Pd o non Pd? La guerra tra Fico e Di Maio sulle regionali campane

Valerio Valentini

Il presidente della Camera aveva parlato con alcuni attivisti della necessità di "fare una scelta di campo netta". Cosi il capo politico si è rifugiato in una consultazione online dell'ultima ora

Roma. La consultazione, per carità, non aveva alcuna pretesa di ufficialità: “Solo un sondaggio tra di noi, non vincolante”, s’è affrettato a spiegare ai suoi colleghi Salvatore Micillo. E però il responso è stato chiaro: 16 deputati campani del M5s su 26 votanti hanno espresso la volontà di presentarsi alle regionali di primavera insieme al Pd. Un dato eloquente, specie se lo si confronta con la miseria delle due sole preferenze verso l’ipotesi di una corsa solitaria; otto deputati vorrebbero un’alleanza con liste civiche, uno “con chiunque”, nessuno col centrodestra. Otto, infine, gli astenuti. A vederla dai corridoi di Montecitorio, insomma, l’orientamento della pattuglia grillina sembra fin troppo chiaro.

 

E del resto lo stesso Roberto Fico, durante un brindisi di fine anno con un gruppo di attivisti del capoluogo partenopeo, era stato risoluto: “Bisogna fare una scelta di campo netta”, aveva spiegato il presidente della Camera, alludendo alla necessità di tentare ogni via possibile per costruire una candidatura condivisa col Pd nella sua terra d’origine. E proprio nell’intenzione di battere quel sentiero è stato indetto il sondaggio nella chat dei deputati campani, negli stessi giorni in cui Luigi Di Maio tentava di sabotare un tentativo analogo dei portavoce marchigiani, organizzando un vertice romano insieme a Danilo Toninelli e sentenziando che no, tra Ancona e dintorni era impensabile una candidatura condivisa col Pd per le regionali.

 

Non a caso al Nazareno ammettono il loro disorientamento: “Riceviamo segnali discordanti”. Fico, ad esempio, aveva già preparato il campo per le prove generali dell’accordo. L’idea, condivisa col vicesegretario dem Andrea Orlando e il ministro del Sud Giuseppe Provenzano, era quella di trovare un candidato della società civile che potesse concorrere alle suppletive del collegio di Napoli centro (rimasto vacante dopo la scomparsa del senatore grillino Franco Ortolani) sotto le insegne condivise giallorosse. Sarebbe stato assegnato al M5s, che in cambio avrebbe sostenuto la candidatura di Gianni Cuperlo nel collegio di Roma centro lasciato da Paolo Gentiloni. Sembrava fatta, se non fosse che di mezzo ci s’è messo Rousseau, cioè Di Maio, con una consultazione online dell’ultim’ora (poi sospesa e quindi rilanciata, nel pieno rispetto della trasparenza casaleggesca) che ha eletto Federico Napolitano, già compagno di studi del leader del M5s, come candidato per il collegio partenopeo. Una scelta a tal punto apprezzata dagli attivisti, che in parecchi hanno già annunciato il loro ammutinamento per la campagna elettorale, e altri hanno fatto sapere che voteranno il candidato del Pd, il giornalista Sandro Ruotolo, scelto insieme a Luigi De Magistris, così da intercettare la simpatia grillina.

 

Intanto a guidare la rivolta contro l’accordo ci pensa la consigliera regionale Valeria Ciarambino, grillina di Pomigliano, amica d’infanzia di Di Maio, che già sente puzza di bruciato: perché se davvero alle regionali si arriverà a una candidatura unica, per le non ci sarebbe alcuna possibilità – visti i suoi pessimi rapporti coi dem – di essere confermata, come fu nel 2015, aspirante governatore. “Ma finché il Pd resta convinto nel ripresentare Vincenzo De Luca, per noi sarà facile sfilarci”, confessava a inizio dicembre, durante una sua visita romana, in Transatlantico. E però proprio il veto incrociato, paradossalmente, potrà essere lo strumento negoziale che i fautori dell’accordo, nel M5s e nel Pd, utilizzeranno: bruciare sia la Ciarambino sia De Luca per giungere infine a un candidato condiviso. Ci sarà da convincere i diretti interessati, certo. E quanto sarà complicato lo si comincerà a capire martedì prossimo, quando i parlamentari campani grillini, insieme ai consiglieri regionali, si ritroveranno a Roma per un vertice sul tema.

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