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La Metro fantasma

Ecco tutto l’intreccio tecnico, politico e finanziario che mette a rischio lo sviluppo della linea C

20 Ottobre 2019 alle 02:09

La Metro fantasma

Protesta dei lavoratori di Roma metropolitane (foto LaPresse)

Roma. Un intreccio complicato e pericoloso lega il destino di Roma Metropolitane, la municipalizzata capitolina per cui il Campidoglio ha deciso la liquidazione, e il futuro della linea C della metropolitana. Il perché in realtà è abbastanza ovvio. Roma Metropolitane è – delibera del Cipe alla mano – l’aggiudicatore per la realizzazione dell’opera che nel 2006 fu assegnata al consorzio Metro C, composto da diverse importanti imprese. 

 

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Giorni fa, dopo la notizia della richiesta della decisione del Campidoglio di liquidare l’azienda, Consorzio Metro C ha scritto al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte per chiedere di commissariare, e dunque togliere al Campidoglio, la gestione dell’opera. Una richiesta che la sindaca ha definito “irrituale, fuorviante e non veritiera” in una missiva inviata l’altro ieri al premier Conte, al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, al ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli, al Presidente del Lazio Nicola Zingaretti e al prefetto Gerarda Pantalone. 

 

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La sindaca ricorda anche che il contratto che lega Roma Metropolitane al consorzio Metro C è stato “snaturato per vicende tuttora al vaglio della magistratura penale e contabile, nella natura e nell’oggetto. E’ quantomeno necessario – prosegue Raggi – operare con significativa discontinuità rispetto al passato sia in relazione alle necessità cogenti di prosecuzione della commessa che in riferimento all’accertamento di eventuali responsabilità”. Discontinuità che Raggi chiede allo stato e alla regione, cofinanziatrici al 70 e al 12 per cento dell’opera (il Campidoglio lo è al 18). E tra le righe si legge quindi che nel futuro di metro C per la sindaca non dovrà esserci quel consorzio che sinora, ovvero fino a San Giovanni, l’ha costruita. Nel documento allegato alla lettera a presidente del Consiglio e ministri si legge: “Per completare l’opera fino a Clodio/Mazzini, attraversando il tessuto più antico della città e sottopassando il Tevere, è ragionevole stimare, proiettando le medesime soluzioni tecniche e le condizioni tecniche adottate per il realizzo e le condizioni economiche sin qui sostenute, un costo aggiuntivo di 2,5 miliardi, al momento non finanziato, con un orizzonte temporale difficilmente ipotizzabile”. E’ questa pesantissima affermazione arriva dopo l’elenco di tutte le varianti e i contenziosi con il consorzio che hanno portato il costo dell’opera che doveva essere di 2,5 miliardi da Pantano fino a Clodio/Mazzini a quasi 3 miliardi per circa metà della tragitto. E’ anche forse per questo che per il Campidoglio Roma Metropolitane deve fallire, per liberarsi del consorzio e affidare l’opera ad altri. Ma persino in maggioranza non si fidano. Ieri la delibera che doveva avviare la liquidazione è finita al centro di un braccio di ferro, ancora irrisolto quando si scrive. Alcuni consiglieri grillini, infatti, hanno chiesto garanzie sul futuro della metro C.

Gianluca De Rosa

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