Matteo Salvini e Matteo Renzi (foto LaPresse)

Scenari e fake news. La verità, vi prego, sui due Matteo, oltre i retroscena

Claudio Cerasa

Renzi, la tattica e il sogno di sgonfiare il populismo leghista attraverso la pratica di governo. Salvini a bordo campo. L’ipotesi di un terzo governo Conte ostile a entrambi. La necessità di salvare la legislatura fino al cambio di presidenza al Quirinale

A prescindere da quello che sarà l’esito della crisi non-crisi di governo e a prescindere da quello che sarà il destino di questa legislatura c’è un tema che da mesi vive sottotraccia nel mondo della politica e quel tema riguarda la sovrapposizione tra i percorsi dei due Matteo, nel senso di Matteo Salvini e di Matteo Renzi. Il tema dell’accordo presunto tra i due Matteo – l’idea pazza che Renzi possa mettere a rischio il governo per fare un favore a Salvini – è un tema molto sentito in un pezzo del Partito democratico e lo stesso leader del Pd, Nicola Zingaretti, in diverse dichiarazioni pubbliche è sembrato convinto del fatto che sotto sotto l’ex segretario del Pd sia pronto a tutto, anche a diventare, in un futuro non così lontano nel tempo, un alleato di Matteo Salvini. Il tema dei due Matteo è ormai ricorrente ma per come viene presentato oggi è un tema che semplicemente non esiste. Mentre ciò che esiste riguarda una dimensione diversa, e questa invece non irrealistica, che vale la pena di affrontare attraverso due piccoli aneddoti che possono aiutare il lettore a orientarsi meglio in questa storia. Il primo episodio risale alla scorsa estate, ad agosto, il secondo episodio risale a due settimane fa, quando la maggioranza di governo ha cominciato a essere punzecchiata dal partito di Renzi. 

 

Il secondo episodio riguarda una frase consegnata da Dario Franceschini ad alcuni suoi parlamentari qualche settimana fa, frase dettata dalla possibilità che l’ex segretario del Pd possa davvero mettere a rischio questo esecutivo: “Fate i conti e provate a capire se il governo può avere una maggioranza anche senza i voti di Matteo Renzi” (risposta: alla Camera i numeri ci sono, a Palazzo Madama mancherebbero invece 5-6 senatori). L’episodio di agosto, il primo, è stato riferito a chi scrive da un ex ministro della Lega, Gian Marco Centinaio, in quei giorni impegnato a ricucire con il M5s dopo lo strappo di Salvini, e la storia che all’epoca Centinaio raccontò è questa: poco prima di proporre al M5s di fare un governo insieme contro la deriva del Papeete, Renzi, che all’epoca era ancora nel Pd, chiese alla Lega, attraverso Centinaio, se la Lega fosse disposta a far nascere un governo di centrodestra in questa legislatura, contro la deriva grillina. I vertici della Lega dissero di no, e nessuno ha mai capito se quell’abboccamento dei renziani (che i renziani però non confermano) fosse dettato più dalla volontà o più dalla tattica, per poter avere una carta in più da giocare con il M5s o con il Pd – “se non fate come vi dico io c’è un’altra strada aperta” – ma quel precedente non può che costringere a provare a rispondere a una domanda: ma Matteo Renzi, per quello che si sa e per quello che si può intuire, sarebbe davvero disposto un giorno a fare un salto carpiato e diventare un partner della Lega?

 

Qui la storia si fa interessante e le cose da dire sono tre. La prima riguarda ancora una volta la tattica: la ragione per cui spesso sono gli stessi renziani ad alimentare la leggenda dell’accordo dei due Matteo riguarda il fatto che l’ex premier crede fermamente che la codificazione della sua imprevedibilità sia una buona arma da usare per pesare di più al tavolo della maggioranza. La seconda questione riguarda invece un sogno che probabilmente l’ex leader del Pd coltiva e quel sogno è che già in questa legislatura sia possibile fare quello che è stato fatto con i grillini: sgonfiare il populismo leghista attraverso la pratica di governo. Quello che non potranno mai dire neppure sotto tortura ma che pensano molti esponenti di primo piano del Partito democratico (con uno di loro abbiamo parlato la scorsa settimana e ci ha confermato quanto segue) è che in caso di collasso del governo sarebbe il massimo se piuttosto che sperimentare una maggioranza balneare fosse possibile trovare un modo per dare alla Lega il governo del paese, considerando che in una legislatura come questa, dove i pieni poteri sarebbero evitati da una maggioranza parlamentare che li renderebbe di fatto impraticabili, il leghismo avrebbe buone possibilità di sgonfiarsi rapidamente come il grillismo.

 

Fare qualcosa per governare in questa legislatura non è quello che vuole Salvini – che a quanto dice Centinaio ha già detto di no alla proposta ad agosto, quando però il leader della Lega era sicuro che si sarebbe andati a votare, e invece... – ma è quello che invece vorrebbe per esempio Forza Italia, che in questo Parlamento conta più o meno come la Lega, ed è quello che per esempio ha già detto esplicitamente Renato Brunetta in diverse interviste fatte nelle ultime settimane: caro Renzi, se questo governo ti fa schifo, dai a noi la possibilità di governare. Neppure questo scenario è verosimile, almeno per il momento, se non altro perché Salvini non avrebbe grande interesse a fare con una maggioranza risicata quello che forse potrebbe fare più avanti con una maggioranza strutturata.

 

E semmai ciò che conta davvero è immaginare cosa potrebbe accadere in una prossima legislatura se davvero tutto dovesse andare a scatafascio (“Io non penso che il governo cadrà”, ha detto la scorsa settimana a chi scrive un altro importante esponente del Pd un tempo di fede renziana, “ma se la maggioranza dovesse perdere Renzi, la maggioranza diventerebbe claudicante e quando un governo zoppica prima o poi cade”). Le elezioni sono un’opzione molto difficile da immaginare ma rispetto a quella prospettiva e allo scenario fantapolitico dei due Matteo una cosa da dire c’è ancora ed è quella che abbiamo raccolto la scorsa settimana da un importante leghista che nel governo precedente ha avuto un ruolo cruciale nel governo e che a microfoni spenti quattro giorni fa ci ha consegnato il suo pensiero riassumibile così: “Io penso che il partito di Renzi sia sottostimato e che quello di Berlusconi sia sovrastimato e se dovessimo andare alle elezioni e non dovessimo avere con il proporzionale i numeri per governare è ovvio che in quel caso dovremmo guardarci in giro per capire se una maggioranza sarebbe possibile oppure no anche con partiti lontani dai nostri: in fondo dopo esserci alleati con Di Maio nulla dovrebbe farci più paura”.

 

Scenari di pura fantapolitica che potrebbero però diventare qualcosa di più se dovesse realizzarsi un’opzione che oggi sembra remota ma che potrebbe esserlo meno di quanto si crede: la nascita difficile ma non impossibile di un terzo governo Conte supportato da una maggioranza ostile ai due Matteo, e dunque non solo senza Salvini ma anche senza Renzi. Lo scenario, nelle conversazioni private, Renzi lo ha messo nel conto e nel momento stesso in cui i due Matteo dovessero trovarsi anche per pochi mesi schierati contro questo governo, cosa che di fatto sta già accadendo da qualche settimana, la domanda sulle convergenze parallele potrebbe tornare d’attualità. E di fronte a quella domanda la risposta, a oggi, non può che essere questa: se Renzi ha intenzione di diventare, nei prossimi anni, l’ago della bilancia del Parlamento, sempre che il suo partito abbia la forza di crescere per diventare tale, è evidente che non potrà che dare continuamente l’impressione di muoversi in maniera trasversale; ma non essendo ancora quei tempi maturi, la possibilità che Renzi giochi una partita per favorire Salvini è una possibilità che non esiste e c’è da scommettere che nonostante la confusione di questi giorni il Matteo di governo farà di tutto non per salvare il governo Conte ma per salvare questa legislatura almeno – ed è quello che speriamo – fino al cambio di presidenza al Quirinale (a meno che non si realizzi quello che in Parlamento viene definito il lodo Giorgetti, ovvero provare a istituzionalizzare la Lega costringendo i due Matteo a sostenere un improbabilissimo governo Draghi). E dopo, che ne sarà dei due Matteo, si vedrà. Intanto, fino a che Salvini sarà lì a bordo campo, a prendere schiaffi su schiaffi, per favore, altri popcorn, e grazie. 

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.