Odiatori di odiatori

Redazione

Il caso di Chef Rubio, autore di commenti antisemiti, difeso dagli anti hater

In un periodo in cui gli odiatori hanno successo, non potevano non averne altrettanto gli odiatori di odiatori. E’ il caso di Chef Rubio, un personaggio televisivo che si occupa di cucina – in realtà più come consumatore che come preparatore di cibi da trattoria – e che si è costruito una certa fama social come rivale social di Matteo Salvini. E’ un truce di sinistra e il suo linguaggio uguale e contrario a quello del truce di destra lo ha fatto diventare popolare. In questi giorni è stata annunciata la sua separazione da Discovery, l’emittente televisiva per cui conduceva un paio di programmi. Non si sa quali siano i motivi dell’interruzione della collaborazione, ma questo è bastato a trasformare il cuoco antisalviniano in intellettuale e libero pensatore. Un parlamentare di Italia viva, Michele Anzaldi, ha persino chiesto alla televisione pubblica di affidargli uno spazio: “La Rai avrà il coraggio di proporgli un programma, magari che parli di ultimi e periferie e sappia interessare i giovani? Oppure ci sarà un pregiudizio politico per le sue idee?”. Ma la presa di posizione più surreale è quella di Cathy La Torre, attivista per i diritti Lgbt e animatrice della campagna #odiareticosta che punta a “garantire che a ogni commento d’odio in rete corrisponda un risarcimento danni”. In pratica: chi sparge odio paga. La Torre ha scritto un post in difesa della libertà di opinione di Chef Rubio, “una di quelle persone che, dicendo e urlando il suo pensiero (a volte un po’ brusco, certo) non guadagnava nulla, anzi”. La cosa surreale è che Chef Rubio è un odiatore professionista, i suoi “pensieri bruschi” sono ripetuti e violenti insulti antisionisti e antisemiti. Tipo “Vermi sionisti”e “nazisti sionisti”, definisce Israele “cancro del mondo” e “nonstato nazista” e attinge alla più vergognosa retorica antisemita definendo gli ebrei “pulciari e avari dalla notte dei tempi”. Così alla fine gli animatori di #odiareticosta si ritrovano a difendere un odiatore in nome del free speech: un cortocircuito totale per un gruppo che punta a limitare la parola degli hater. Ma che dice molto su certe campagne, caratterizzate da un forte bias ideologico, che alcuni odiatori – quelli amici – anziché denunciarli finiscono per difenderli.

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