Perché De Luca deve aspettare il risultato dell'Emilia-Romagna

David Allegranti

A oggi l'alternativa al governatore uscente è ancora complicata, anche se l'accordo con De Magistris sulla candidatura di Sandro Ruotolo alle suppletive indica una direzione in vista delle regionali

Roma. Non è affatto scontata la ricandidatura di Vincenzo De Luca, governatore uscente della Regione Campania. Lo sa lo stesso De Luca, che infatti è comprensibilmente agitato, e lo sa anche il Pd, che ha rimandato qualsiasi ragionamento alla prossima settimana, una volta passate le elezioni in Emilia-Romagna (un tempo si aspettava l’Epifania che tutte le feste si portava via, adesso la fine del duello fra Stefano Bonaccini e Lucia Borgonzoni).

 

L’esito del voto emiliano-romagnolo è diventato decisivo e ha spinto i partiti della maggioranza a posticipare l’ora delle decisioni irrevocabili, compresa – riferiscono fonti del Foglio – quella su De Luca. “Molto dipenderà dall’Emilia, per capire se il M5s è decisivo o no”, dice al Foglio un autorevole deputato del Pd. La consegna è però quella del silenzio: non si parla di De Luca in termini ufficiali fino alla settimana prossima. Non ne parla Andrea Orlando, che interpellato non risponde. Il capogruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci parlerà dopo il 26 gennaio. Questo non significa che dell’argomento non se ne discuta, anzi.

 

Il Foglio ha parlato con fonti del Pd nazionale e anche del Pd campano: “A oggi l’alternativa a De Luca è ancora complicata ma non escludo che diversi del Pd ci stiano lavorando”, dice al Foglio una senatrice del Pd. “E De Luca mostra di temere questa eventualità, visto quanto poco si è opposto all’accordo con DeMa per il collegio senatoriale”. Questo punto è importante: Pd e DeMa, il partito di Luigi de Magistris, sindaco di Napoli, hanno stretto un accordo per le suppletive del collegio di Napoli al Senato candidando il giornalista Sandro Ruotolo. Un accordo sorprendente, a pensarci, ma che potrebbe non essere isolato e, dicono dal Pd, indica una direzione in vista delle regionali. Il sindaco di Napoli avrebbe voluto peraltro allargare la coalizione a sostegno di Ruotolo anche al M5s e adesso rilancia: “Credo che si debba lavorare per provare a costruire una grande coalizione civica regionale”. Le suppletive potevano “essere l’inizio di una prova concreta per andare verso una coalizione civica regionale. Non è stato così, è un’occasione persa. Ma c’è tempo, con esponenti del Pd e soprattutto con il presidente Roberto Fico, per le regionali, per trovare una candidatura che non sia di apparato e per mettere insieme un fronte per battere le destre alle regionali”. A De Luca fischieranno non poco le orecchie. Anche perché nel Pd c’è chi pensa che nessuna parola del M5s sull’alleanza in Campania, per adesso esclusa, possa essere definitiva. L’accordo su Ruotolo con De Magistris è un chiaro segnale, insistono. Certo, se perdesse in Emilia-Romagna, per il Pd sarebbe difficile offrire in dote De Luca.

 

E Italia Viva che cosa farà? “Presenta la sua lista e lavora per vincere…”, dice al Foglio Ettore Rosato, capo dell’organizzazione di Iv. Ma a sostegno di De Luca? O presenterà un suo candidato? “Vogliamo vincere…”, risponde ancora Rosato, che nella migliore delle ipotesi prende tempo. Insomma, è tutt’altro che scontato che pure il partito di Renzi appoggi il governatore uscente. Lui, De Luca, ex sindaco di Salerno, da cinque anni alla guida della regione Campania, dà tuttavia segni di impazienza: “Si sentono tante palle, sento una quantità di invenzioni, supposizioni, complotti e imbecillità”, ha detto venerdì scorso. “Non so dove si trovi il tempo per fare questo. Piuttosto siamo gli unici a lavorare per i cittadini questa è una grande soddisfazione”. Insomma, De Luca non vuole ritirarsi e con una battuta provoca chi nel Pd e dintorni è perplesso: “Certo, se poi mi propongono di fare il governatore della Banca d’Italia…”.

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  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.