Osservare Taranto attraverso gli occhi di Alessandro Leogrande

Adriano Sofri

A due anni dalla scomparsa, la città rende omaggio al suo intellettuale. Una lettera inedita

Ieri la città di Taranto ha intitolato ad Alessandro Leogrande la passeggiata lungo il Mar Grande, a due anni dalla morte improvvisa, quando aveva 40 anni. C’era già una strada a Tirana intitolata a lui. Sono molte le occasioni in cui viene ricordato. Giovanni Accardo ha curato una scelta di scritti di Alex Langer e Leogrande col titolo di “Scritti sull’Albania”, appena uscita per Alpha Beta. Da Feltrinelli era uscita un anno fa, a cura di Salvatore Romeo, la raccolta “Dalle macerie. Cronache sul fronte meridionale”, in cui soprattutto colpiscono le pagine su Cito (“Quasi un’ossessione per lui”, ha scritto Corrado Stajano), un fenomeno cui si guardò dal resto d’Italia con disgusto e divertimento, come al caso di un fondo di provincia grottesco e imbarazzante, ed era un formidabile antefatto del punto cui siamo arrivati. I libri sono introdotti da Goffredo Fofi, che di Leogrande fu maestro e si rivendica allievo. Ho letto ricordi belli fra i tanti su Internazionale, su Doppiozero, e naturalmente a Radio 3, di cui Leogrande fu collaboratore principale e versatile. Voglio salutare la mamma di Alessandro, Maria, con qualche riga della prima lettera che lui mi scrisse, nel 2003: “Anche se non ci conosciamo, avevo voglia di scriverti… Sono tarantino. E anche per me, le lotte dell’Ilva, il mondo dei vicoli della città vecchia e lo stridore evidente di una città ancora oggi divisa in classi hanno formato la mia indignazione morale, molto chiara, che poi si è fatta attività politica negli anni in cui Taranto piombava nel buio: privatizzazione dell’Ilva, guerre di mafia, elezione plebiscitaria di Cito, violenze delle sue squadracce. Da dove ricominciare? Come capirà la città, che relazione avere con i suoi margini? Come fare di tutto questo attività concreta? 

 

Queste domande hanno affollato le nostre assemblee un decennio fa. E tre anni fa ho scritto un libro che vorrei regalarti: è su Taranto, sulla città che cambia. Si chiama ‘Un mare nascosto’ (il primo riferimento è al Mar Piccolo, vietato per buona parte alla città dalle servitù militari…).

 

La città oggi è cambiata in un modo forse inimmaginabile qualche decennio fa. Nel libro c’è questo e c’è dell’altro, è un regalo…”.

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