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L’influenza che spiega l'Italia

Il coronavirus è come una safety car. Ne parliamo tutti non solo per paura ma anche perché in un paese che rallenta è più semplice osservare i nostri vizi e le nostre virtù. Politica, economia, media e percezione che si afferma sulla realtà. Una controstoria

27 Febbraio 2020 alle 06:04

L’influenza che spiega l'Italia

Foto LaPresse

Il bollettino quotidiano del coronavirus, relativo alla giornata di ieri, ci dice che i casi accertati in Italia sono quattrocento, ci dice che il numero dei morti è arrivato a quota dodici, ci dice che la quarantena del paese sta infettando gravemente la nostra economia – a Roma è stato cancellato il 90 per cento delle prenotazioni turistiche per il mese di febbraio. Ma ci dice anche altro, ci dice che qualche buona notizia arriva, ci dice che a Milano...

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Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    27 Febbraio 2020 - 16:32

    Al direttore - "Ed ora in te non stanno sanza guerra li vivi tuoi e l'un l'altro rode di quei ch'un muro ed una fossa serra" Le carenze strutturali e le inefficenze, non solo politiche, derivano da secoli di tale costante. Costante più devastante di qualsiasi pestilenza. Costante da cui non riusciamo a liberarci. I buoni propositi, le analisi, gli appelli,le soluzioni proposte rimangono senza effetti concreti poiché prevale, implacabile, "l'un l'altro rode di quei ch'un muro ed una fossa serra" Pessimista io? No, lo dice il principio di realtà.

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  • Medicaid

    27 Febbraio 2020 - 14:37

    Vorrei ricordare che Ricciardi è consulente del governo per il problema del coronavirus. Vorrei ricordare che Ricciardi si dimise da Direttore dell' Istituto Superiore di Sanità in polemica con la politica sanitaria( parola grossa!!!) di uno dei " magnifici ragazzi" di Grillo: l'ineffabile Ministra Grillo. DI quella politica sanitaria era corresponsabile l' allora Presidente del Consiglio. L'attuale Presidente del consiglio lo ha nominato consulente.

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  • Giovanni Attinà

    27 Febbraio 2020 - 09:22

    Caro Cerasa, sulla vicenda coronavirus siamo alla solita sindrome italiana. Un modo di agire che reca danno non solo all'economia e mette al bando il vivere sociale. A livello politico assistiamo a situazioni un po' confuse che riguardano anche le forze di opposizione. Poi c'è sempre la questione dei poteri: quello che conta deve esser il potere dello Stato, non certo dei presidenti delle regioni che si agitano. Qui bisognerebbe fare chiarezza , una volta per tutte, visti gli effetti disastrosi per l'eco9no0mia. Poi , a livello centrale, le decisioni devono essere prese con il confronto con gli esperti sanitari e non pensare che basti Amadeus con lo spot televisivo a tranquillizzare noi italiani.

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  • albertoxmura

    27 Febbraio 2020 - 09:20

    Il "contrordine compagni" di oggi, che inverte la strategia della "massima precauzione" mentre l'epidemia è in rapida espansione è un segnale di resa. L'epidemia non può essere contenuta, a meno di pagare un prezzo economico che il Paese non può permettersi, tenuto anche conto che i focolai sono situati nelle regioni più produttive d'Italia. Vi sarà quindi un esponenziale aumento dei contagi (che si diffonderanno a tutte le regioni) e una proporzionale crescita di decessi. Aumenterà altresì la necessità di posti per la terapia intensiva, che è richiesta da una percentuale significativa degli infettati. Prima o poi ci sarà scarsità di tali posti e ciò potrebbe creare grossi guai, a cominciare dall'aumento drammatico della letalità dell'infezione. Il Governo e le Regioni dovrebbero provvedere senza indugio a rafforzare i Centri di terapia intensiva per essere pronti a fronteggiare la prevedibile accresciuta richiesta dei medesimi.

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