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La riscossa della ragione

Il “partito del pil” come risveglio delle coscienze di chi immagina un’Italia lontana dai populismi

6 Dicembre 2018 alle 06:00

Oltre Torino. Perché la datadi scadenza del governo è legata a un tema: il lavoro

La manifestazione a Torino. Foto LaPresse

Al direttore - Le piazze virtuali sono state il brodo di coltura del virus del populismo e della scellerata decrescita felice. Un germe temibilissimo perché ha cambiato in profondità lo scenario politico italiano, il contesto delle relazioni internazionali, la stessa idea di Europa dei padri fondatori. Le piazze reali, quella di Torino come quelle di Roma e Milano, oltre a essere la risposta civica e di buon senso ai disastrosi atti del governo, possono rappresentare l’innesco per una auspicabile riscossa della ragione. Le armi della politica tradizionale non sono sufficienti: bisogna avere l’onestà intellettuale di riconoscerlo. Specie se, intorno al governo, si stesse formando una specie di blocco sociale nuovo, trasversale, ma stabile nelle sue differenze. In un paese in cui assistiamo a inaudite espressioni di violenza verbale anche nei confronti di nostre connazionali impegnate in attività umanitarie all’estero, occorrerebbe ridefinire l’offerta politica, proprio in relazione alle caratteristiche di questo “blocco del rancore sociale” che si sta coagulando intorno all’esecutivo gialloverde.

 

I conti, in politica come nella vita, si fanno con la realtà e le forze che hanno siglato il contratto di governo, non avevano probabilmente previsto che sarebbero state chiamate a rispondere ‘insieme’ delle loro insostenibili e contradditorie promesse elettorali. Il combinato disposto di una manovra assistenzialista – che viene dopo una serie di misure contro le imprese e lo sviluppo – e del blocco delle grandi opere, prima ancora che fermare la crescita, ha da un lato bloccato la speranza (di qui il calo dei consumi e la stasi delle imprese negli investimenti), dall’altro ha acceso la miccia di una protesta civile tendenzialmente trasversale e non antipolitica. La riscossa è partita dal mondo del lavoro, delle imprese, delle professioni e dalla società civile: il risveglio del cosiddetto “partito del pil” è una buona notizia ed è indicativo del sentimento profondo che accomuna la parte più dinamica e libera della nazione. Il governo populista, che si proponeva di rimettere in sintonia la politica con il paese reale, sta invece entrando in conflitto con le avanguardie produttive della società. Doveva accadere. Anche perché l’esecutivo italiano ha lanciato tutti segnali in controtendenza, innestando la retromarcia sulla strada dello sviluppo e riportando indietro le lancette della storia. Per questo la mobilitazione civile innescata dalle piazze di Torino, Roma, Milano potrebbe espandersi anche nel Mezzogiorno, non appena le illusioni di ‘cittadinanza’ si saranno sciolte come neve al sole: la consapevolezza che non ci può essere crescita se non si investe sulle grandi opere, che non c’è lavoro se non si cantierizzano le infrastrutture, che non c’è futuro se ci si isola dall’Europa, che non si creano prosperità e sviluppo se si dice no a tutto, potrebbe farsi largo nell’intero paese.

 

Viva il popolo che si ribella ai populisti

I risparmiatori sfiduciano il governo. La ricchezza finanziaria crolla di 140 miliardi. Ma la rivolta che può più far male a Salvini e Di Maio viene da nord. Dopo Torino, il partito del pil si mobilita nel nord-est e va in piazza il 13/12. Il Ven(e)to è cambiato?

 

Il ruolo delle piazze

E in effetti in Italia sta cambiando il sentiment, perché un numero sempre maggiore di persone comprende che senza l’ossigeno della fiducia il sistema rischia l’asfissia e la paralisi. Il “partito del pil” può rappresentare il risveglio delle coscienze di chi immagina un’Italia lontana dai populismi e dai sovranismi. Una protesta propositiva e senza rancori ideologici è un propellente utile per ridare credibilità al paese. Nella consapevolezza, che è ovviamente anche la nostra, che lo spettro della recessione non si combatte con la regressione. La politica ha il dovere di dare risposte efficaci a questa protesta, aggiornando schemi un po’ logori, e anche l’Altra Italia, di cui spesso parliamo, non vuole essere una sommatoria di sigle. Forza Italia, che è stato il movimento che più di altri ha intercettato le aspettative del ceto medio e del partito del pil, deve cogliere l’opportunità di innovare la propria offerta politica. Non basta l’opposizione che facciamo con passione in Parlamento: ne siamo consapevoli. Occorre sforzarsi di interpretare i bisogni e le paure delle persone; occorre mettersi in ascolto di quel silenzioso sconcerto che si sta diffondendo nel paese. Allo stesso tempo quelle piazze devono comprendere che mobilitarsi senza bandiere di partito ha sicuramente un valore nel breve e per specifiche issues, ma, nel medio-lungo periodo, occorre una interlocuzione con il sistema politico e con le istituzioni. Di queste ultime non si può fare a meno perché, pur con tutte le difficoltà derivanti dalla loro parziale perdita di sovranità, è nel Parlamento come nel governo del paese che si decide il futuro. Fermarsi alla propaganda, delegittimare i presìdi democratici, è facile ma può avere effetti deleteri, come la fiera dell’incompetenza, cui assistiamo ormai da mesi, elevata al rango di valore sociale e spesso pure a quello di “ministro”.

Se buona politica e piazze reali cose sapranno incontrarsi – ed è ovvio che per farlo la politica dovrà trovare formule nuove e Forza Italia è pronta a fare la sua parte – la riscossa della ragione contro l’incompetenza al potere, sarà cominciata davvero.

 

*Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera

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Commenti all'articolo

  • stearm

    06 Dicembre 2018 - 11:11

    Cara Gelmini, il partito del PIL purtroppo è diviso tra Forza Italia e una parte ormai marginale del PD. Non sarebbe il caso di sotterrare l'ascia di Guerra ideologica e formare una nuova entità politica. Mettetevi ad un tavolo con Renzi, vedrei bene come candidato premier la Carfagna.

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