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Mangiare e bere israeliano, in barba ai boicottaggi dell'Europa

Breve lista di prodotti a marchio Israele da comprare in risposta alla sentenza della Corte di giustizia europea che stabilisce di recare l'indicazione delle merci originarie dei territori occupati. Dagli agrumi di Mehadrin, ai vini della Golan Heights Winery

14 Novembre 2019 alle 12:21

Mangiare e bere israeliano, in barba ai boicottaggi dell'Europa

foto Jewish Journal

Al direttore - Mai come adesso sono d’accordo con i burocrati europei che vogliono etichettare i prodotti israeliani lavorati nelle colonie: il consumatore ha diritto di sapere. Certo la lunghezza delle etichette aumenterà, anche perché dopo il made in colonia israeliana, dobbiamo anche mettere il made in paesi che finanziano il terrorismo o sfruttano il lavoro minorile o violano i diritti umani: il consumatore ha il diritto di sapere. 

Valerio Gironi 

 

Missili da Gaza, boicottaggio da Bruxelles. Israele nel mirino

Mentre il Jihad islamico filoiraniano bombardava le sue città, lo stato ebraico veniva marchiato dalla corte Ue

 

Nella mattinata di martedì, mentre gli israeliani scendevano nei rifugi antimissile, la Corte di giustizia dell’Unione europea, come ha raccontato Giulio Meotti sul nostro giornale, stabiliva per la prima volta che “i prodotti originari dei territori occupati dallo stato di Israele devono recare l’indicazione del loro territorio di origine accompagnata, nel caso in cui provengano da un insediamento israeliano all’interno di detto territorio, dall’indicazione di tale provenienza”. Israele è diventato il primo e unico stato i cui beni provenienti da territori contesi sono marchiati con una speciale dicitura. 

 

Comprare subito prodotti israeliani contro i boicottaggi europei

Le lettere al direttore Claudio Cerasa del 14 novembre 2019

 

Ci sono duecento contese territoriali nel mondo, dalla Crimea invasa dalla Russia al Tibet sotto dominio cinese fino a Cipro. Quattro anni fa, il Foglio aprì un comitato di solidarietà anti boicottaggio per promuovere la vendita di prodotti israeliani e invitare ad acquistare ciò che l’Europa vuole invece follemente marchiare. Esiste un modo semplice per rispondere al boicottaggio approvato dalla Corte di giustizia europea: comprare quei prodotti. Vi rioffriamo l’elenco. Prodotti agricoli: agrumi e pompelmi (Mehadrin, Jaffa), datteri (Mehadrin, Haidaklaim, King Solomon, Jordan River), avocado, mango e melograni (Mehadrin, Kedem, Frutital, Sigeti, McGarlet), frutta secca, disponibili in tutti i supermercati italiani. Sodastream: prodotti gasatori per l’acqua frizzante. Ahava: azienda israeliana di cosmetici prodotti con i famosi fanghi del Mar Morto. In Italia si vende nelle farmacie, erboristerie, profumerie e grandi magazzini come la Rinascente. Vino: Golan Heights Winery e Barkan, due fra i maggiori e più pregiati vini israeliani disponibili in tutte le nostre enoteche. Comprate, please.

Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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  • AlessandroT

    14 Novembre 2019 - 14:23

    Quindi, giusto per fare chiarezza, per voi al Foglio fa bene Israele ad occupare la West Bank, e ad estendere le colonie? Veramente, lo chiedo senza retorica e non per fare polemica. Premesso che a mio insignificante parere Israele ha il diritto di esistere (e di difendersi, come sta facendo in questi giorni), e che non ho nessuna simpatia per Hamas or per terroristi o fanatici islamici di ogni tipo, secondo voi al Foglio é sbagliato sostenere allo stesso tempo che Israele dovrebbe andarsene dai territori occupati? Per Gerusalemme mi pare piú complicato, ma non capisco come si possa difendere la politica di colonie in West Bank.

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  • luigi.desa

    14 Novembre 2019 - 14:05

    Dopo la la conquista e la distruzione del tempio da parte dell'imperatore romano Tito iniziò la Diaspora la diffusione del popolo ebraico nell'occidente e il risultato fu che nel processo evolutivo in letteratura nelle scienze e nelle arti gli ebrei portarono un enorme contributo.Il loro zampino è in ogni momento dell'evoluzione umana. Viva Israele.

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    • AlessandroT

      14 Novembre 2019 - 16:21

      Guardi, su Viva Israele (come giá ho scritto sopra) sono d'accordissimo con lei. Fuori dalla West Bank, peró. Sono anche d'accordissimo sull'enorme debito scientifico che dobbiamo agli ebrei, praticamento in ogni campo che conti qualcosa, fisica, tecnologia, medicina, economia, you name it. OK, anche loro hanno i loro fondamentalisti che passano la vita a studiare la bibbia, ma il meglio di Israele & del popolo ebreo contribuisce non poco al progresso del mondo. Se nel mondo arabo avessero lo stesso rispetto per la cultura, il medio oriente sarebbe diverso. Peró, di nuovo, questo secondo me non giustifica la colonizzazione della West Bank. Al solito si finisce per passare da antisemiti ogni volta si critica Israele per qualcosa. Invece, di nuovo, Viva Israele, Viva il popolo Ebreo, e già che ci siamo Viva Liliana Segre, e abbasso i mostri che la insultano. Ma abbasso la colonizzazione di West Bank.

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      • diodoro.cerritello

        14 Novembre 2019 - 17:57

        Ma quali colonie ! Gli insediamenti israeliani in Giudea e Samaria sono delle belle e linde cittadine. Non mi pare che abbiano intenzione di andarsene.Gli arabi se ne dovranno fare una ragione.

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    • ayler

      14 Novembre 2019 - 15:27

      Quello che lei dice non c'entra assolutamente nulla con la politica dello stato di Israele.

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