Storia di una donna imprigionata per il suo impegno politico

Adriano Sofri

Khalida Messaoudi è stata una combattente intrepida per i diritti delle donne e dei cittadini in Algeria. Ora è in prigione, ma la “dilapidazione di denaro pubblico” per cui è perseguita non ha alcuna prova

Khalida Toumi, col suo cognome d’origine, conosciuta prima col cognome da sposata, Khalida Messaoudi, matematica di formazione, 61 anni, è stata una combattente intrepida per i diritti delle donne e dei cittadini in Algeria, condannata a morte da due fatwe, braccata e ferita, negli anni terribili in cui il terrore islamista costò al paese centomila morti, quando l’occidente e il mondo non vollero vedere che minaccia costituisse il jihadismo fondamentalista. Parlamentare e ministro della cultura, prima donna a coprire quella carica, si batté per una riforma dell’istruzione che, con la riforma del codice di famiglia, difendeva come lo strumento principale per la libertà civile del paese. Cabila lei stessa, ruppe per questo anche con il suo partito, e infine dal 2014 anche col governo. (In Italia sono usciti libri suoi e su lei, e le fu assegnato il Premio internazionale Alexander Langer).La sua indipendenza e il suo prestigio internazionale le hanno procurato una crescente solitudine politica, premessa di un plateale attacco giudiziario. Alla fine di ottobre, è stata interrogata per tre giorni dai servizi di lotta contro la corruzione sulla sua gestione del Ministero della Cultura, dal 2002 al 2014. Khalida ha tranquillamente dimostrato che gli ispettori del Ministero delle Finanze avevano verificato la sua gestione alla fine di ogni anno finanziario, e le avevano sempre rilasciato l’attestazione della regolarità. Il 4 novembre, i due funzionari del servizio che l’avevano interrogata l’hanno prelevata in casa per condurla dal giudice istruttore presso la corte suprema. Ore prima che il giudice iniziasse l’interrogatorio, la voce dell’incarcerazione di Khalida si era diffusa in tutta Algeri. Una rete tv, EL Nahar, vicina al potere, aveva annunciato l’imputazione e l’incarcerazione nella prigione di EL Harrach di Khalida. Numerosi avvocati hanno spontaneamente informato il procuratore della Repubblica presso la corte suprema di volersi costituire a difesa di Khalida. Tutti hanno costatato che il fascicolo di Khalida è “vuoto” e che la “dilapidazione di denaro pubblico” per cui è perseguita non ha alcuna prova. “Un fascicolo vuoto”, come ha dichiarato l’avvocato penalista Brahimi Miloud. Khalida affronta la terza settimana in prigione. Per chiunque abbia militato e lavorato con lei, questa imputazione infamante è solo la sanzione che le viene inflitta per il suo impegno politico.

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