Con i soldati italiani in Libia il M5s conoscerà la dura realtà internazionale

Daniele Raineri

I grillini attaccano da sempre le missioni militari dell’Italia e la Nato. Ora vogliono una missione militare molto ambiziosa e con forze Nato

Due cose sappiamo della possibile missione militare dell’Italia in Libia, che attende soltanto la fine della conferenza di Berlino di domenica prossima per diventare un piano d’azione reale. La prima è che sarà una missione delle Nazioni Unite. La seconda è che i soldati italiani saranno assieme ad altre forze militari di paesi Nato. E tutte le dichiarazioni fatte dai Cinque stelle per anni contro le missioni militari dell’Italia all’estero? E tutte le accuse dei grillini contro la Nato? La missione militare dell’Italia in Libia, se mai avverrà, sarà anche una collisione spettacolare e prevedibile tra il governo a maggioranza grillina e la realtà internazionale. Per anni, quando erano liberi dalla responsabilità di guidare un paese, i politici del M5s hanno fatto dichiarazioni contro l’Alleanza atlantica e contro gli impegni militari all’estero. Nell’aprile del 2017, poco prima del trionfo alle elezioni, Alessandro Di Battista accanto a Manlio Di Stefano, che oggi è sottosegretario alla Farnesina, annunciava: “Se andiamo al governo ci ritireremo dall’Afghanistan. Prendeteci sul serio”. Se si vanno a spulciare le dichiarazioni e i post del Blog delle stelle la posizione del partito è chiara: le missioni militari sono un abominio incostituzionale perché “l’Italia ripudia la guerra” (art. 11 della Costituzione) e la Nato è un’imposizione del Sistema internazionale che rende i soldati italiani poco più che utili idioti per disegni imperialisti decisi altrove. Oggi, come se tutte quelle parole non fossero mai state scritte e dette, i grillini di governo sono sul punto di autorizzare una missione militare in Libia e chiedono rinforzi ad altri paesi Nato. Si tenta di farla passare per un’altra cosa, si citano il “modello Libano” e le Nazioni Unite e l’autorizzazione da parte dei libici, ma di fatto soldati italiani staranno in basi militari in Libia. 

 

 

Non si capisce bene perché, dal punto di vista formale, l’operazione in Libia sarebbe molto diversa da quella in Afghanistan. I soldati italiani sono in Afghanistan (ancora laggiù? Ma non dovevano essere ritirati nel 2017?) nell’ambito della missione Resolute Support della Nato, autorizzata da un accordo con il governo afghano che è stato adottato all’unanimità dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione 2189 nel 2014. Le truppe italiane, che al momento sono il terzo contingente per grandezza, non hanno ruoli di combattimento. Un discorso simile può essere fatto per i soldati italiani in Iraq. C’è stata una richiesta di soccorso da parte del governo iracheno alle Nazioni Unite – durante gli anni della guerra contro lo Stato islamico – e gli italiani hanno risposto sulla base della carta dell’Onu e di due risoluzioni sempre dell’Onu. Eppure quando le missioni militari erano decise da altri governi suonavano sempre come complotti di guerrafondai alle orecchie dei puri. Sembrano passati secoli. 

 

 

Sì, questo articolo appartiene a un genere narrativo consolidato e anche un po’ logoro: “I grillini avevano detto che… e invece!”. Epperò questa volta si parla di una missione militare ambiziosa all’estero e di Nato, quindi vale la pena fare queste annotazioni. Tanto per chiudere anche questo capitolo. Il governo italiano ha realizzato che le formule vuote come “ci vuole il dialogo” – ascoltate per molti mesi – non hanno speranza di riportare un minimo di stabilità in Libia. Per fermare la guerra civile in un paese vicino che ci interessa moltissimo, per tanti motivi, si prepara a un intervento. La Libia è un paese arabo ricchissimo di gas e di greggio (gas e greggio di solito sono tirati fuori come i veri motivi di qualsiasi missione militare) eppure, una volta tanto, i tamburi della propaganda populista tacciono. Dev’essere un attacco di timidezza.

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  • Daniele Raineri
  • Di Genova. Nella redazione del Foglio mi occupo soprattutto delle notizie dall'estero. Sono stato corrispondente dal Cairo e da New York. Ho lavorato in Iraq, Siria e altri paesi. Ho studiato arabo in Yemen. Sono stato giornalista embedded con i soldati americani, con l'esercito iracheno, con i paracadutisti italiani e con i ribelli siriani durante la rivoluzione. Segui la pagina Facebook (https://www.facebook.com/news.danieleraineri/)