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Il problema dell’Italia non è più come cambiare la manovra ma come cambiare il governo

Il gran partito del pil ricorda che è arrivato il momento di mettere un punto, di andare alle elezioni e di provare con altro

Claudio Cerasa

Email:

cerasa@ilfoglio.it

4 Dicembre 2018 alle 06:16

Il problema dell’Italia non è più come cambiare la manovra ma come cambiare il governo

Di Maio, Salvini e Conte in Parlamento (foto LaPresse)

I tremila imprenditori in rappresentanza di tre milioni di imprese e del sessantacinque per cento del pil italiano (dicasi sessantacinque) che si sono riuniti ieri alle Ogr di Torino per manifestare il proprio dissenso contro la cultura della decrescita veicolata dagli irresponsabili del cambiamento a colpi di immobilismo sulle infrastrutture hanno avuto il merito di far squillare un messaggio che dovrebbe accompagnare ogni valutazione relativa al futuro della legge di Stabilità. Un messaggio che potremmo sintetizzare nello spazio di un...

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  • BORETTA

    04 Dicembre 2018 - 18:06

    Dottor Cerasa l'ho ascoltata un attimo quando stava suggerendo qualche consiglio per un futuro Governo , forse PD-Stelle (terribile prospettiva). Perchè voi sostenitori della sinistra vi infilate sempre nel discorso della immigrazione? Non avete ancora capito che questo argomento è un tabù e che vi impedisce di guadagnare anche un solo voto pur nella prossima sicura situazione disastrata che il Governo ci sta confezionando? Non si può parlare di CORDA a casa dell'impiccato.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    04 Dicembre 2018 - 18:06

    Caro Direttore . Un bel Tagadà, Ma quando il minestrone è venuto male, immangiabile, non c'è Escoffier che tenga, se sei obbligato ad usare gli stessi ingredienti e la stessa procedura di confezionamento e cottura. Sturm und Drang? Ok. Il superuomo non c'è. Anzi non lo vuole nessuno. Tutti gli ingredienti, nessuno escluso, lo rifiutano. Che fare?, direbbe Lenin.

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  • franco.malandra

    04 Dicembre 2018 - 13:01

    Caro Claudio ottimismo, Spread alto, PIL negativo (speriamo segno meno anche quarto trimestre), disoccupazione che risale, manca solo uscita dall euro e si realizza il 100% della volontà espressa dalla maggioranza degli italiani il 4 marzo (ma anche a Dicembre 2016). Temo che fino a quando le agenzie di rating ci tengono a galla per la teoria che la pecora (italia) va tosata senza farla morire di freddo (=mantenere spread intorno a 300). Da qui mio suggerimento investire in titoli stato italiani che sono sicuri anche per la teoria del convento povero e dei frati ricchi (gli italiani ). Cordiali saluti Franco

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  • Giovanni Attinà

    04 Dicembre 2018 - 13:01

    Sinceramente l'ottimismo de"Il Foglio" sul cosiddetto partito del pil non lo capisco. Non è con le adunate che si risolvono i problemi , ma con idee e programmi che non vedo, sinceramente. Fermo restando che , se fosse dipeso da me il governo gialloverde non sarebbe mai nato. C'è da dire, però, che anche le forze di minoranza e il partito del pil si limitano alle parole, senza fatti concreti. Debbo poi protestare perché il mio precedente commento non è stato inserito, anche se non mi apre proprio che offendesse qualcuno: dipingeva, dal mio punto di vista, la realtà italica attuale.

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