In ricordo di Anna Bravo

Adriano Sofri

Qualche stralcio dalle interviste bellissime della storica torinese morta nella notte fra sabato e domenica

Anna Bravo è morta a Torino nella notte fra sabato e domenica. E’ stata una militante politica, una studiosa di storia, e una persona davvero generosa. Si è occupata, per il presente e per il passato, degli argomenti più capaci di mettere alla prova le convinzioni e i sentimenti suoi e delle persone a lei vicine, di ambienti e luoghi diversi. Ha saputo contraddire loro e contraddirsi, e sempre conservare una intelligenza affettuosa degli altri, senza attenuare critica e dissenso. Si era occupata della guerra, del nazismo, del fascismo. Della Resistenza armata e di quella disarmata, equivocamente detta “passiva”, e della parte delle donne in ciascuna di queste circostanze. Del ’68 e della sua continuazione, della freschezza e delle ricadute, della attrazione per la violenza, del leaderismo e del virilismo. Ha sempre raccontato quanto tempo e anche quanto dispiacere le fosse costato superare pregiudizi o fedeltà che erano stati suoi, e questo rendeva più limpidi i risultati delle sue ricerche, e più profonda e disarmata la reazione di chi ne veniva messo in discussione: i vecchi partigiani nella cui amicizia e ammirazione era cresciuta, i militanti coetanei dei quali aveva condiviso l’impegno. In rete si ritrovano da ieri brani di sue interviste bellissime. Per esempio sulle “storie del sangue risparmiato”: “Tra gli storici c’è un’implicita accettazione dell’idea che siano la violenza e la guerra che fanno la storia. In realtà, come diceva Gandhi, se fosse stata egemone la guerra noi non saremmo vivi. Quindi, la domanda vera, anche da una prospettiva storiografica, è chi abbia risparmiato il sangue nelle grandi vicende storiche e come abbia fatto” (Gli Asini).

 

Per esempio su promesse e rischi del #Metoo: “Ho due sogni privati. Il primo è vedere una ragazza che, insidiata, minaccia il suo molestatore: ti do un pugno se non la smetti. L’altro sogno è vedere al contrario una ragazza che per suo calcolo accetta, e poi con sana sfacciataggine rivendica: l’ho fatto, e allora? Oggi la religione del politicamente corretto uccide questa libertà” (Micromega). Per esempio, sulle gerarchie tradizionali dei valori: combattente, patriota, benemerito: “Certo, i soccorritori disarmati non ‘vincono la guerra’. ‘Funzionano’ su un altro piano: non consentire che i nazisti si impadroniscano di migliaia di giovani per avviarli ai lager o all’esecuzione – è questo il loro campo d’onore. Alcuni dei soccorritori – donne, uomini, contadini, operai, ceto medio, alcuni aristocratici, religiosi e religiose – pagheranno con la vita, come si erano affrettati a sancire una legge di Salò e un decreto tedesco. Non avrebbero meritato i più alti riconoscimenti?” (Azione nonviolenta). Altri, su questo giornale, vorranno ricordare la bella libertà di pensieri e parole con la quale Anna B. trattò l’aborto. Suggerisco su tutta la sua vita e la sua opera una ricerca nel sito della rivista forlivese (ma planetaria) Una città, e in quello della Fondazione Alexander Langer. E, per i meno specialisti, la lettura di libri come “A colpi di cuore. Storie del sessantotto”, 2008, e, vivacissimo e rivelatore, “Il fotoromanzo”, 2003.

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