si agisca, tutti, con pazienza, volontà e buon senso”. Qualità che però proprio Renzi, di cui Marcucci è stato a lungo amico, non sembra coltivare in questi giorni. “Io, che di Renzi resto ancora oggi un amico, riconosco che dovrebbe evitare certi toni. Ma l’invito che rivolgo a lui è lo stesso che rivolgo anche ad Alfonso Bonafede. Perché, se è vero che sulla prescrizione Iv è rimasta ferma sulle sue posizioni, è innegabile che il M5s non può arroccarsi intorno alle sue bandiere, rifiutando le mediazioni che anche il Pd ha più volte suggerito. E invece ancora sabato, in piazza Santi Apostoli, ho sentito dal Guardasigilli dei toni poco inclini al dialogo”.

 

E del resto, negli stessi minuti in cui Marcucci predica cautela, il sottosegretario grillino Gianluca Castaldi lancia un tweet non proprio conciliante nei confronti di Renzi: “Informo lo ‘sciatore pakistano’ che qua stiamo lavorando sodo e anche sulle intercettazioni andiamo dritti”, si legge. “Ecco, lo definirei – risponde il capogruppo del Pd, quasi mordendosi la lingua – un approccio inappropriato per chi, rivestendo ruoli di governo, dovrebbe impegnarsi per superare le divisioni, anziché crearle”.

 

E non c’è solo la giustizia, su cui comunque, auspica Marcucci, “una mediazione in Parlamento la si potrà trovare, migliorando il testo del dl sulla riforma del processo penale: si può ad esempio pensare a sospendere la prescrizione dopo l’appello, ma solo a patto di avere prima la garanzia che la riduzione dei tempi dei processi sia garantita da un impianto normativo efficace e non contempli proroghe di sorta”.

 

C’è anche l’economia: “Ed è proprio sulla crescita, sullo sblocco degli investimenti pubblici e privati, sul sostegno alle imprese e all’occupazione che questo governo può ritrovare unità d’intenti e rendersi appetibile per nuovi parlamentari”. Quanto al destino dell’esecutivo, Marcucci mette le mani avanti: “Se sarà l’ultimo governo della legislatura? Io sono convinto che meriti di andare avanti e di lavorare sodo. Ma il futuro non so leggerlo, anche perché dipende da troppe variabili al momento imprevedibili”.

 

Tra cui, peraltro, l’insistenza con cui Renzi martella proprio sui progressisti del Pd: ce l’ha con voi, evidentemente. “Credo che Matteo abbia colto una chiara capacità di rafforzamento della componente riformista del Pd, e questo lo preoccupa. La sua scommessa al momento della creazione di Iv, coincidente con quella di certi dirigenti del mio partito, era sulla spinta radicale che avrebbe portato il Pd sempre più a sinistra. Cosa che magari alcuni dei nostri avevano anche auspicato, ma che non mi pare stia accadendo. Qualcuno, nel Pd, ha favorito la scissione di Renzi: io invece ho vissuto sia la sua, sia quella di Bersani, come due ferite dolorose. Ma il Pd deve restare un contenitore ampio, che sposta il suo baricentro a seconda delle stagioni politiche e delle esigenze del paese. E in un’ottica proporzionalista, questo impegno alla pluralità deve essere ancora più forte”.