Nous sommes catherine deneuve

Chiamata all'appello. Ecco le libere donne italiane contro #MeToo

Simonetta Sciandivasci

Aspesi: “Una pacca sul culo può far piacere? Non mi sento di escluderlo”. Lory Del Santo: “Vendette volgari”

Sapeste, signori, che fatica e che dramma esser femmine in questi mesi di sfascio, di rottamazione del patriarcato, di guerra al maschio e revisionismi. E’ finita che ad avanzare qualche se e qualche ma ci si procura accuse di pensiero ancillare, fiancheggiamento delle porcherie, inimicizie femminile, turpi atavismi. Che quasi si ha più paura di ragionare che di salire su un intercity-notte in lingerie. Ora (olè!) è arrivata Catherine Deneuve, forte e chiara, che sul Monde insieme ad altre cento francesi ha firmato un manifesto (potete leggerlo in questa pagina). Molti giornali hanno titolato che la Francia vuole difendere il diritto degli uomini a molestare le donne, e Asia Argento ha twittato che le cento “spiegano al mondo come la misoginia che hanno interiorizzato le abbia lobotomizzate fino al punto di non ritorno”. Non sbadigliate: ne parleremo ancora, molto e a lungo. E servirà. Ciò che Catherine Deneuve sostiene è uguale a ciò che hanno detto al Foglio molte donne, alle quali abbiamo chiesto se avrebbero firmato un appello come quello del Monde.

 

“Non mi piacciono gli appelli, perché non esiste un noi in cui mi riconosco, ma questo lo avrei di certo ritwittato – dice al Foglio Annalisa De Simone, scrittrice – Non voglio stare da una parte o dall’altra, né essere messa a tacere se esprimo un pensiero più complesso. Non voglio dover essere solidale con le donne in quanto donne. Voglio restituire, di tutto, complessità e sofisticatezza. La semplificazione in atto, invece, porta a estremismi insopportabili: le avance sono diventate molestie e le donne solo delle sante in balia del peccato altrui”. Di indifese non è più tempo. Natalia Aspesi, che beata lei s’era persa quest’ultimo capitolo di ovvietà scabrose – “Sa, sono totalmente disinteressata al mondo delle notizie” – ci dice che le donne hanno non il diritto, ma il dovere di ribellarsi allo stupro e alla violenza degli uomini. “La molestia è un’invenzione. Da ragazzina vedevo signori nascosti nei portoni che tiravano fuori l’uccello: era una roba di cui non importava nulla, era un difetto maschile dal quale bisognava difendersi. La Deneuve appartiene a una generazione che, come la mia, ha imparato a difendersi dalla violenza. Oggi in America si può denunciare un collega che si complimenta perché indossi un bel vestito”. Effetti? “Non si distingue più una villanata da un’aggressione. Il sesso viene trasformato in qualcosa di orribile. Si dimentica che gli abusi di potere non avvengono solo in situazioni di prestigio, ma ovunque qualcuno abbia un minimo di potere su donne o uomini: se vuole, lo esercita; il molestato o la molestata può sottrarsi. Mi ha molto colpita la passione dei maschi, nei giornali, sulla faccenda: sono terrorizzati che si possa parlare di loro”. Lei ha mai insistito con un uomo? “Figuriamoci: ai miei tempi non usava. Le mamme volevano che ci sposassimo a tutti i costi, anche con un mascalzone. E per farci sposare dovevamo fingere che il corteggiamento maschile non ci interessasse. Io di solito mi innamoravo di quelli che non mi guardavano nemmeno. Ormai son troppo vecchia per ricordare se una pacca sul culo può far piacere, ma non mi sento di escluderlo”.

 

Luciana Castellina condivide con Aspesi lo stupore per l’ambito ristretto di questa rivoluzione: “Non si parla della fabbrica, dove chi viene ricattata perde il posto di lavoro, non una chance di carriera. Quello che davvero conta è il ricatto e non l’offesa al corpo: da quella una donna può difendersi, dal ricatto di un superiore no. Deneuve giustamente dice: se non ti va, rifiuti e non subisci. Ma vale quando si è alla pari. Di solito sono un’estremista, ma stavolta sento di volermi mantenere moderata: c’è stato un eccesso di vittimismo, anche sfruttato per acquisire visibilità. D’altro canto, non trovo alcun pericolo per la sessualità e la sua libera espressione, né mi sconvolge che sia in atto una guerra al maschio: le rivoluzioni non sono pranzi di gala. Si eccede. Una battaglia importante come quella delle donne non è pensabile altrimenti”.

 

Il disagio di una guerra d’odio contro il maschio, invece, Candida Morvillo, giornalista, lo sente eccome: “Abbiamo fatto un miscuglio pericoloso, accomunando stupri e molestie, molestie e avance. Stiamo cercando di sostituire un sistema di potere maschile con un sistema di potere femminile, che dal primo ha mutuato il peggio. Non sento il pericolo di un nuovo puritanesimo, ma di un’aggressione cieca all’uomo sì: mi capita di parlare con moltissimi maschi per bene, mi confessano il loro smarrimento, mi chiedono cosa sia giusto fare per corteggiare una donna e cosa non lo sia. Significa che questa campagna, legittima e importante, è stata condotta male. Conosco un sacco di uomini che hanno subito molestie dai propri capi donne”. Lory Del Santo è piuttosto incazzata: “Al fondo di tutto vedo solo una vendetta volgare, di donne molto violente. Il potere che alcune contestano deriva da una codificazione antica, ormai trascorsa, naturalmente superata: puntare oggi il dito contro qualcosa che trent’anni fa era considerato lecito mi sembra meschino e schifoso. Sono dalla parte degli uomini. Non mi riconosco in queste donne incattivite, poco sensuali, poco sexy e solitarie. Detesto anche il fatto che vengano accusati solo uomini eterosessuali, mentre tra gli omosessuali ci sono comportamenti violenti, laidi e insistenti. Io ho imparato a difendermi dalle attenzioni che non gradivo: non molto tempo fa, un idraulico mi si è strusciato addosso mentre lavorava in casa mia. Mi sono allontanata ed è finita lì – mi ha persino divertito: cosa avrei dovuto fare, denunciare un operaio?”.

 

La complessità colorata delle donne libere e non militanti la rappresenta perfettamente Teresa Ciabatti, scrittrice: “Io non sopporto più la seduzione: è diventata una lingua parlata troppo, da troppi”.

Di più su questi argomenti: