Un pranzo romano accelera il patto politico tra i renziani e Calenda

Valerio Valentini

Mercoledì il leader di Azione ha incontrato Ettore Rosato (Iv). Cercasi convergenze in Puglia e alle suppletive. E poi chissà

Roma. La battuta è talmente infelice che i deputati di Italia viva la pronunciavano a mezza voce, quasi imbarazzati: “Sarà un pranzo che produrrà baccano”. Il pranzo, nella fattispecie, era quello che aveva visto seduti allo stesso tavolo, poche ore prima, Carlo Calenda ed Ettore Rosato. Che mercoledì si sono visti a due passi dalla fontana di Trevi. Ma se, nella mente dei renziani, quell’incontro sembrava destinato ad agitare le acque del dibattito interno non era solo per via del nome del ristorante scelto – Baccano, appunto – ma perché il riavvicinamento tra il presidente di Iv, gran manovratore a Montecitorio, e il leader di Azione, già fondatore di Siamo Europei, prelude evidentemente a un riconciliazione più importante: quella, cioè, tra il fu ministro dello Sviluppo economico nel governo di Matteo Renzi e chi quel governo lo ha guidato. 

 

 

E infatti di quel possibile connubio tra il senatore di Scandicci e l’europarlamentare romano se ne è parlato parecchio nella riunione che proprio Renzi, nella serata di quello stesso mercoledì, ha tenuto con un gruppo di suoi parlamentari nella Sala delle Stelle di Montecitorio. La necessità di aggregare al centro, nel nome dell’opposizione al grillismo: “D’altronde, se il Pd prosegue in questa sua marcia di avvicinamento verso il M5s, per noi si apre un’autostrada che dobbiamo sapere percorrere”, ha detto Renzi alle sue truppe. Tra le quali, al di là di poche voci non del tutto convinte dell’operazione come quella di Luciano Nobili, tutti hanno espresso entusiasmo per l’ipotesi di “una cosa insieme”: c’è stato perfino chi ha ammesso di avere avuto dei dubbi, mesi fa, nello scegliere chi seguire, tra Renzi e Calenda. Simili in tante cose, evidentemente, e soprattutto nel culto del proprio ego: al punto da non risparmiarsi mai battute e frecciate. “Ce ne ha dette veramente tante…”, hanno infatti obiettato alcuni dei renziani. Sentendosi ribattere dal loro leader una battuta che è sembrata una dichiarazione d’intenti: “Ci siamo ingoiati i grillini, figurarsi se possiamo rifiutare Carlo”. Avanti, insomma, nel dialogo. A partire dalla scelta di un candidato condiviso per le regionali pugliesi di primavera per sfidare Michele Emiliano.

 

“Ci hanno prima schifato, e ora che abbiamo agito di conseguenza ci criticano perché rompiamo il fronte. La prossima volta ci pensino prima”, ha detto Renzi. Il quale sa bene, però, che la battaglia sarà difficile. E lo sa anche il radicale Riccardo Magi, esponente di quella +Europa che sta meditando di unirsi in Puglia a Renzi e Calenda e che si è appunto informato sui possibili sviluppi pugliesi confrontandosi con Angelo Sanza: “Il problema è che l’ex premier – ha detto Sanza, vecchia volpe democristiana, potentino, ora vicino a Emma Bonino e Bruno Tabacci – su Tap e Ilva potrebbe essere attaccato con mezzi non convenzionali da Michele Emiliano”. Di certo c’è che, oltre alle regionali pugliesi, Italia viva e Azione tenteranno di trovare delle candidature condivise anche nelle tre elezioni suppletive che si terranno, tra febbraio e marzo, nei collegi di Terni, Roma e Napoli, dove la portacolori prescelta sembra dover essere Graziella Pagano, ex senatrice ed europarlamentare europea con un passato nei Ds e poi nel Pd, prima dell’adesione a Iv.

 

Segnali di una volontà di differenziazione da parte di Renzi rispetto al polo demogrillino (che il proporzionale renderà difficile da realizzare). Proprio nei giorni, non a caso, in cui Iv ha deciso di aprire un fronte nella maggioranza sulla prescrizione, confermando che voterà anche nell’Aula di Montecitorio, come ha già fatto in commissione Giustizia, la proposta di legge del forzista Enrico Costa che blocca la soppressione della prescrizione. La convinzione dell’ex premier, del resto, è che in questo momento nessuno ha interesse a provocare una crisi di governo, e che al netto di incidenti imprevisti la legislatura è destinata ad avviarsi verso la sua naturale conclusione. E dunque, quando i postumi del voto in Emilia-Romagna verranno smaltiti, “bisognerà far sentire la nostra voce”. Nella consapevolezza che il vero regista del governo, Dario Franceschini, comprenderà. “La sua filosofia politica – ha raccontato Renzi ai suoi, mercoledì – l’amico Dario la spiegò chiaramente a una giovane Pina Picierno, demitiana di belle speranze, ai tempi del Popolari: la politica, per Dario, è mettere in saccoccia o prendere in saccoccia, a seconda dei casi”. Tra galantuomini, insomma, non si porta rancore.

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