Per il M5s De Luca è un “film dell'orrore già visto, come Caldoro”

David Allegranti

Il governatore uscente accetta il dialogo con i 5 stelle ma resta in campo, ma anche nel Pd c’è chi lo contrasta

Roma. “Se vi aspettate un candidato alle regionali come Brad Pitt rimarrete delusi, perché ci sarà De Luca”, dice Vincenzo De Luca su Radio Crc. Il governatore uscente è sicuro di essere l’unico in campo per il Pd e il Pd regionale campano, nelle vesti del segretario Leo Annunziata, lo sostiene. Ma non tutti nel Pd lo appoggiano. Gli anti De Luca sostengono persino che ci sia un sondaggio che al momento dà il governatore a 10-12 punti sotto il centrodestra. Per questo De Luca, noto fustigatore di grillini, ha accettato persino di dialogare con i Cinque stelle per avviare una coalizione che replichi in Campania l’alleanza giallorosé. La condizione è naturalmente una: che il candidato sia lui.

 

Lunedì 17 febbraio ci sarà direzione regionale del Pd proprio sulle regionali. Il clima è così teso che De Luca dirà soltanto il giorno prima, il 16, se parteciperà o meno alla riunione. “Il Pd alla fine non potrà non sostenerlo”, dice al Foglio un parlamentare del Pd campano. E il M5s? Si sprecano le posizioni contrarie a qualsiasi dialogo con il Pd guidato da De Luca. Da settimane l’account ufficiale del M5s campano attacca De Luca. Anche due giorni fa, dopo la notizia che il Tar della Campania ha sospeso la procedura concorsuale per l’assunzione di quasi mille persone a tempo indeterminato in alcuni uffici della Regione. “Dopo aver dirottato su quella che è chiaramente una manovra elettorale ben 100 milioni di risorse sottratte al Fondo sociale europeo, De Luca ha oggi il solo e unico dovere di chiedere scusa alle decine di migliaia di candidati che hanno studiato giorno e notte, inseguendo un sogno costruito attorno ad annunci esclusivamente propagandistici”, dice Valeria Ciarambino, capogruppo del M5s in Regione.

 

Ma a Roma come viene visto il tentativo di intesa fra Pd e Cinque stelle? “I provvedimenti approvati in pochi mesi tra cui la difficilissima legge di Bilancio consentono di dare un giudizio positivo su questo nuovo confronto tra Pd e M5s”, dice al Foglio il deputato Generoso Maraia. “Le Regionali sono una partita che si gioca con regole diverse, le alleanze vanno fatte prima del voto e non dopo come avviene in Parlamento. Se a livello nazionale ci siamo seduti a un tavolo programmatico con il Pd, non trovo nulla di strano se ciò avvenisse a livello locale. Questo non significa che poi di sicuro si realizzerà un’alleanza con chicchessia, partiti o civiche, ma c’è l’urgenza di aprire un confronto con le forze civiche e politiche sulle priorità da affrontare per risollevare le sorti della mia Regione. Mi piacerebbe discutere prima sul da farsi nei prossimi cinque anni e poi su chi lo deve fare”. Personalmente, aggiunge Maraia, “credo sia una grande occasione, portare le nostre storiche battaglie, a partire dalla Sanità, su un tavolo di confronto programmatico. Credo che la difficoltà che hanno fatto fallire finora ogni tentativo di confronto risiedano non tanto nel M5s ma nel Pd che non ha, per ora, nessuna voce in capitolo nel feudo De Luca”. Insomma, per il M5s la responsabilità è del Pd che non ha accettato di far fare un passo indietro al suo governatore uscente.

 

“Apprezzo le recenti dichiarazioni di Zingaretti che chiede al Pd campano una discontinuità rispetto a De Luca ma rimane un gesto simbolico che non apre in modo chiaro a nuove prospettive. Ci tengo a precisare che la grande occasione che intravedo non è riferita all’alleanza ma al futuro della Regione di sicuro più roseo se si realizza una continuità tra governo nazionale e regionale relegando ai libri di storia gli sceriffi, gli uomini soli al comando e le fritture di paranza”, dice Maraia. Insomma “è una grande occasione per il M5s che ha la possibilità di governare anche la Campania riuscendo finalmente ad esprimere tutte le potenzialità dei nostri numerosi ministri e parlamentari campani che spesso hanno trovato il muro del sistema De Luca. Non dimentichiamo che stiamo parlando della Regione Campania, dove c’è, più che altrove, il bisogno primario di un intervento dello stato in tutte le sue articolazioni. E’ un percorso molto difficile e complesso ma occorre avviarsi lungo la strada accidentata se non si vuole per altri 5 anni consegnare la Regione a due film dell’orrore già visti, Caldoro e De Luca”. I nomi che circolano per il M5s sono quelli del ministro Sergio Costa e di Angelo Tofalo. Non esattamente candidati di compromesso per i Cinque stelle.

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  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.