Si può coniugare ambiente e sviluppo senza fare debiti. Parla Giovannini

Valeria Manieri

“Siamo in ritardo rispetto all’agenda Onu, ora investimenti e fisco green”. E sul caso Vandana Shiva: “non ne sapevo nulla”

Roma. Sono stati giorni importanti per la svolta green, lo sviluppo sostenibile, il cambiamento climatico. Enrico Giovannini, già ministro del Lavoro e presidente Istat, oggi Professore a Tor Vergata e portavoce di Asvis (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile) sta divenendo un punto di riferimento per la una transizione verde e sostenibile. Sembra peraltro che il premier Conte lo tenga in grande considerazione Giovannini. Insomma professore si aspettava di essere l’uomo della transizione green per il governo giallorosso? “Lo speravo. Non tanto l’attenzione su di me quanto l’attenzione su questi temi. L’Italia e l’Europa sono in ritardo rispetto all’agenda Onu per lo sviluppo sostenibile e anche i ragazzi che scioperano lo dimostrano. Con questo nuovo governo vediamo una svolta rispetto al governo precedente”.

 

I dati annunciati da Mario Draghi sono tutt’altro che rincuoranti. L’economia ristagna, non se ne esce. “La situazione è talmente grave che effettivamente lo sviluppo sostenibile sembra essere l’unico modo per ridare forza all’economia, per contrastare le disuguaglianze, migliorare l’ambiente. Inoltre c’è una consapevolezza crescente da parte dei cittadini, delle imprese, della società. E’ una buona notizia che nel programma di questo nuovo governo ci siano tante idee che provengono da proposte fatte da Asvis negli ultimi tre anni.” Del resto non è un mistero che nelle settimane della crisi di governo, molti quotidiani abbiano tirato fuori il suo nome. “Come ho detto anche in altre occasioni io leggo i giornali, mi fido della stampa. Mi fa piacere che il mio nome sia stato associato a una visione della politica futura di questo paese. Ciò che è davvero importante è che sia la Commissione europea che il governo si impegnino a realizzare gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Il tempo però è limitato. L’Italia ha dei punti di forza e delle eccellenze nel mondo a livello produttivo, deve accelerare sull’economia circolare, sulla transizione ecologica, sulla decarbonizzazione. Il presidente Conte si è unito ad altri 65 paesi che si sono impegnati a decarbonizzare la propria economia entro il 2050. E’ un impegno molto difficile e per questo bisogna iniziare subito”. 


“L’Italia ha delle eccellenze produttive mondiali, deve solo accelerare sull’economia circolare e sulla transizione ecologica. Invito a rileggere il discorso di Ursula von der Leyen, ritenuto un libro dei sogni. Ma si può immaginare che prima di fare un discorso del genere non l’abbia fatto leggere alla Merkel o a Macron?” 


 

Ma abbiamo davvero la forza, le risorse economiche e la tenuta sociale per convertire un intero sistema?“A livello mondiale c’è un eccesso di risparmio e un deficit di investimenti. Abbiamo quindi bisogno di stimolare sia investimenti pubblici che investimenti privati. Le imprese più dinamiche e innovative hanno capito che questa opportunità è lo sviluppo sostenibile. Come mostra l’ultimo rapporto Istat, le imprese che hanno investito in sviluppo sostenibile hanno una produttività più alta rispetto a quelle che invece non l’hanno fatto. Questa è superiore del 15 per cento nel caso di grandissime imprese, del 10 per cento se sono grandi, del 5 per cento se sono medie. E’ possibile attraverso strumenti di mercato opportunamente regolamentati, incentivati o penalizzati, spostarsi verso un sistema economico e sociale più sostenibile”. Ursula von der Leyen ha annunciato un European Green Deal ed era la sua omologa in Germania ai tempi in cui era ministro del Lavoro. E’ sufficientemente forte da riuscire in questa complicata transizione? Ci sono alcuni paesi favorevoli, altri, specie nel blocco est, più restii. Come si fa? “Invito tutti a rileggere il discorso di Ursula von der Leyen al Parlamento, che qualcuno ha considerato un libro dei sogni. Ma si può davvero immaginare che una politica esperta come la von der Leyen, prima di fare un discorso del genere, non lo abbia fatto leggere alla Merkel, o a Macron, o ad altri leader? Poi ci stupiamo che in una settimana la Germania annunci un piano straordinario di investimenti green, che improvvisamente si riapra un dialogo per ridiscutere il regolamento di Dublino sulle migrazioni, che ogni commissario o vicepresidente debba essere direttamente responsabile di diversi goal dell’agenda 2030. Prendo per buona anche l’idea che von der Leyen ha presentato di un fondo per la giusta transizione, che dovrebbe affrontare proprio quelle difficoltà che paesi come quelli citati potrebbero avere. Non scordiamoci che tra qualche settimana la Banca europea per gli investimenti deve decidere se uscire dagli investimenti sul fossile. Pensiamo sia un caso? Non dico che sia tutto deciso o che la strada sia tutta in discesa, però è evidente che questi segnali indichino una volontà forte ad andare in questa direzione”.

 

E in Italia, la via quale sarà? Più debito per investimenti green? O una patrimoniale? Le transizioni green non sono certo gratis. “Non dobbiamo dimenticare che il nostro settore privato ha tante eccellenze ed è sottocapitalizzato. Possiamo immaginare che attraverso una operazione integrata di pubblico e privato sia possibile orientare per esempio gli incentivi all’industria 4.0 a una industria 4.0 green? Non si tratta di fare qualcosa in più, a volte basta fare meglio. Abbiamo un sistema fiscale disegnato nel ‘900, fatto da trent’anni di micro interventi stratificati. Bisogna immaginare una riforma fiscale complessiva. Bisogna andare oltre il tema del confronto tra capitale e lavoro e tassare in modo differenziato chi consuma più materie prime rispetto a chi non le consuma o ne consuma meno, lo stesso su energia, emissioni, rendicontazioni”.

 

Quindi non c’è bisogno di fare più debito pubblico né una patrimoniale? “Bisogna aggredire davvero l’evasione fiscale, presiedo la commissione al ministero dell’economia su questo tema. Parliamo di 107 miliardi all’anno. Potremmo ripensare così in profondità la distribuzione del carico fiscale favorendo il lavoro, la produzione di reddito ma anche il miglioramento dell’ambiente e delle disuguaglianze, senza alzare la pressione fiscale. Nella relazione che pubblichiamo con Asvis mostriamo chiaramente come i settori a più alta economia sommersa ed evasione hanno una crescita della produttività più bassa e meno innovazione, perché non hanno la pressione del mercato. Pensiamo all’Iva, potremmo ridisegnare le aliquote sulla base del consumo di materia, per esempio. Credo che il governo debba avviare una commissione che, in qualche mese, prendendo spunto dalle migliori esperienze internazionali in materia, arrivi a una riforma fiscale degna del 21 esimo secolo”.

 

Da pochi giorni è stato reso noto il suo incarico su indicazione del ministro dell’Istruzione Fioramonti in un consiglio scientifico ad hoc proprio sullo sviluppo sostenibile. Insieme a lei anche personalità come Jeffrey Sachs e Vandana Shiva. Su quest’ultima ci sono diverse polemiche da parte della comunità scientifica, per la sua diffusione di teorie infondate e dati fasulli su questioni importanti, come morti per suicidio di contadini indiani o sulla Xylella, oltre a una generale tendenza all’iperbole su questioni scientifiche, di salute e sviluppo. “Quando ho accettato l’incarico proposto dal ministro Fioramonti, non conoscevo la composizione di questa commissione di esperti. Mi auguro che nel pacchetto finale di esperti e consiglieri scelti legittimamente dal ministro si tenga conto di tutte le problematiche, le variabili e le questioni aperte, per fare le valutazioni del caso”.

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