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Stati generali e alternative: il perimetro della gnagnera sul governo

Chi ha scritto al direttore Claudio Cerasa

20 Giugno 2020 alle 06:00

Stati generali e alternative: il perimetro della gnagnera sul governo

(foto LaPresse)

Al direttore - Il premier Conte continua a ostentare sicurezza, ma il suo azionista di maggioranza è sull’orlo di una crisi di nervi dagli esiti imprevedibili. Lo scontro tra Beppe Grillo e Alessandro Di Battista, infatti, è solo l’ultimo capitolo di un’aspra lotta intestina per spartirsi le spoglie di un movimento in profonda crisi d’identità. Non voglio mancare di rispetto agli strateghi del Pd, ma mi è difficile immaginare un futuro allargamento del mitico campo del centrosinistra con i rappresentanti di un’associazione privata ostile alla democrazia parlamentare e ai più elementari princìpi dello stato di diritto. Ma, scendendo per li rami, veniamo a questioni più concrete. Dai decreti sicurezza alla normativa sui contratti a tempo determinato, dal Mes alla revisione del Codice degli appalti, non c’è scelta dell’esecutivo che non sia costretta a passare per le forche caudine di veti incrociati, polemiche pretestuose, distinguo astrusi. Palazzo Chigi in meno di tre mesi deve predisporre un piano di interventi in linea con le raccomandazioni di Bruxelles. Ebbene, c’è chi può credere seriamente che il prestigiatore andato in scena a villa Doria Pamphilj, considerati i suoi indisciplinati assistenti, alla fine estrarrà il coniglio dal cilindro? Appena qualcuno si azzarda a sollevare qualche dubbio, scatta immediata la reazione di quelli che c’è la pandemia e quindi non bisogna disturbare il manovratore. Si è scomodato perfino un nutrito manipolo di intellettuali engagé per ricordare che, se non si mangia la minestra che passa il convento, l’unica alternativa è il menù avvelenato delle destre sovraniste. Pelose lezioni di realismo politico, con accluso divieto di domandarsi se mezzi cattivi per avventura non possano corrompere anche fini buoni. Lezioni tanto più indigeste se impartite da quei dirigenti di partito che spesso hanno a cuore solo il proprio destino personale, magari con un occhio rivolto al Colle. L’etica politica è l’etica dei risultati e non dei princìpi, lo so. Ma di tutti i risultati? Se si vuol distinguere risultato da risultato – osservava Norberto Bobbio – non occorre ancora una volta risalire ai princìpi? Si può ridurre il buon risultato al successo immediato, magari come quello incassato dalle campagne xenofobe di Matteo Salvini? C’è un verso del “Bellum Civile” del poeta latino Lucano che recita: “Victrix causa deis placuit / Sed victa Catoni”. Il suo senso è: la causa di Cesare vinse perché appoggiata dagli dèi, mentre Catone l’Uticense perse per aver sposato la causa della libertà repubblicana. Significa che i vinti hanno sempre torto per il solo fatto di essere vinti? Ma il vinto di oggi non può essere il vincitore di domani?

Michele Magno 

 

Teniamoci stretto quello che abbiamo. Un giorno, caro Magno, potremmo persino rimpiangerlo.


 

Al direttore - Insieme al Mes l’altro argomento che crea divisioni nella maggioranza è quello della voluntary disclosure per l’emersione di capitali detenuti in forma anonima, a proposito del cui progetto si registrerebbe un certo “favor” del ministro Gualtieri, ma, almeno per ora, non del presidente Conte che ha chiesto di riflettere ancora sul tema. Sarebbe la terza edizione di questa che, comunque la si giri, è pur sempre una sanatoria, solo attenuata dall’obbligo di versare tutte le imposte omesse e di pagare una sanzione pecuniaria aggiuntiva. L’impegno delle due passate edizioni, secondo il quale per ognuna di esse si sarebbe trattato dell’ultima volta, verrebbe ancora disatteso. I collegamenti con le problematiche di ordine penale, con riferimento a possibili reati, tra gli altri, di riciclaggio, autoriciclaggio, riguardanti violazioni del diritto societario, la stessa evasione oltre certi limiti, per citarne solo alcuni, renderebbero assai complessa l’iniziativa: se si è rigorosi nell’accertare e perseguire queste ipotesi di reato, la “voluntary” avrà una scarsa adesione; se non lo si è, si avranno le partecipazioni, ma con una pessima “simonia” dello stato che chiude gli occhi pur di incassare denari. Dunque, altro che certezza del diritto, altro che giuramenti sull’ultima volta (molti attenderanno prima di aderire perché ci sarà sempre un’altra volta), altro che aumento del gettito: accadrà dopo il varo dell’indulgenza, ma negli anni a seguire, proprio perché una “voluntary” è sempre possibile, si continuerà nell’anonimato, poi si vedrà. Insomma, è un problema tutt’altro che semplice. Non basta mettere questa iniziativa nel lunghissimo elenco di Colao (molto facile da redigersi) per poterla varare. Con i più cordiali saluti.

Angelo De Mattia 

 

Ho un pregiudizio positivo sulla voluntary disclosure, almeno per ciò che è stato in passato. E comunque la si voglia guardare, la voluntary non è un condono ma è un’emersione di ciò che altrimenti non emergerebbe. Perché è vero. Da un lato la voluntary comporta uno sconto sulle violazioni relative al così detto monitoraggio valutario (reati tributari, omessa dichiarazione dei redditi) ma dall’altro lato chi sceglie la via della voluntary lo fa sapendo che dovrà pagare le imposte che avrebbe dovuto pagare se ciò che detiene all’estero è frutto di evasione fiscale. E più saranno i soldi che torneranno in Italia, più sarà alta la possibilità che la fiducia nel nostro paese, piuttosto che crollare, possa tornare a crescere. Se questo accadrà anche con il contante che si trova fuori dall’Italia, ben venga, no?

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