Una bambina siriana abbandona con la famiglia la zona a nord di Ras al-Ain, al confine con la Turchia (foto LaPresse)

L'altra minaccia che incombe sui curdi è il cedimento al richiamo religioso

Adriano Sofri

In quella regione ci si identifica con la credenza religiosa, i curdi per la nazione di cui sono privati. Ma anche altri popoli frustrati, come i ceceni, erano laici e hanno ceduto al travestimento del fanatismo

Penso che queste parole di Donald Trump debbano essere registrate e, per così dire, scolpite nella memoria: “As I have stated strongly before, and just to reiterate, if Turkey does anything that I, in my great and unmatched wisdom, consider to be off limits, I will totally destroy and obliterate the Economy of Turkey (I’ve done before!)”. “Come ho già affermato con forza, e tanto per ribadire, se la Turchia fa qualcosa che io, nella mia grande e ineguagliata saggezza, considero tale da superare il limite, distruggerò e cancellerò totalmente l’economia della Turchia (l’ho già fatto! )”. Penso anche che, mentre il massacro di vite e di dignità si va consumando e nessuno sa a quali precitazioni vada incontro, si possa già intravvedere l’auge di terrorismi, non solo del rianimato Stato islamico, che sta incubando. Il cosiddetto terrorismo, specialmente quello irredentista, è il frutto squisito della sconfitta iniqua, per la sproporzione delle forze opposte, e dell’amarezza del tradimento. Sui bambini curdi incombe questo futuro. Per i curdi che continuano a pensare al proprio popolo, oltre le frontiere diverse di là e di qua dalle quali sono ricacciati, accolti e recintati, non c’è altra prospettiva nella condizione d’oggi che una gran guerra, grande come quelle che portarono all’invenzione degli stati in cui si divide il medio oriente, e che fecero una maligna eccezione per loro, anche allora dopo avergliela promessa. C’è un’altra minaccia che incombe sull’orizzonte dei curdi siriani e turchi dispersi e umiliati, anche se oggi sembri inverosimile: il cedimento, di pochi o di molti, al richiamo religioso. I curdi sono laici, certo. Vi dicono che la regione è divisa “fra sunniti, sciiti e curdi” (oltre che minoranze minori). Gli altri si nominano per una credenza religiosa, i curdi per la nazione di cui sono privati. Ma anche altri popoli frustrati erano laici e hanno ceduto al travestimento del fanatismo religioso. I ceceni, per esempio: quando la prima volta li conobbi, solidarizzavano con la Bosnia ma si dicevano preoccupati di una confusione della Sarajevo di Izetbegovic fra politica e religione.

 

Voglio aggiungere un’osservazione ovvia sulla questione della Nato e della Turchia. (Certo, sorrido di me stesso che a distanza di mezzo secolo desidero mettere fuori dalla Nato non l’Italia ma la Turchia: effetti della longevità personale e delle storte della storia del mondo). So bene che l’eventualità che la Nato metta al bando la Turchia, e dunque contemporaneamente riscatti se stessa, è per ora del tutto implausibile. Ma questo non riduce di un millimetro l’opportunità di evocarla. Perché rispondere che la Turchia non può, e anzi non deve, essere espulsa dalla Nato, per giunta mentre si dispiega la grande e ineguagliabile saggezza di Donald Trump, dovrebbe almeno costringere l’Europa a fare i conti con la propria impotenza, e la viltà cui ne viene costretta. Dico al bravissimo Daniele Raineri che uno statuto della Nato che di fatto non prevede l’espulsione di un suo membro non può essere preso sul serio: che cosa succederebbe se uno stato membro diventasse uno stato fascista e totalitario, e si comportasse di conseguenza? (Non è un espediente retorico per far sì che ci si interroghi sulla Turchia di Erdogan, se si avvicini e quanto all’idea di uno stato fascista e totalitario: si avvicini, dico, perché le città possono essere ancora espugnate dalle opposizioni, e Hakan SŞükür può ancora rivendicare la propria lotta per la giustizia, la libertà e la dignità umana – sia pure dalla California). Il problema andrebbe posto almeno prima che si ponga l’altro, più impegnativo: come espellere dalla Nato la Russia.