"Torniamo a parlare di crescita". Marcucci sottoscrive il manifesto di Gori

Il capogruppo del Pd al Senato si dice convinto dalle parole del sindaco di Bergamo: "Il M5s non può essere in alcun modo considerato come movimento di sinistra o riformista".

Il manifesto di Giorgio Gori per una nuova sinistra, pubblicato oggi nel Foglio, riscuote i primi consensi nel Partito democratico. E' il capogruppo dem al Senato, Andrea Marcucci, a condividere le conclusioni del sindaco di Bergamo. "Oggi Giorgio Gori ha scritto un pezzo molto ricco e dettagliato sul periodo che sta vivendo l'Italia – si legge in un post su Facebook – Condivido particolarmente il giudizio sulla debolezza della posizione Pd sulla 'protezione sociale', quando il vero, enorme, problema del Paese è la crescita. Senza crescita non c'è redistribuzione".

 

  

Come ha scritto sul Foglio il sindaco di Bergamo, "se l’Italia non riprende a crescere è come cercare con fatica di riempire un secchio bucato. Siamo in un loop di debito che cresce, interessi che si mangiano tutto e pochi euro residui – in deficit – per dare qualche stimolo al paziente e fare un po’ di protezione sociale. Occorre una crescita, quindi, senza la quale c’è poco da redistribuire. E in particolare è fondamentale rilanciare la produttività, che è stagnante addirittura dagli anni Novanta. C’è un dato in particolare che colpisce: la produttività totale dei fattori – che indica la capacità di incorporare le nuove tecnologie – è ferma ai livelli del 2000. Come se la rivoluzione tecnologica che c’è stata in questi ultimi decenni non ci avesse neppure sfiorato! E’ abbastanza impressionante".

  

Marcucci sposa anche l'opinione di Gori riguarda ai rapporti tra Pd e M5s: "Condivido anche il giudizio sul M5s, che non può essere in alcun modo considerato come movimento di sinistra o riformista", scrive ancora il capogruppo del Partito democratico su Facebook. "Mi è pressoché impossibile riconoscere i Cinque stelle come movimento di sinistra e ancor più come forza riformista – ha scritto Gori sul Foglio –, visto che nella loro pur confusa composizione mi appaiono perlopiù l’opposto; che mi risulta di difficile comprensione la necessità di un’“alleanza strategica” dal momento che si prospetta un ritorno pieno al proporzionale, sistema che spinge i partiti a presentarsi ognuno per suo conto e a esaltare anzi le rispettive differenze; e che infine ho la convinzione che questa traiettoria – accompagnata da una serie di concessioni ai Cinque stelle nella pratica di governo – possa farci perdere l’orientamento e molti consensi". 

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