Il Pd attacca Turco: “Sull'ex Ilva si rispettino gli impegni presi”

Polemiche dei Democratici contro il sottosegretario grillino che, in un'intervista al Foglio, ha ipotizzato un futuro “senza siderurgico” per Taranto

“Taranto può e deve pensare al suo futuro senza vederlo legato allo stabilimento dell'ex Ilva di Taranto”. Oppure, “Anziché pensare solo all'acciaieria, la mia città deve puntare su uno sviluppo delle infrastrutture e sull'autonomia universitaria. L'Ilva è stata una risorsa nei decenni passati, certo, ma da ormai troppo tempo è piuttosto un incentivo alla paralisi economica della città. Quello stabilimento non ha prodotto un effetto moltiplicatore positivo né sul piano sociale né su quello industriale”. Sono soltanto alcuni stralci dell'intervista concessa al Foglio da Marco Turco, docente di Economia all'Università del Salento, senatore del M5s e sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alla programmazione economica e agli investimenti. Una raffica di considerazioni contro il siderurgico e contro il nuovo proprietario dello stabilimento ArcelorMittal che hanno fatto clamore. Soprattutto perché pronunciate nelle stesse ore in cui la maggioranza era impegnata a rispondere alle contestazioni mosse dalle sigle sindacali per aver tolto l'immunità penale nella versione del decreto salva imprese votata al Senato. 

 

 

“Leggo interviste su Ilva di esponenti di governo che ipotizzano lo stop alla produzione di acciaio a Taranto. Voglio credere a idee personali perché non sono in linea con la posizione dell'esecutivo. Serve sobrietà nelle parole perché la politica industriale è cruciale per il Governo” è stato il commento a caldo del deputato dem Gianluca Benamati, componente della commissione Attività produttive della Camera. Seguito, a stretto giro di posta, dal compagno di partito Pietro Bussolati, responsabile imprese nella segreteria guidata da Nicola Zingaretti. “La chiusura dell'Ex Ilva di Taranto determinerebbe la perdita di 14.000 posti di lavoro diretti più l'indotto e, circa, di un punto di pil. È quindi evidente come gli impegni presi vadano rispettati da parte di tutti” ha ricordato il deputato. “ArcelorMittal, dal canto suo, deve rispettare gli impegni presi con Taranto e con l'Italia. Non esistono scuse plausibili. Non esistono soluzioni alternative e mi auguro che non si forniscano indebiti appigli all'azienda per venir meno agli accordi presi". 

 

 

L'intervista di Turco non è sfuggita nemmeno ad Alessia Morani, esponente del Partito democratico e sottosegretario allo Sviluppo economico, secondo cui “la posizione del governo è quella ben espressa dal ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, nel suo intervento nell'Aula del Senato. Sull'impianto siderurgico, ha spiegato il titolare del Mise, è possibile trovare un punto di equilibrio con ArcelorMittal che salvaguardi la capacità produttiva, le risposte occupazionali e la tutela dell'ambiente e dei cittadini”. Insomma, titolato a parlare sarebbe il ministro di competenza più che un esponente di sottogoverno. “L'ex-Ilva è un asset straordinariamente importante per il nostro Paese e non potrà esserci risanamento senza lavoro. Il New Green Deal che governo e maggioranza intendono promuovere parte proprio dal risanamento dell'impianto di Taranto. Non possiamo avviare questa importante inversione di rotta nelle politiche industriali italiane senza vincere anche la sfida dell'ex-Ilva” ha concluso la Morani. 

 

 

 

Le schermaglie tra le forze di maggioranza provocate dalle parole di Turco hanno convinto il ministro Patuanelli a convocare quanto prima i rappresentanti della multinazionale del siderurgico attiva a Taranto. E così domani mattina, negli uffici del Mise, è atteso il nuovo amministratore delegato di ArcelorMittal, Lucia Morselli.

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