cerca

Saltare la scuola in nome di Greta? I presidi si dividono

Molti istituti giustificheranno gli studenti che venerdì manifesteranno per l'ambiente, su invito di Fioramonti. "Invece di scioperare sarebbe meglio parlare di clima a scuola", dice l'Associazione dei presidi. Girotondo di opinioni

24 Settembre 2019 alle 17:54

Giustificare lo sciopero per il clima? Girotondo di opinioni tra i presidi dei licei italiani

Manifestazione dei Fridays for future in Piazza del Popolo a Roma (foto LaPresse)

Ieri il ministro dell'Istruzione Lorenzo Fioramonti ha inviato una circolare alle scuole italiane per sollecitare i dirigenti scolastici a considerare giustificabili le assenze degli studenti che parteciperanno alla mobilitazione mondiale per il clima di venerdì prossimo. Inoltre i collegi dei docenti sono stati invitati a considerare la possibilità che tale assenza “non incida sul numero massimo di assenze consentite” durante l'anno.

 

Nella settimana dal 20 al 27 settembre, infatti, il movimento dei Fridays for future ha organizzato diverse iniziative per sensibilizzare i cittadini sui temi dell'ambientalismo, che culmineranno proprio nello sciopero di venerdì. I dirigenti scolastici non sono obbligati a seguire il contenuto della nota ministeriale, che però ha attirato alcune critiche. Oggi sul Corriere della Sera il preside del liceo Volta di Milano, Domenico Squillace, ha contestato la scelta del ministro. E' "un passo eccessivo” sostenere “che questa assenza potrà non essere contabilizzata a fine anno se motivata. Credo sia un errore. E' una assenza e come tale va contabilizzata”, ha commentato Squillace. Alle parole del dirigente di Milano si aggiunge il commento del presidente dell'Associazione nazionale presidi (Anp) Antonello Giannelli. “Se il ministro avesse voluto dare una legittima indicazione politica avrebbe dovuto disporre una sospensione delle lezioni. Con questa circolare invece, lasciando la decisione nelle mani dei dirigenti, crea una frammentazione nel sistema scolastico che dovrebbe essere omogeneo”, spiega Giannelli al Foglio. 

 

A testimoniare la frammentazione del sistema scolastico c'è il fatto che sono molti i licei che hanno deciso di seguire l'invito di Fioramonti. "Ogni scuola decide in autonomia. Nel nostro caso abbiamo comunicato ai genitori l'adesione allo sciopero da parte degli studenti", dice Antonietta Corea, preside degli istituti Albertelli e C. Cavour di Roma. "Nelle scuole che dirigo i ragazzi hanno sempre chiesto di utilizzare le ore dell'assemblea di istituto per discutere dei temi dell'ecologia e infine per partecipare alle manifestazioni”. Talvolta, come dimostrano i casi dell'Albertelli e del Cavour di Roma, si hanno esempi virtuosi in cui gli istituti si dimostrano davvero attenti a istruire gli studenti su tematiche ambientali. Gli alunni di questi due licei seguono quattro ore di lezioni ogni sabato dedicate a diversi temi di attualità, tra cui i cambiamenti climatici. Spesso, spiega ancora la preside, sono proprio i professori a incentivare i ragazzi ad approfondire i temi dell'ambientalismo.

 

Lo stesso avviene a Bologna, come ci spiega il preside del liceo scientifico Enrico Fermi, Fulvio Buonomo. “Il nostro liceo ha da sempre un'improntata votata all'ecologia e alla tutela dell'ambiente. In classe i nostri docenti si prendono il tempo per discutere di questi temi con i ragazzi. Anche per questo motivo non conteggeremo l'assenza nel calcolo totale”. In alcuni casi i docenti partecipano addirittura alle manifestazioni assieme agli studenti, come accade al liceo Jacopo Castellini di Udine. “Abbiamo dei professori molto motivati e non ci siamo mai opposti alle manifestazioni. Abbiamo sempre accettato le motivazioni scritte dai genitori sui libretti scolastici”, spiega la vicepreside del liceo Castellini, Chiara Fragiacomo

 

C'è un problema se Fioramonti è d'accordo con gli studenti che scioperano per il clima

Il ministro dell’istruzione ha detto che partecipare ai Fridays for Future è la lezione più importante che gli studenti possano frequentare

 

Ogni scuola decide per sé, quindi, ma la scelta di aderire o meno all'invito del ministero non è stata presa a livello collegiale. “Nel nostro liceo la decisione di seguire l'invito del ministro è stata presa senza consultare i professori. E mi immagino che ciò sia accaduto in molte altre scuole italiane”, dice al Foglio Marzia Caneschi, una collaboratrice del preside del liceo Niccolò Machiavelli di Firenze. Il preside non ha alcun obbligo di consultare i professori prima di emanare una circolare, ma in casi delicati come questo spesso si confronta con il collegio dei docenti prima di prendere una decisione. Comunque, chiamare in causa i professori sarebbe stato quasi impossibile: “Le riunioni del collegio dei docenti devono essere comunicate almeno cinque giorni prima, salvo casi urgenti", spiega Caneschi. In questo modo, con lo sciopero alle porte, la prima data utile per fissare la riunione sarebbe caduta oltre venerdì. 

  

La scelta di Fioramonti, insomma, divide. Il ministro decide di accogliere le istanze dei giovani studenti, spingendo affinché gli istituti giustifichino le manifestazioni per clima. Eppure, ci sarebbe stata anche un'altra strada percorribile, come spiega ancora Giannelli: “Se davvero il ministro tiene ai temi dell'ambientalismo può decidere di aggiornare le indicazioni nazionali nei piani di offerta formativa. In questo modo si decide davvero che direzione dare alla scuola italiana”. Per il momento, invece, il ministero sembra preferire che i ragazzi saltino le lezioni.

Samuele Maccolini

Più Visti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • lisa

    24 Settembre 2019 - 21:09

    Devono stare a scuola e studiare e lavorare sodo per inventarla loro da zero la protezione dell’ambiente, non andare a zonzo a cianciare di decrescita felice. Questo gli direi se fossi un preside.

    Report

    Rispondi

  • joepelikan

    24 Settembre 2019 - 20:08

    Allora vediamo: il #governoQuisling (o #governoEpstein - forse per i gretafili è più appropriato) consiglia di giustificare i gretini. Ma i gretini contro chi protestano se non contro i governi? O forse no, nel neofeudalesimo globalizzato i governi non contano niente. Chi comanda sono le multinazionali. Ma le multinazionali sono tutte green e a Davos tutte prostrate davanti a Greta. Molte sponsorizzano l'attivismo gretino in vari modi. Quindi no, le multinazionali no. Chi rimane? Le mucche, ecco, le mucche che con le loro flautulenze aumentano la CO2 e non prendono i carboni attivi, maledette! Abbasso le mucche!

    Report

    Rispondi

    • Giovanni

      25 Settembre 2019 - 13:01

      le mucche per protesta non faranno più latte (a proposito il latte è green oppure no....boh) e comunque niente, le mucche sono salve. Chi rimane??? Le galline' Nooo, anche loro sono green e dunque? Oddio oddio, allora dobbiamo estinguerci noi esseri umani? Subito una legge apposita: per rendere il pianeta green: gli esseri umani devono estinguersi. Suicidio assistito o anche non assistito purchè suicidio globale

      Report

      Rispondi

Servizi