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Occhio al partito del Pirl

Perché gli imprenditori non devono abboccare ai caffè amari di Salvini

8 Dicembre 2018 alle 06:14

Occhio al partito del Pirl

Foto LaPresse

Il “partito del pil” s’è desto da un pezzo, e per fortuna. Speriamo che da quella massa di imprenditori preoccupati per la decrescita economica prodotta dal governo Lega-M5s, da Milano a Torino a Roma, non nasca il “partito del Pirl”. Ovvero quello di chi è ingenuamente disposto a firmare un patto con Matteo Salvini solo perché, dopo averli insultati considerandoli irrilevanti ai fini del suo consenso elettorale, promette loro di rimediare in qualche modo. Domenica il Truce vedrà i presidenti di Confindustria, Confcommercio, Cna, Ance, Confagricoltura, Confapi, Legacoop, Confcooperative, Associazione generale delle cooperative italiane, ovvero le associazioni che rappresentano in parte gli imprenditori d’Italia (ma dovrebbero andarci molti altri, piccoli e piccolissimi). Salvini dice di rinunciare a una giornata di riposo per accoglierli con un caffè. Ci mancherebbe: hanno manifestato in piazza a Torino ed espresso dissenso alla politica economica del governo con crescente allarme.

  

“Miracoli non ne faccio – dice Salvini – ma, senza lodarsi, penso che sia più evidente quello che abbiamo fatto noi in sei mesi che altri in sei anni”. Di certo Salvini ha ragione, è evidente, e per questo è meglio che gli imprenditori non credano a offerte minimal, come promesse di sgravi futuri o flat tax a scomparsa. Quello che “abbiamo fatto” è: i consumatori hanno rinviato gli acquisti, calano il fatturato delle aziende di servizi e la produzione industriale, il sussulto del mercato immobiliare s’è strozzato, le banche chiedono il rientro dagli affidamenti alle imprese, la disoccupazione è tornata sopra alla soglia psicologica del 10 per cento, gli investitori si allontanano, il pil arretra, ed è possibile una recessione. Salvini può dire di non c’entrare nulla con l’emendamento del governo che tassa le utilitarie per incentivare le auto ecologiche o con un altro emendamento alla legge di Bilancio che proporrebbe di bloccare le estrazioni di idrocarburi definendole non strategiche, né utili. Può dire che la colpa è del M5s, ma non è credibile: in un governo di coalizione la Lega è responsabile della gelata economica. Gli imprenditori non facciano sconti per un caffè al Viminale. Please, non fate i pirl…

Redazione

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    11 Dicembre 2018 - 03:03

    Neanche Graziano Delrio, capogruppo PD alla Camera, nella sua dichiarazione di voto sulla manovra, oggi pomeriggio, ha sostenuto in toto le tesi di questo articolo. Anzi ha concesso, con rara onestà intellettuale, che esistono cause legate al rallentamento dell'economia mondiale. Cosa che qui non viene neanche presa in considerazione. Questo per notare a che livelli di opposizione si caratterizza la linea di questo giornale

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