L'università telematica al tempo del coronavirus

Luca Roberto

Nelle regioni con più casi di contagio gli atenei resteranno chiusi anche questa settimana. E l'e-learning è diventato uno strumento fondamentale per garantire una certa continuità agli studenti. Ecco come

La decisione è rimasta in bilico fino a sabato scorso, le scuole e le università in Lombardia, Veneto, Friuli Venezia-Giulia ed Emilia-Romagna alla fine rimarranno chiuse anche questa settimana a causa dell’emergenza coronavirus, e le ipotesi di riorganizzazione a distanza della didattica sono diventate d’un tratto, per la gran parte delle istituzioni coinvolte, uno strumento indispensabile per garantire una certa continuità ai propri studenti.

 

L'Università di Bologna, per dire, è stata la prima a prendere decisioni immediate, con le lezioni della Business School erogate in via esclusivamente telematica già a partire dalla giornata di giovedì 27 febbraio. “Una misura straordinaria che siamo riusciti ad attivare in tempi rapidissimi, e per questo voglio ringraziare tutto il personale tecnico-amministrativo e tutti i docenti e ricercatori, che stanno compiendo grandi sforzi per garantire la prosecuzione regolare delle nostre attività” ha detto il rettore dell'Alma Mater, Francesco Ubertini. Ancor prima, quindi, che la proroga al blocco della didattica fosse sancita a livello istituzionale nel corso delle riunioni tecniche del fine settimana, l'Ateneo bolognese aveva già posto le condizioni per votarsi alla didattica a distanza: i docenti trasmetteranno in streaming direttamente dalle postazioni allestite all'interno delle aule, attraverso la piattaforma Microsoft Teams. Un'interazione virtuale che permette agli studenti dei 3500 corsi allestiti dall’università, di porre domande e intervenire in diretta all’interno di una specifica chat a supporto

 

“Anche noi ci siamo preparati per tempo a trasformare le piattaforme digitali da supporto tecnico, che adesso copre circa il 10 per cento dei moduli didattici, a strumento sostitutivo in grado di coprire la totalità dell’offerta” spiega al Foglio Marina Rui, docente di Chimica all'Università degli studi di Genova (che ha deciso di prorogare comunque il blocco della didattica frontale) e delegata del rettore all'e-learning. “Il nostro è un percorso che dura da anni, l'introduzione delle nuove tecnologie è proceduta per gradi e sempre come supporto alla didattica frontale, che rimane la modalità educativa principale”. Ma, con tempi così ravvicinati, il rischio non è quello di trovarsi impreparati, anche nella formazione dei docenti? “Proprio la scorsa settimana abbiamo costituito dei pool con cui i nostri circa 2500 docenti possono confrontarsi per questioni tecniche e metodologiche. Ma non ci aspettiamo che tutto funzioni a regime sin da adesso”. 

 

Anche l'Università degli studi di Milano permetterà ai suoi studenti di non perdere altre ore di lezione. Il sito Ariel e la piattaforma Moodle, su cui già confluisce gran parte del materiale, tra cui la registrazione delle lezioni, il corredo di appunti ed esercizi per permettere l'apprendimento a distanza, saranno aggiornati con nuovi contenuti e sarà predisposta la possibilità di sostenere esami a distanza con mezzi di videochiamata, ad esempio Skype o Facetime.

 

Per l'Università Cattolica del Sacro Cuore, con sede a Milano, il ragionamento ha un respiro temporale più ravvicinato: la priorità è stata riprogrammare il calendario per permettere agli studenti che hanno perso le lezioni “alla vecchia maniera” di poterle recuperare. Poi si è provveduto a caricare nuovo materiale sulla piattaforma già in uso agli studenti, ma solo con la ragionevole speranza di ritornare nelle aule quanto prima - il 9 marzo, stando alle disposizioni della Regione Lombardia -, perché un sistema interamente digitale viene considerato iniquo e troppo soggetto a possibili disparità di fruizione tra studente e studente.

 

L'Università di Pavia ha comunicato nella giornata di venerdì 28 febbraio il varo della piattaforma online KIRO, con le lezioni che prenderanno la forma di podcast. “Si tratta di una sperimentazione totalmente inedita che richiede un grande impegno e per la quale chiediamo anche tolleranza per eventuali ritardi nei primi giorni” ha detto il rettore Francesco Svelto. Anche l’Università degli studi di Torino, in contrasto con le disposizioni regionali, ha deciso di prorogare il blocco delle lezioni frontali fino all’8 marzo (una buona parte dei suoi 80 mila studenti proviene dalle zone a più alto rischio di contagio) e ha allestito modalità di fruizione telematica delle lezioni che ricalcano quelle delle altre università.

 

“Il problema è che cosa si intende per didattica online, perché una cosa è mettere del materiale a disposizione degli studenti, un'altra è fare lezione in diretta a distanza. Quest'ultima è un’opzione su cui nessun ateneo italiano è in grado di intervenire in questo momento, perché servono delle infrastrutture grosse” spiega al Foglio Mauro Ferrari, professore ordinario del dipartimento di Scienze Teoretiche e applicate e delegato del rettore per Didattica e Innovazione dell'Università dell'Insubria, dove l’utilizzo dell’e-learning è stato subordinato a una valutazione in capo a ogni singolo dipartimento. “Abbiamo fatto una ricognizione tecnica per capire cosa riusciamo a supportare nell'immediato, ma è impossibile pensare di poter sostituire interamente la didattica ordinaria”.

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