Missili da Gaza, boicottaggio da Bruxelles. Israele nel mirino

Giulio Meotti

Mentre il Jihad islamico filoiraniano bombardava le sue città, lo stato ebraico veniva marchiato dalla corte Ue

Roma. Accusando apertamente l’Iran per i missili lanciati dalla Striscia di Gaza, ieri il ministero degli Esteri israeliano ha twittato una mappa delle aree più colpite dai razzi palestinesi, spiegando che “un milione di civili israeliani sono costretti nei rifugi”. 

 

 

Ieri mattina, l’esercito israeliano ha eliminato in un palazzo nel quartiere Shejaeya di Gaza il comandante del Jihad islamico Abu al Atta, responsabile fra l’altro, su ordine di Teheran, delle più recenti raffiche di lanci di razzi e missili contro civili israeliani nel sud del paese. Tornano gli omicidi mirati, “sakum” in ebraico, dei capi del terrorismo palestinese. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Abu al Atta era una “bomba a orologeria” che stava per lanciare nuovi attacchi terroristici contro Israele. Intanto emergevano i dettagli dell’eliminazione di un secondo leader del Jihad islamico a Damasco, in Siria (dove vive il leader politico del gruppo terroristico, Ziyad al Nakhalah). Alcuni analisti israeliani hanno suggerito che un attacco del 10 settembre, una settimana prima delle ultime elezioni israeliane, potrebbe aver segnato il destino di al Atta: quel giorno Netanyahu stava tenendo un comizio elettorale ad Ashdod, in un luogo annunciato e pubblicizzato, rompendo con le consuete precauzioni di sicurezza. Un missile lanciato sulla città ha spinto il primo ministro e il suo entourage a correre fuori dal palco per rifugiarsi. Amit Segal, giornalista del Canale 12, ha scritto che da quel momento c’era un “marcatore laser invisibile” sulla testa di al Atta.

 

Da Gaza, i palestinesi ieri hanno risposto con il lancio di oltre 160 missili soltanto nelle mattinata, raggiungendo anche Tel Aviv, mentre numerose case israeliane nel sud venivano centrate dai razzi (60 dei 160 missili sono stati intercettati da Iron Dome). L’esercito disponeva intanto nuove misure di sicurezza per i civili: scuole chiuse a Tel Aviv e i residenti della zona centrale al lavoro soltanto se avevano un rifugio nelle vicinanze. Negli ultimi mesi, Teheran ha incrementato i fondi per i jihadisti palestinesi. Nathan A. Sales, coordinatore del Dipartimento di stato americano per la lotta al terrorismo, ha rivelato la somma totale di denaro che l’Iran sta spendendo per finanziare il terrorismo: “Può sembrare difficile da credere, ma l’Iran fornisce solo a Hezbollah circa 700 milioni di dollari all’anno. Stanzia altri 100 milioni a vari gruppi terroristici palestinesi. Il regime iraniano spende quasi un miliardo di dollari all’anno solo per sostenere il terrorismo”. 

 

 

Il Jihad islamico è la prima storica sigla dell’islamismo palestinese ed è il più legato all’Iran. Nacque nel 1979 da una scissione di studenti palestinesi ospitati in Egitto dai Fratelli musulmani. Lo studioso israeliano Meir Hatina, che più ha analizzato il Jihad islamico, ha scritto che il movimento è sempre stato “il ragazzo cattivo della politica palestinese il cui scopo principale è la liberazione di tutta la Palestina. Hamas ha scelto una combinazione dell’educazione islamica e della violenza per la liberazione. Il Jihad islamico si vede come il punto centrale nel confronto fra occidente e islam”.

 

Pessimo tempismo europeo, intanto. Nella mattinata di ieri, mentre gli israeliani scendevano nei rifugi antimissile, la Corte di giustizia dell’Unione europea stabiliva per la prima volta che “i prodotti originari dei territori occupati dallo stato di Israele devono recare l’indicazione del loro territorio di origine accompagnata, nel caso in cui provengano da un insediamento israeliano all’interno di detto territorio, dall’indicazione di tale provenienza”. Israele diventa così il primo e unico stato i cui beni provenienti da territori contesi sono marchiati con una speciale dicitura. L’Unione europea non designa l’olio turco prodotto nella parte settentrionale di Cipro che è sotto occupazione, né il pesce del Marocco che proviene dal Sahara occidentale né i prodotti cinesi dal Tibet.

 

Dal 2005, da quando Israele ha evacuato i propri insediamenti, è Gaza a essere occupata. Da Hamas e dal Jihad islamico, che in queste ore sta lanciando missili sui centri ebraici, usando la propria popolazione come scudo umano. Ma questa occupazione sembra non esistere per i soloni europei.

Di più su questi argomenti:
  • Giulio Meotti
  • Giulio Meotti è giornalista de «Il Foglio» dal 2003. È autore di numerosi libri, fra cui Non smetteremo di danzare. Le storie mai raccontate dei martiri di Israele (Premio Capalbio); Hanno ucciso Charlie Hebdo; La fine dell’Europa (Premio Capri); Israele. L’ultimo Stato europeo; Il suicidio della cultura occidentale; La tomba di Dio; Notre Dame brucia; L’Ultimo Papa d’Occidente? e L’Europa senza ebrei.