Di Matteo alla catalana

Maurizio Crippa

Il M5s vuole bloccare la prescrizione dopo il primo grado. Ma, cosmopoliti come siamo, dobbiamo guardare al processo politico contro i catalani

Senza neanche bisogno di essere sovranisti, si può certamente affermare che un paese (l’Italia) il cui presidente del Consiglio dichiara che la prescrizione “è un istituto di cui si è fatto grande abuso”, in cui il partito di maggioranza relativa che esprime il ministro della Giustizia propone di bloccare la prescrizione dopo il primo grado di giudizio, poi ritira l’emendamento ma lo ripresenta tale e quale, e in cui il pm Nino Di Matteo sulla gazzetta delle procure propone di bloccarla addirittura alla richiesta di rinvio a giudizio (e perché non direttamente all’atto della denuncia?) è un paese che farebbe meglio a badare alla sua, di giustizia.

 

Però, cosmopoliti come siamo, ci è caro informare che la procura di Barcellona ha proposto una condanna di 25 anni per l’ex vicepresidente della Generalitat, Oriol Junqueras, per un reato che include la “ribellione”, a 17 anni per i leader catalanisti Jordi Cuixart e Jordi Sanchez, a 16 per l’ex presidente della Camera catalana Carme Forcadell e per altri cinque ex “conseller”. Il tutto per reati virtuali, non insurrezione armata, e di natura politica, in un processo puramente politico nel cuore dell’Europa democratica e dei popoli liberi. E si potrà, ovviamente, dire che i catalani sono i primi ad avere dei problemi con se stessi, oltre che con la Spagna. Ma si può anche dire non soltanto che la Spagna ha un problema con la Catalogna, ma che ha soprattutto un problema con se stessa. Auguri.

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"